Commento al Vangelo
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Quel Bambino è la Parola che domanda di essere accolta e offerta

Una riflessione sui Vangeli delle feste dal Natale al Battesimo di Gesù. Se Gesù si è donato, anche noi dobbiamo donarci. Con la spontaneità, la totalità e l’immediatezza che sono la caratteristica dei bambini. Senza nessun calcolo o ricerca di interessi  o vantaggi, perché il dono è davvero troppo grande e sorpassa ogni richiesta e la fantasia più audace.

Parole chiave: Vangelo (501)
  • Venerdì 25 dicembre - NATALE DEL SIGNORE (Lc 2,1-14). «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi»
  • Domenica 27 dicembre - SANTA FAMIGLIA DI GESÙ, GIUSEPPE E MARIA (Lc 2,41-52). «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»
  • Venerdì 1 gennaio - MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO. GIORNATA MONDIALE PER LA PACE (Lc 2,16-21). «I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia»
  • Domenica 3 gennaio - II DOMENICA DOPO NATALE (Gv 1,1-18). «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi»
  • Mercoledì 6 gennaio - EPIFANIA DEL SIGNORE (Mt 2,1-12). «Siamo venuti dall’oriente per adorare il re»
  • Domenica 10 gennaio - BATTESIMO DEL SIGNORE (Lc 3,15-16.21-22) - «Mentre Gesù, ricevuto il Battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì»

In questi giorni del Tempo di Natale i Vangeli presentano l’annuncio a Maria e il suo cantico di gioia, il Bambino che riposa fra le  sue braccia materne  e viene offerto all’adorazione dei pastori e dei Magi.

Ogni presepio sembra dirci: il Bambino  non ha parole, ma è la Parola e domanda di essere riconosciuto ed accolto, abbracciato e portato ai fratelli. Il fatto straordinario dell’incarnazione per cui Egli si è fatto uno di noi richiede che noi impariamo questa prossimità e la viviamo con convinzione profonda. Ci ha detto Papa Francesco che «la benedizione che Dio, in Gesù Cristo, riversa su questo legame di fraternità lo dilata in modo inimmaginabile, rendendolo capace di oltrepassare ogni differenza di nazione, di lingua, di cultura e persino di religione. Pensate che cosa diventa il legame tra gli uomini, anche diversissimi fra di loro, quando  possono dire di un altro: “Questo è proprio come un fratello, questa è proprio come una sorella per me!” È bello questo! Avere un fratello, una sorella che ti vuole bene è un’esperienza forte, impagabile, insostituibile... I più piccoli, i più deboli, i più poveri debbono intenerirci: hanno “diritto” di prenderci l’anima e il cuore ... I cristiani vanno incontro ai poveri e deboli non per obbedire ad un comando ideologico, ma perché la parola e l’esempio del Signore ci dicono che tutti siamo fratelli» (udienza generale di mercoledì 18 febbraio 2015).

Per ridare valore alla fraternità bisogna recuperare la bellezza della paternità di Dio. Diciamo sempre «Padre nostro», ma non sempre teniamo presente che l’aggettivo possessivo «nostro» mette in evidenza
le nostre radici più profonde. Rifarsi ad un padre comune ci fa superare  tutte le distinzioni e differenze.  Quel «nostro» dà luce e rilievo al valore più alto della nostra fraternità.
Il Figlio di Dio si è fatto figlio dell’uomo, perché i figli degli uomini diventino figli di Dio e imparino a camminare sulle orme dell’unico Figlio.

Un mistero da contemplare con stupore e commozione gioiosa, facendo subito rendimento di grazie per questo dono inimmaginabile e crescendo nella consapevolezza che nella comunione eucaristica Gesù si fa abbracciare e portare da ciascuno di noi; anzi diventa così intimo a noi che, come Gesù ci ha detto, noi siamo in Lui e Lui è in noi. Questo ci impegna a fare nostri i suoi pensieri e i suoi atteggiamenti , vivendo in continuo rendimento di grazie e nella prontezza del dono di noi agli altri.

Se Lui si è donato, anche noi dobbiamo donarci. Con la spontaneità, la totalità e l’immediatezza che sono la caratteristica dei bambini. Senza nessun calcolo o ricerca di interessi  o vantaggi, perché il dono è davvero troppo grande e sorpassa ogni richiesta e la fantasia più audace.

Contemplando il Bambino è anche più facile riconoscere i nostri peccati e domandare perdono e insieme scoprire come risposta il fronte illimitato dell’amore, pensando in modo particolare ai piccoli e ai poveri. Gesù ti aspetta in ogni persona, soprattutto in ogni bambino e in ogni  povero: aspetta la tua carezza e  il tuo abbraccio.

Maria, la Madre, ti domanda di non rimanere indifferente, anzi  ti esorta ad  aprire le braccia e a correre incontro. Ben sapendo che non si tratta di raffinatezze sdolcinate o immaginazioni puerili, perché, se nell’Eucaristia  - incontro supremo sulla terra tra noi e il Signore - Gesù domanda di essere riconosciuto ed accolto,   in ogni povero implora attenzione ed aiuto e promette di riconoscere come fatto a Sé quello che viene fatto ad ognuno dei nostri fratelli bisognosi.

* Cardinale

Quel Bambino è la Parola che domanda di essere accolta e offerta
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