Commento al Vangelo
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Lasciamoci portare da Gesù

10 agosto, 19ª Domenica del Tempo ordinario. «Comandami di venire verso di te sulle acque».

Parole chiave: Vangelo (501)

Nella liturgia di domenica scorsa abbiamo riflettuto sulla moltiplicazione dei pani; i discepoli giunti a sera si resero conto che non avevano di che sfamare la gente, e Gesù spinto dall’amore dà loro da mangiare pane e pesce. Quelli che avevano mangiato, come rileva il testo, erano circa cinquemila senza contare donne e bambini. Sicuramente vi era entusiasmo, vi era gioia in quel luogo dopo aver mangiato, ma Gesù, immediatamente dà ai discepoli l’ordine di salire sulla barca e aspettarlo dall’altra parte della riva. Perché questo? Sembra un comando che esige un certo equilibrio interiore,  sia per i discepoli sia per la folla. 

Gesù esce dal frastuono e si mette a pregare.

Cogliamo subito il parallelo con la prima lettura tratta dal libro dei Re. Elia in peda perseguitato a morte dalla regina Gezabele perche lottava contro gli idoli pagani, scappa e fugge nel deserto e si rifugia in una caverna, ma ecco che il Signore lo invita a ritornare sui suoi passi, di fermarsi alla sua presenza. E ritorniamo al Vangelo dove Gesù induce i discepoli  a salire sulla barca. Gesù prega, sembra voler preparare il terreno, la sua preghiera diventa lo sfondo dell’incontro che avverrà in seguito coi discepoli. La barca dei discepoli era ormai lontana dalla riva e un vento si abbattè su loro da spaventarli tremendamente. Ma Gesù non li lascia soli, e si incammina verso di loro, camminando sul mare, cammina su ciò che minaccia i suoi discepoli.  La reazione dei suoi è quella del turbamento, dell’essere sconvolti da quel fantasma.

In effetti qui i discepoli sono impauriti sia dalla burrasca, sia dalla presenza di Gesù preso come un fantasma. La sua assenza rende i discepoli spaventati, paurosi incapaci di gestire quella situazione. Gesù coglie il loro stato d’animo e li invita ad avere coraggio, ma il coraggio non è un dire qualsiasi ma una parola che si rafforza quando Gesù dice: sono io. Qui possiamo chiaramente cogliere un’esortazione alla speranza a una fiducia fondata sulla presenza salvifica di Cristo. Pietro prende la parola e chiede al Signore di camminare sulle acque, Gesù accoglie l’invito. Quando gli occhi sono fissi in Lui, Pietro cammina senza timore, ma quando si lascia spaventare dal vento, si blocca fino ad affondare. La paura blocca, spaventa e diventa pericolosa. Pietro grida aiuto e Gesù prontamente stende la mano e lo afferra. A Pietro è capitato quello che spesso capita anche a noi: dubitare della sua presenza salvifica. Tale mancanza di fede è però contraria alla libertà di Dio che rende liberi.

Gesù sale sulla barca e il vento cessa. I discepoli sono storditi dall’accaduto ma coscienti della loro professione di fede: Tu sei veramente figlio di Dio. Dalla paura alla fiducia, dal tormento alla calma. Dal dubbio all’affidamento. Solo la presenza di Cristo ristabilisce il gruppo dei discepoli e insieme  si superano paure e dubbi. 

Come Pietro, tante volte noi imploriamo l’aiuto e gridiamo: Signore, salvami! Ma, in questa preghiera, manca la vera fiducia, per cui Gesù ci rimprovera: Uomo di poca fede, perché hai dubitato? Anche a noi oggi dice: coraggio, sono io non temere, ho dato la mia vita per te. Ci tengo a te. Lasciamoci portare, fidiamoci e affidiamoci a lui.

Suor Tiziana Chiara

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