La parola del Papa
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Dio lascia aperta la porta al peccatore

Mercoledì 2 marzo Papa Francesco, all’udienza generale, ha osservato che il profeta Isaia si rivolge direttamente al popolo d’Israele con parole severe per aiutarlo a capire la gravità delle sue colpe: «Guai, gente peccatrice…figli corrotti! Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo d’Israele, si sono voltati indietro» (Is 1,4).

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La conseguenza del peccato è uno stato di sofferenza, di cui subisce le conseguenze anche il paese, devastato e reso come un deserto, al punto che Gerusalemme diventa inabitabile. Dove c’è il rifiuto di Dio, della sua paternità, non c’è più vita possibile, l’esistenza perde le sue radici, tutto appare pervertito e annientato. Tuttavia, anche questo momento è in vista della salvezza. La prova è data perché il popolo possa sperimentare l’amarezza di chi abbandona Dio, e quindi confrontarsi con il vuoto desolante di una scelta di morte. La sofferenza, conseguenza inevitabile di una decisione autodistruttiva, deve far riflettere il peccatore per aprirlo alla conversione e al perdono. E questo è il cammino della misericordia divina: Dio non ci tratta secondo le nostre colpe (Sal 103,10). La punizione diventa lo strumento per provocare un ripensamento. 

Si comprende così che Dio perdona il suo popolo, fa grazia e non distrugge tutto, ma lascia aperta sempre la porta della speranza. La salvezza implica la decisione di ascoltare e lasciarsi convertire, ma rimane sempre dono gratuito. Il Signore, quindi, nella sua misericordia, indica una strada che non è quella dei sacrifici rituali, ma piuttosto della giustizia. Il culto viene criticato non perché è inutile in se stesso, ma perché, invece di esprimere la conversione, pretende di sostituirla; e diventa così ricerca della propria giustizia, creando l’ingannevole convinzione che siano i sacrifici a salvare, non la misericordia divina che perdona il peccato. Per capirla bene: quando uno è ammalato va dal medico; quando uno si sente peccatore va dal Signore. Ma se invece di andare dal medico, va dallo stregone non guarisce. Tante volte non andiamo dal Signore, ma preferiamo andare per strade sbagliate, cercando al di fuori di Lui una giustificazione, una pace. Dio, dice il profeta Isaia non gradisce il sangue di tori e di agnelli (Is 1,11), soprattutto se l’offerta è fatta con mani sporche del sangue dei fratelli (Is 1,15). Accogliamo l’invito del profeta: «Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova» (Is 1,16-17).

Dio lascia aperta la porta al peccatore
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