La parola del Papa
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Il ministero sacerdotale, un mistero d’amore

Mercoledì 26 marzo Papa Francesco, durante l’udienza generale, ha ricordato che l’Ordine, scandito nei tre gradi di episcopato, presbiterato e diaconato, è il Sacramento che abilita all’esercizio del ministero, affidato dal Signore Gesù agli Apostoli, di pascere il suo gregge, nella potenza del suo Spirito e secondo il suo cuore.

Pascere il gregge di Gesù non con la potenza della forza umana o con la propria potenza, ma, appunto, con quella dello Spirito e secondo il suo cuore. Il vescovo, il presbitero, il diacono devono pascere il gregge del Signore con amore.

Se non si fa con amore non serve. In tal senso, i ministri che vengono scelti e consacrati per questo servizio prolungano nel tempo la presenza di Gesù. Coloro che vengono ordinati sono posti a capo della comunità. Sono «a capo» sì, però per Gesù significa porre la propria autorità al servizio, come Lui stesso ha mostrato e ha insegnato ai discepoli. Un vescovo e un prete che non sono al servizio della comunità non fanno bene. Un’altra caratteristica che deriva dall’unione sacramentale con Cristo è l’amore appassionato per la Chiesa.

In forza dell’Ordine il ministro dedica tutto se stesso alla propria comunità e la ama con tutto il cuore: è la sua famiglia. Il Vescovo, il prete amano la Chiesa nella propria comunità, l’amano fortemente. Come? Come Cristo ama la Chiesa. Lo stesso dirà San Paolo del matrimonio: lo sposo ama sua moglie come Cristo ama la Chiesa. È un mistero grande d’amore: questo del ministero sacerdotale e quello del matrimonio, due sacramenti che sono la strada per la quale le persone vanno abitualmente al Signore. Ancora l’Apostolo Paolo raccomanda al discepolo Timoteo di non trascurare, anzi, di ravvivare sempre il dono che è in lui. Il dono che gli è stato dato per l’imposizione delle mani. Quando non si alimenta il ministero, il ministero del vescovo, il ministero del presbitero con la preghiera, con l’ascolto della Parola di Dio e con la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia e anche con una frequentazione del Sacramento della Penitenza, si finisce inevitabilmente per perdere di vista il senso autentico del proprio servizio e la gioia che deriva da una profonda comunione con Gesù.

Il Vescovo che non prega, che non ascolta la Parola di Do, che non va a confessarsi regolarmente, e lo stesso il sacerdote che non fa queste cose, alla lunga perdono l’unione con Gesù e diventano di una mediocrità che non fa bene alla Chiesa. Per questo dobbiamo aiutare i vescovi e i sacerdoti a pregare e ad ascoltare la Parola di Dio.

Il ministero sacerdotale, un mistero d’amore
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