Commento al Vangelo
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Lo sguardo

Domenica 16 giugno, XI del Tempo Ordinario. Dal Vangelo secondo Luca (7,36 -8,3): «Sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdono poco, ama poco»

Parole chiave: Vangelo (501)

Il brano di vangelo di questa domenica è proprio solo dell’evangelista Luca; i brani simili che si leggono negli altri evangelisti non sono da confondersi con questo, perché hanno un diverso significato. 

Il brano di Luca ci narra che Gesù va a pranzo nella casa di un fariseo che lo aveva invitato. Durante il pranzo, una donna, una peccatrice di quella città, irrompe nella sala del convito e si mette a lavare i piedi di Gesù, li asciuga con i capelli e li profuma. Alla mormorazione inespressa del fariseo che lo aveva invitato, Gesù risponde con una parabola invitando il fariseo a «vedere» quella donna con uno sguardo nuovo, diverso da quello con cui la sta guardando. Altre parole Gesù rivolge alla donna e ai presenti perché «vedano» i peccatori come li vede Dio, di cui Lui è il Profeta. A questo proposito ricordiamo l’esclamazione di lode uscita da quanti avevano visto il segno compiuto da Gesù richiamando in vita il figlio della vedova di Nain e la domanda che, nel racconto di oggi, si pongono gli altri commensali del banchetto offerto dal fariseo Simone.

Perché ho titolato questo commento «lo sguardo»? Perché a me sembra che sia l’elemento che accomuna i protagonisti del brano: Gesù, il fariseo Simone, la donna peccatrice, gli altri commensali. Certo sono sguardi molto diversi tra loro, ma sempre di sguardo si tratta. Parto dall’anonima donna peccatrice. Luca non ci dice che abbia guardato in modo particolare né Gesù, né gli altri invitati, quando ha fatto irruzione nella sala del banchetto. Anzi, pare che non abbia rivolto il suo sguardo al Maestro neanche mentre gli lavava i piedi, glieli asciugava e li profumava. Perché allora possiamo supporre che abbia guardato Gesù? Perché quella di averlo visto (guardato) è il minimo di conoscenza che si possa avere di una persona. E la donna certamente aveva «visto» il Maestro perché, saputo che era nella casa di Simone fariseo, corre a manifestargli attraverso gesti «arditi» il suo amore. Osa entrare in quella casa nella quale sapeva con certezza di non essere ben vista, rischiando addirittura di essere cacciata, evidentemente perché aveva compreso, in qualche modo, che Gesù di Nazareth le voleva bene e che mai e poi mai l’avrebbe respinta.

Lo sguardo di Gesù, nei confronti della peccatrice, è uno sguardo che dice accoglienza, abbraccio e fiducia e, permettendo alla donna di fare quello che fa, ne è una dimostrazione. Inoltre, andando dritto al cuore della peccatrice, Gesù scopre in esso una potenzialità di amore che il suo perdono porterà al massimo. Come vede il cuore della donna, Gesù vede anche il cuore di Simone. Dopo aver capito quale pensiero passasse per la sua mente, lo invita a riflettere, quasi lo «chiama» a convertirsi, ad andare oltre le apparenze e a chiedersi se il suo rapporto con Dio sia impostato bene. In una parola, se può vantare davanti a Dio l’osservanza della legge e di tutte le prescrizioni, come certezza di essere salvo proprio per quelle sue buone opere. Tanto è vero che Simone guarda con disprezzo la donna e dubita della autorevolezza profetica del Maestro perché la donna è peccatrice e Gesù si lascia toccare da lei divenendo impuro di fronte alla Legge. C’è poi lo sguardo dei commensali. Anche se non sembrano aprirsi alla fede in Gesù, però si interrogano su chi sia davvero perché «perdona anche i peccati».

Dall’insieme della pagina del vangelo ci viene trasmesso con chiarezza che il rapporto con Dio non può che essere un rapporto di amore e, pertanto, di «gratuità». Prima la gratuità dell’amore di Dio nei nostri confronti e poi la nostra gratitudine nei confronti di Dio. Perché, ad esempio, non pensare che la donna peccatrice del brano evangelico non sia andata da Gesù per ringraziarlo della certezza, che le aveva fatto sgorgare nel cuore (il modo noi non lo conosciamo), di donna amata da Dio? Nell’amore, infatti, Dio è sempre il primo. San Paolo nella lettera ai Romani ci dice che Dio dimostra il suo grande amore per noi, perché ci ha amati mentre noi eravamo peccatori! E Gesù è morto proprio per testimoniarci questo amore gratuito di Dio.

Da questo brano di Vangelo possiamo cogliere almeno due messaggi. Primo: essere convinti che lo «sguardo» di Dio su di noi è sempre uno sguardo di amore, anche mentre siamo peccatori. Dio ci ama e ci chiede di accogliere il suo amore che ci rende capaci di amarlo a nostra volta. (Bello! Che fiducia dovremmo avere!). Secondo messaggio: anche noi dobbiamo avere nei confronti degli altri, anche se peccatori, lo stesso sguardo che Gesù ha su di noi: uno sguardo di amore, di tenerezza, di comprensione, di perdono, di fiducia, di misericordia,… E’ il primo atto di carità che dobbiamo a tutti. Ciò che Dio ha donato a noi, noi lo doniamo ai fratelli e alle sorelle, soprattutto quando, secondo noi, si sono smarriti andando fuori strada. La Chiesa tutta e ogni cristiano è nel mondo per dire a tutti, senza distinzione, che Dio li ama e che Gesù Crocifisso e Risorto ne è il segno concreto. Lo siamo? Lo sono?

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