Commento al Vangelo
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«Quelli della via» in missione

Domenica 7 luglio, XIV del Tempo ordinario. «In quel tempo, il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi». (Luca 10,1)

Dopo aver detto quali virtù debbono avere coloro che vogliono seguirlo sulla sua «via», nel brano del vangelo di oggi Gesù afferma che il discepolo ha da percorrere anche esteriormente la «via», annunciandola a tutti gli uomini. L’annuncio non sarà senza sofferenza, la stessa che Gesù visse percorrendo la «sua via» che lo portò a Gerusalemme. L’annuncio non si limita alle parole, ma esige la «testimonianza» della vita, il «martirio». «Il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò … ». La testimonianza della vita, dice Gesù, si deve vedere nello stile di vita di colui che è inviato e nel modo con il quale svolge la sua missione.

Circa lo stile di vita dei discepoli inviati, Gesù dice loro: andate due a due, pregate, siate come agnelli in mezzo ai lupi, non portate né borsa né bisaccia  né sandali, non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. Solo a queste condizioni possono annunciare in modo credibile la buona Notizia che Dio ama gli uomini. Evidentemente ciò che valeva per i discepoli di allora, vale anche per noi discepoli di oggi. Cambiando le circostanze in cui ha da realizzarsi l’annunzio, potranno anche cambiare i comportamenti, ma non certo gli atteggiamenti interiori che sottendono ad essi. Vediamo, allora, quali siano questi valori validi per i discepoli di ogni tempo.

Prima indicazione di Gesù, premessa ad ogni altra, quasi condizione "sine qua non" perché possa essere realizzata la «missione» è: «andate» e, ovviamente, rimanete «due a due». L’annuncio non è opera individuale, perché ciò che si annuncia non è proprietà del singolo discepolo, ma della comunità e a nome della comunità deve essere fatto. Nella Chiesa non ci sono battitori liberi, nessuno può andare di testa propria, ma sempre a nome della comunità e agendo come comunità. Perché ciò si veda, il minimo richiesto è che ci presentiamo almeno in due: due discepoli del «Cristo oggi», vivente nella Chiesa. E la Chiesa oggi, è la Chiesa del Vaticano II guidata da Papa Francesco.

Seconda indicazione di Gesù: «pregate!». La preghiera è l’habitat naturale del «discepolo della via», perché la «via» è quella percorsa da Gesù: fare la volontà di Dio. Gesù, però, aggiunge un’intenzione particolare: «La mèsse è molta: pregate il signore della mèsse perché mandi operai nella sua mèsse». Una preghiera entusiasta perché scaturisce dalla convinzione che la mèsse è molta. Quindi, ci dice Gesù, via ogni pessimismo, perché gli uomini hanno bisogno dell’annuncio del vangelo. Quanto c’è bisogno di questo entusiasmo! Il mondo oggi non ha bisogno di annunciatori scoraggiati e tristi, ma di persone che, conquistate da Cristo, annuncino il vangelo con entusiasmo, fidando nella forza dello Spirito Santo!
Ancora: vi mando come agnelli in mezzo ai lupi, non portate né borsa né bisaccia, e non fermatevi a salutare nessuno lungo la via. Che strano! Dopo aver detto che i suoi ambasciatori sono come agnelli in mezzo ai lupi, ci si aspetterebbe che Gesù dicesse come difendersi da essi, invece ci rende ancora più vulnerabili perché ci raccomanda di non portare né borsa né bisaccia né sandali. Con queste annotazioni Gesù ci vuol dire che l’annuncio si fa in estrema povertà e debolezza, affidandosi solo alla Parola e alle persone che l’accoglieranno. Alle parole del Maestro non c’è migliore commento che il "sospiro" di Papa Francesco: «Ah! Come vorrei una Chiesa povera e a servizio dei poveri!».
La raccomandazione di Gesù di non salutare nessuno per strada non è segno di mancanza di cortesia, ma di quanto sia urgente l’annuncio, che non deve essere rallentato per nessuna ragione.

Infine Gesù dice quale sia il contenuto dell’annuncio: la «pace». La pace non è un semplice «state bene», ma siate ricolmi della Vita di Dio (che è pace, gioia, felicità, consolazione, riconciliazione, figliolanza e fraternità), a noi donata dal Risorto. Ovviamente, la pace (come Dio stesso) è dono. Agli uomini non si richiede che l’accoglienza. Se non ci fosse l’accoglienza (stupendo!), non c’è una maledizione, ma una benedizione: «Sappiate, però, che il Regno di Dio è vicino»! In chiusura del brano veniamo a sapere che la partecipazione fin da ora al Regno di Dio, è l’unica ricompensa per gli annunciatori del Vangelo! Non è questa la gioia più grande? Non aggiungo altro. In questa pericope evangelica troviamo quanto è necessario per la nostra preghiera, per la nostra conversione, per la nostra gioia. Una sola avvertenza: è possibile vivere tutto questo se «insieme», come, solo «insieme», è possibile professare e celebrare la fede.

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