La parola del Papa
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Comunicare una Chiesa che sia «casa» per tutti

Martedì 21 settembre Papa Francesco ha ricevuto i partecipanti all’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali. Nel suo discorso ha esordito ricordando l’importanza della comunicazione per la Chiesa, nella ricorrenza, peraltro, del 50° anniversario dell’approvazione del Decreto Conciliare Inter mirifica, un documento che esprimeva l’attenzione alla comunicazione e ai suoi strumenti, importanti anche in una dimensione evangelizzatrice.

Il panorama comunicativo - ha proseguito - è diventato a poco a poco per molti un «ambiente di vita», una rete dove le persone comunicano, dilatano i confini delle loro conoscenze e delle loro relazioni. La Chiesa, con le proprie realtà operative, deve avere il ruolo di sapersi inserire, al di là delle tecnologie, nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze. Uomini e donne a volte un po’ delusi dal cristianesimo che a loro sembra in difficoltà nel comunicare in modo incisivo il senso profondo che dona la fede. Vediamo diffondersi lo smarrimento circa il significato della vita, l’incapacità di fare rifermento ad una «casa», la fatica di intessere legami profondi. E’ importante, allora, saper dialogare, entrando, con discernimento, anche negli ambiti creati dai nuovi mezzi delle comunicazioni sociali, per far emergere una presenza, portando l’identità cristiana, facendosi cittadini di questo ambiente.

Dobbiamo essere capaci - ha detto ancora il Papa - di comunicare il volto di una Chiesa che sia la «casa» per tutti. La nostra presenza e le nostre iniziative devono essere conformi a questa esigenza e non rimanere soltanto tecnici. È una sfida ! Far riscoprire, anche attraverso i mezzi della comunicazione sociale, oltre che nei rapporti umani, la bellezza di tutto ciò che è alla base del nostro cammino e della nostra vita, la bellezza della fede, la bellezza dell’incontro con Cristo. L’incontro con Cristo è un incontro personale. Non si può manipolare. In questo tempo - ha proseguito - noi abbiamo una grande tentazione nella Chiesa: manipolare le coscienze; un lavaggio di cervello teologico, che alla fine ti porta ad un incontro con Cristo puramente nominalistico , non con la Persona di Cristo Vivo. Sia sempre ben chiaro in noi che il Dio in cui crediamo, un Dio appassionato per l’uomo, vuole manifestarsi attraverso i nostri mezzi, perché è Lui che opera, è Lui che trasforma, è Lui che salva l’uomo.

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