La parola del Papa
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I ministri della Chiesa, scelti per servire

Martedì 3 novembre Papa Francesco ha presieduto, nella Basilica di San Pietro, la Messa in suffragio per i cardinali e vescovi deceduti nel corso dell’anno.

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All’omelia ha invitato a ripensare anche alla vocazione di questi sacri  ministri, che come indica la parola, è anzitutto quella di «ministrare», ovvero di servire. Mentre chiediamo per loro il premio promesso ai servi buoni e fedeli (Mt 25,14-30), siamo chiamati a rinnovare la scelta di servire nella Chiesa. Ce lo chiede il Signore, che come un servo ha lavato i piedi ai suoi più stretti discepoli, perché come ha fatto Lui facessimo anche noi (Gv 13,14-15). Dio ci ha serviti per primo.

Il ministro di Gesù, venuto per servire e non per essere servito (Mc 10,45), non può che essere a sua volta un Pastore pronto a dare la vita per le sue pecore. Chi serve e dona, sembra un perdente agli occhi del mondo. In realtà perdendo la vita, la ritrova. Perché una vita che si spossessa di sé, perdendosi nell’amore, imita Cristo; vince la morte e dà vita al mondo. Chi serve, salva. Al contrario, chi non vive per servire, non serve per vivere. Il Vangelo ci ricorda questo. «Dio ha tanto amato il mondo», dice Gesù. Si tratta davvero di un amore tanto concreto, così concreto che ha preso su di sé la nostra morte. Per salvarci, ci ha raggiunti là dove eravamo andati a finire, allontanandoci da Dio datore di vita: nella morte, in un sepolcro senza uscita. Questo è l’abbassamento che il Figlio di Dio ha compiuto, chinandosi come un servo verso di noi per assumere quanto è nostro, fino a spalancarci le porte della vita. «Dio ha tanto amato il mondo».

Noi siamo portati ad amare ciò di cui sentiamo il bisogno e che desideriamo. Dio, invece, ama fino alla fine il mondo, cioè noi, così come siamo. Anche nell’Eucaristia viene a servirci, per donarci la vita che salva dalla morte e riempie di speranza. Domandiamo per noi quello a cui ci esorta l’apostolo Paolo: di «rivolgere il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3,2); all’amore di Dio e del prossimo, più che ai nostri bisogni. Che non abbiamo ad inquietarci per quello che ci manca quaggiù, ma per il tesoro di lassù; non per quello che ci serve, ma per ciò che veramente serve. Che sia sufficiente alla nostra vita la Pasqua del Signore, per essere liberi dagli affanni delle cose effimere, che passano e svaniscono nel nulla. Che ci basti Lui, in cui ci sono vita, salvezza, risurrezione e gioia. Allora saremo servi secondo il suo cuore: non funzionari che prestano servizio, ma figli amati che donano la vita per il mondo.

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