Commento al Vangelo
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Non è facile fidarsi di una stella

Domenica 5 gennaio - II Domenica dopo Natale. « Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Lunedì 6 gennaio - Epifania del Signore. «Dov’èil re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella e siamo venuti ad adorarlo»

Parole chiave: Vangelo (501)

I racconti evangelici dell’infanzia di Gesù ci trascinano in un continuo percorso notturno. E ci parlano di sogni, di stelle, di viaggi nella notte. I sapienti Re Magi dall’Oriente si misero in umile ricerca e camminarono dietro una stella. Scelsero di seguirla. E trovarono la sapienza in un bambino avvolto in fasce, deposto in una mangiatoia.

Non è facile fidarsi di una stella. Di una tenue luce nella notte. Potrebbe essere un miraggio. E, comunque, è folle andare dietro qualcosa che è e resterà lontano e irraggiungibile. Ma essi la seguono, perché qualcosa o, meglio, Qualcuno, dentro, li muove verso la ricerca. E, allora, ecco che domandano, si informano, ascoltano, camminano. E, finalmente, entrano «nella casa». Vedono il bambino. E «cadono» (Mt 2,11), perché ora vedono se stessi alla Sua luce: scoprono che la vera grandezza è nascosta in un Dio bambino che si tiene tra le braccia.

La grandezza di Dio sta nel «trasformarsi» nell’amato, nello scendere al suo livello. Com’è strano questo farsi piccolo di Dio, per noi che vogliamo sempre rendere gli altri simili a noi! A noi riesce difficile metterci nei panni delle altre persone. Non comprendiamo un’esperienza, se non l’abbiamo vissuta anche noi. Vogliamo dire sempre la nostra, pensiamo di conoscere tutto. Siamo così presuntuosi che crediamo che ciò che noi abbiamo sperimentato sia la via che tutti, prima o poi, debbano percorrere. Noi, sempre, facciamo fatica a rispettare i cammini diversi dal nostro. Non sappiamo restare in silenzio di fronte al mistero dell’altro.

Ma Dio, sì, il Dio dell’universo, il creatore del Cielo e della Terra, dei fiori, dei venti, dei mari, dei cavalli, delle foreste, della luna e delle stelle; il creatore dell’uomo, dei sentimenti e della stessa vita; il creatore dell’armonia e della bellezza, del giorno e della notte, dell’uomo e della donna, dei bambini e dei fiori, proprio Lui, si è fatto silenzio, si è fatto fragilità, si è messo nei nostri panni, per ascoltare persino il battito del nostro cuore. Per sentirci raccontare i nostri sogni, proprio come fa un babbo che ascolta i suoi bimbi. Ed è davvero sconvolgente accorgersi che Dio va dietro ai nostri sogni, e di quelli si serve per farsi incontrare. Non parte dalla sua «esperienza di Dio», ma parte dalla mia esperienza di uomo, e si accosta ad ogni persona in maniera diversa.

Perciò, si è servito delle stelle per farsi incontrare da alcuni Magi sapienti, che dedicavano la propria vita all’osservazione del cielo, con i suoi pianeti e le sue costellazioni. Ci viene a prendere nella nostra quotidianità, ci raggiunge nelle nostre passioni, ci vuole incontrare nella nostra casa, nei nostri affetti. E se noi siamo soliti guardare gli altri partendo dalla nostra esperienza Dio, invece, si fa «altro» per lasciarsi incontrare là dove noi siamo.

Come comprendere se è davvero lui che mi parla in quella mia passione, in quell’affetto, in quella «stella»? I Magi «al vedere la stella, provarono una gioia grandissima» (Mt 2,10). È una gioia gratuita, libera. È la gioia che arriva nel cuore quando senti che quella stella che vedi fuori, ne accende una che avevi già dentro. È la gioia che ti spinge al dono e ti allontana dall’egoismo (»Aprirono i loro tesori e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra», v. 11). È la gioia che ti spinge a donare ciò che è per te più prezioso. È la gioia dell’intimità: «entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre» (v. 11). È la gioia che spinge ad adorare («e lo adorarono» v. 11). Allora, ecco che, mentre il tuo sogno ti indica la strada, la strada che Dio ha preparato per te si trasforma nel tuo sogno.

In «Volo di notte», Antoine de Saint-Exupéry racconta il tragico volo di un pilota di aeroplani, in una notte di tempesta. La sua sete di vita lo spingeva verso l’infinito. Ma «egli capì che era un tranello: si vedono tre stelle in un buco, si sale verso di loro; ma poi non si può più scendere, e si rimane lassù, a mordere le stelle... Ma la sua fame di luce era tale che egli salì». Per raggiungere la pienezza di vita, bisogna passare per una morte. Per raggiungere la luce, bisogna lasciare che la notte purifichi il nostro cuore. Che ci assorba e ci trasformi in piccolissime stelle che, illuminate dal Sole di Cristo, brillino nella notte del mondo. Allora, anche altre stelle si accenderanno. Perché tutte «le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa del Vangelo» (Ef 3,6).

Suor Mirella Caterina Soro

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