Commento al Vangelo
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Perseverare nella lotta contro la mondanità

Domenica 17 novembre, XXXII Domenica del tempo Ordinario. «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita» (Luca 21,19)

Parole chiave: Vangelo (501)

Nella messa di oggi ascoltiamo un brano di vangelo che, lì per lì, può metterci paura perché parla della fine del mondo come di una catastrofe. Tutto questo è dovuto al fatto che noi diamo alle parole «terribili» del Signore un valore che non hanno. Questo, a sua volta, accade perché abbiamo perduto il vero significato della parola «apocalisse». Per noi, oggi, questa parola significa «distruzione totale», «trasformazione grandiosa e terrificante del mondo così come lo vediamo oggi», «catastrofe», «finimondo»…

In realtà, invece, apocalisse significa «rivelazione», «svelamento di ciò che è nascosto», «rivelazione del vero senso della storia». «Apocalisse» è il nome dell’ultimo libro della Bibbia, attribuito all’apostolo Giovanni che inizia proprio così: "Rivelazione di Gesù Cristo (sul) le cose che dovranno accadere..." e, pochi versetti dopo, continua: "a Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.". (Apocalisse 1,1.5-6). Già da queste parole si comprende che di là del linguaggio usato, la «rivelazione» è la gloria e la potenza da attribuire a Colui che ci ama e ci ha liberati con il suo sangue, quindi, a Gesù Crocifisso e Risorto.

Questa «rivelazione», ci richiama al senso che ha la storia e che deve avere la vita. Il senso, il segreto dell’intero universo è Gesù Cristo Signore. Il senso della nostra vita anche. Dopo la morte parteciperemo alla «Gloria del Crocifisso» nella misura in cui rimarremo stretti a Lui con la fede. Questo vale per i cristiani di allora, ma vale anche per noi oggi. Al tempo dell’Apocalisse, i cristiani erano sottoposti a gravi persecuzioni, - tutti ricordiamo la feroce persecuzione scatenata da Nerone -, ma anche oggi noi non siamo meno in pericolo di loro, anzi, forse maggiore, perché non ci rendiamo conto di esserlo. I pericoli di perdere la fede sono costituiti dai «falsi profeti» e dalla «Mondanità». I falsi profeti vengono dicendo di essere il Signore e che presto verrà la fine del mondo. Non ascoltateli ci dice Gesù. Neppure dovete avere paura delle persecuzioni, perché queste devono venire, ma «non è subito la fine».

Per i primi cristiani una prova grande di rimanere fedeli alla fede fu la persecuzione (come lo è oggi per i cristiani dell’Africa e dell’Asia), per noi, accennavo sopra, la «mondanità». Con questa parola, Papa Francesco riassume tutte le tentazioni contro la fede e le controtestimonianze dei cristiani, specialmente dell’occidente gaudente, mentre milioni e milioni di uomini muoiono di fame. Secondo Francesco la «mondanità»  è vivere, di fatto, come se Dio non esistesse. Anche noi cristiani, dice il Papa, corriamo fortemente il rischio di vivere come se Dio non ci fosse, anche se continuiamo a pregare e a praticare la Chiesa. Questo accade quando le scelte concrete di vita prescindono dalla fede. Ciò è più evidente nell’uso dei soldi, nell’uso della lingua, nell’uso delle risorse della terra, che Dio ha donato a tutti gli uomini e non ai soli occidentali.

Nell’uso dei soldi corre un pericolo più grande, certamente, chi ne ha molti (ricordiamo le parole di Gesù «com’è difficile che un ricco entro nel regno dei cieli»), ma anche coloro che ne hanno pochi possono correre lo stesso pericolo o perché vi ripongono tutta la loro sicurezza o perché li agognano fino a prostituirsi alla «dea tangente». Occorre che tutti ci ricordiamo che non possiamo servire Dio e il denaro. O si serve e si conta sull’uno o sull’altro, tutti e due è impossibile. L’uso della lingua: quanto male si può fare con la lingua! Uccide più della spada! La calunnia, la mormorazione, l’invidia, il parlare doppio, sono le armi quotidiane con le quali possiamo uccidere i fratelli e le sorelle. Infine, lo spreco o, come ama dire Papa Francesco, la mentalità dello scarto. Quanto sprechiamo noi occidentali! Noi abbiamo la cultura dello scarto, i paesi poveri quella del risparmio e del «tutto è importante», perché niente deve essere buttato di quello che Dio ha dato agli uomini perché basti a tutti. Se così è, allora, occorre perseverare nella lotta contro la mentalità del mondo, senza lasciarci coinvolgere, se vogliamo dirci veri seguaci di Gesù.
Signore, aiuta la Chiesa tutta, noi stessi e me a convertirci definitivamente a Te!

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