Commento al Vangelo
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Quali cammini dobbiamo riaprire?

Domenica 6 dicembre - II DOMENICA DI AVVENTO - «Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Parole chiave: Vangelo (501)

«Voce di uno che grida nel deserto…» Quale gioia! Da molto tempo non si udiva più la voce di un profeta! Dopo un periodo lungo senza profeti né segni dal cielo, Dio parla di nuovo e l’eco della sua voce che tuona attraverso le solitudini, annuncia una svolta decisiva della storia del mondo. 

In Giovanni Battista tutto l’Antico Patto riconosce di essere una corsa verso il tempo decisivo che ora viene: ogni uomo vedrà la salvezza di Dio. Cosa unica, inimmaginabile, indimenticabile. Luca evangelista colloca l’inizio della storia cristiana della salvezza nell’arco della storia mondiale di allora. È l’anno 27/28 d.C., il quindicesimo dell’imperatore Tiberio, la Palestina ha uno scacchiere politico preciso [Pilato è il governatore romano della Giudea, Erode il Grande è tetrarca della Galilea, Filippo suo fratello tetrarca dell’ Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilene] ed una particolare situazione religiosa [sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa]. Con queste coordinate di spazio e di tempo l’evangelista ci notifica che l’evento Gesù salvatore del mondo è storicamente datato, circoscritto, incarnato.  Ecco la voce grida nel deserto: Preparate la via del Signore!

Giovanni Battista non è profeta di sventure: ogni uomo vedrà la salvezza di Dio! Dunque tutti gli uomini sono amati da Dio e destinati alla felicità, ad una felicità che viene da Dio. «Purtroppo - osserva Gianfranco Ravasi - è strano che spesso i cristiani siano ferocemente pessimisti, nostalgici, fautori di giudizi sommari nei confronti dell’umanità, alieni dal rischio e dalla fiducia. Come il Servo di Jahwè, Gesù si dichiara pronto a scommettere sulla canna incrinata e sul lucignolo fumigante».

Si tratta di una salvezza-felicità che arriva senza che noi la meritiamo: ogni uomo la vedrà.

Ma deve essere accolta. Bisogna farle strada: preparare la via del Signore.  Bisogna permetterle di arrivare a destinazione dentro di noi attraverso sentieri che vanno continuamente raddrizzati.

Dio non entra dove c’è arroganza e orgoglio (ogni monte e ogni colle sia abbassato) e neppure dove si trovano freddezza, indifferenza e pigrizia (ogni burrone sia riempito). Ostacolo alla sua venuta (avvento!) sono tutte le tortuosità, gli inganni e le insincerità della ricerca del piacere ed anche i luoghi impervi dell’affermazione di noi stessi ad ogni costo e la fiducia cieca nelle proprie forze.

Ci sono forse vie e sentieri che abbiamo smarrito e non sappiamo più vedere?

- Il cammino della preghiera, che abbiamo lasciato insabbiare?

- Il cammino dell’obbedienza e della rinuncia, del quale abbiamo perduto i punti di riferimento?

- Il cammino dei poveri, dei senza-speranza, degli ultimi della terra, che non toccano più il nostro cuore?

- Il cammino del perdono, che non è semplicemente non rispondere facendo del male, ma rispondere prendendo l’iniziativa del primo passo e facendo del bene a chi ci ha fatto del male?

Quale cammino abbiamo bisogno di riscoprire? San Paolo prega per noi, come un giorno per i Filippesi: che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio.

Nota bene: non dice genericamente «distinguere qualcosa», ma «distinguere ciò che è meglio». L’Avvento è un tempo esigente, come ci ha fatto comprendere la parola di Dio che è scesa su Giovanni Battista e io devo chiedermi seriamente che cosa è meglio per me, per la mia famiglia, per la mia comunità.

*Cardinale

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