La parola del Papa
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Impariamo a pregare con cuore umile

Mercoledì 1 giugno Papa Francesco, all’udienza generale, ha svolto alcune considerazioni sulla parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9-14).

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Entrambi i protagonisti - ha detto il Papa - salgano al tempio per pregare, ma agiscono in modi molto differenti, ottenendo risultati opposti. Il fariseo prega stando in piedi e usa molte parole. Quel fariseo prega Dio, ma in verità guarda a sé stesso. Prega sé stesso! Invece di avere davanti agli occhi il Signore, ha uno specchio. Elenca le buone opere compiute. Più che pregare il fariseo si compiace della propria osservanza dei precetti. Il suo atteggiamento e le sue parole sono lontani dal modo di agire e di parlare di Dio il quale ama tutti gli uomini e non disprezza i peccatori.

Il fariseo che si ritiene giusto, trascura il comandamento più importante: l’amore per Dio e per il prossimo. Non possiamo pregare con arroganza e con ipocrisia come il fariseo. Dobbiamo, invece, pregare ponendoci davanti a Dio così come siamo. È necessario imparare a ritrovare il cammino verso il nostro cuore, recuperare il valore dell’intimità e del silenzio, perché è lì che Dio ci incontra e ci parla. Il pubblicano, viceversa, si presenta al tempio con animo umile e pentito. La sua preghiera è brevissima: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». I gesti di penitenza e le poche e semplice parole del pubblicano testimoniano la sua consapevolezza circa la sua misera condizione.

Se il fariseo non chiedeva nulla perché aveva già tutto, il pubblicano può solo mendicare la misericordia di Dio. Presentandosi a mani vuote, con il cuore nudo e riconoscendosi peccatore, il pubblicano mostra a tutti noi la condizione necessaria per ricevere il perdono di Dio. Il fariseo è proprio l’icona del corrotto che fa finta di pregare, ma riesce soltanto a pavoneggiarsi. La superbia compromette ogni azione buona, svuota la preghiera, allontana da Dio e dagli altri. Se Dio predilige l’umiltà non è per avvilirci: l’umiltà è piuttosto la condizione necessaria per essere rialzati da Lui, così da sperimentare la misericordia che viene a colmare i nostri vuoti. Se la preghiera del superbo non raggiunge il cuore di Dio, l’umiltà del misero lo spalanca. Dio ha una debolezza: la debolezza per gli umili. È questa umiltà che la Vergine Maria esprime nel cantico del Magnificat: «Ha guardato l’umiltà della sua serva... di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono» (Lc 1,48.50). Ci aiuti lei, la nostra Madre, a pregare con cuore umile.

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