Commento al Vangelo
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La pienezza di Pasqua

Domenica 19 maggio, Solennità della Pentecoste. Atti 2,1-11: «Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste,…».

Parole chiave: Vangelo (502)

Per celebrare in modo fruttuoso gli eventi della nostra salvezza tutti convergenti nella Pasqua del nostro Signore e Redentore Gesù Cristo, la Chiesa ce li offre a meditare e a vivere lungo tutto un anno, l’Anno Liturgico: che inizia con la prima Domenica di Avvento e termina con la XXXIV domenica del Tempo Ordinario. In tutto l’Anno Liturgico e in ogni festa, comprese le feste di Maria Madre di Dio, dei Santi e della Commemorazione dei defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore. Perché si celebra solo la Pasqua? Perché la Pasqua è la fonte e il culmine della nostra salvezza. Tutto scaturisce da essa e tutto deve condurci per vivere di essa, della Morte e Risurrezione del Signore. Nessuna festa fa eccezione, tanto meno la Festa della Pentecoste, anche se, talora, chiamandola festa dello Spirito Santo, potrebbe indurci a pensarla «altra» rispetto alla Pasqua del Signore. Ma se ci riflettiamo bene e cogliamo la festa della Pentecoste nel suo significato più profondo non è così. Infatti cosa significa «Pentecoste»? Significa cinquanta giorni, cinquanta giorni dalla celebrazione della Pasqua o, meglio, cinquantesimo giorno dell’unica festa di Pasqua, nella quale l’unica opera di salvezza compiuta dall’Uomo e Figlio di Dio, Gesù di Nazareth, giunge a maturazione per l’intervento dello Spirito Santo. Pasqua e Pentecoste sono la stessa festa su un’estensione di cinquanta giorni. Pentecoste è Pasqua che dà il suo frutto, lo Spirito, pertanto questa solennità si potrebbe ben definire come «la capitale delle feste».

Tuttavia, pur trattandosi sempre della celebrazione della Pasqua del suo Signore, in ogni festa la Chiesa ne coglie un particolare aspetto e ce lo presenta perché se ne arricchisca la nostra vita di credenti in Cristo. Ebbene, quale aspetto dell’opera di redenzione compiuta da Gesù con la sua morte e risurrezione, viene sottolineato con la celebrazione della Pentecoste? E’ l’aspetto più importante perché riguarda la possibilità data a noi di partecipare e vivere la Pasqua. Se guardiamo alla Pentecoste come parte del disegno di salvezza del Dio Trinità sull’umanità, potremmo dire che, se il Padre concepisce e lancia il suo disegno d’amore e il Figlio viene ad annunciarlo con parole umane, con una vita e una morte d’uomo, lo Spirito Santo è colui che ci comunica questo amore e ci dà la forza di viverlo amando con lo stesso amore con il quale Dio ci ha ama.

Se fermiamo il nostro sguardo sulla Comunità dei credenti, nata dall’annuncio della Morte e dalla proclamazione della Resurrezione del Signore, potremmo dire che, se Gesù fonda la Chiesa, è lo Spirito che la anima; se Gesù lancia la missione, è lo Spirito che la mantiene autentica; se Gesù istituisce i sacramenti, è lo Spirito che ce li fa vivere; se Gesù parla, è lo Spirito che ci fa comprendere la parola. In sintesi, è lo Spirito Santo colui che nell’«oggi» della storia rende possibile agli uomini abbeverarsi all’acqua che disseta ogni nostro desiderio di sapere e di saziarsi dell’unico pane capace di darci la «vita dell’Eterno Dio», Padre, Figlio e Spirito Santo. Potremmo dire, quindi, che è lo Spirito Santo che mantiene «viva» la Chiesa. A questo punto si comprendono bene queste parole del patriarca ortodosso Atenagora: «Senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, Cristo resta nel passato, il vangelo è una lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità un potere, la missione una propaganda, il culto un ricordo, e l’agire cristiano una morale di schiavi».

Viviamo allora questo giorno della Pentecoste e, se possibile, ogni giorno invocando lo Spirito Santo come ci suggerisce il versetto alleluiatico della Messa di oggi: «Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli [dal Papa all’ultimo battezzato] e accendi in essi il fuoco del tuo amore».  Oltre che invocare dobbiamo anche ascoltare lo Spirito Santo, come ci suggerisce di fare Papa Francesco, perché è Lui che ci dà pace, serenità, gioia assicurandoci «che Dio è amore, che Dio ci aspetta, che Dio è Padre, ci ama come vero Papà, ci ama veramente. Sentiamo lo Spirito Santo, ascoltiamo lo Spirito Santo e andiamo avanti per questa strada dell’amore, della misericordia e del perdono» (Udienza di mercoledì 8 maggio).

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