La parola del Papa
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L’inquietudine dell’amore: cercare il bene degli altri

Mercoledì 28 agosto Papa Francesco, durante l’omelia della Messa celebrata nella Basilica dei Santi Trifone e Agostino in Campo Marzio in occasione dell’inizio del Capitolo generale degli Agostiniani, ha esordito ricordando le celebri parole di Sant’Agostino: «Ci hai fatti per Te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te» e si è chiesto quali inquietudini ci invita a suscitare e a mantenere nella nostra vita questo grande uomo e santo.

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Il Papa ne ha proposte tre: l’inquietudine della ricerca spirituale, l’inquietudine dell’incontro con Dio, l’inquietudine dell’amore. Per quanto attiene alla prima il Pontefice ha osservato che quando Agostino giunge alla corte imperiale di Milano, è un uomo «arrivato», ha tutto, ma nel suo cuore rimane l’inquietudine della ricerca del senso profondo della vita; il suo cuore non è addormentato dal successo e dal potere. Agostino non si adagia, continua a cercare la verità. Certo commette errori e pecca, ma continua nella sua inquietudine, e in questo modo scopre che Dio lo aspettava, anzi, non aveva mai smesso di cercarlo. Questa inquietudine del cuore - ha proseguito Papa Francesco - si trasforma nell’inquietudine di conoscere Dio sempre di più e di uscire da se stesso per farlo conoscere agli altri. Vorrebbe una vita tranquilla di studio e di preghiera, ma Dio lo chiama ad essere Pastore ad Ippona, in un momento difficile, con una comunità divisa e la guerra alle porte. E Agostino si lascia inquietare da Dio, non si stanca di annunciarlo, di evangelizzare con coraggio, senza timore, cerca di essere l’immagine di Gesù Buon Pastore che conosce le sue pecore, tutto teso a cercare quelle smarrite. Possiamo domandarci - ha detto Papa Francesco - se siamo inquieti di Dio, per annunciarlo e farlo conoscere, oppure se ci "accomodiamo" nella nostra esistenza cristiana e sacerdotale, magari pensando agli interessi personali, al funzionalismo delle opere e al carrierismo. 

L’ultima inquietudine è quella dell’amore e qui - ha notato il Papa - non si può non pensare a Santa Monica, che aveva versato tante lacrime per la conversione del figlio Agostino, donna inquieta, che alla fine, dice : «il mio Dio mi ha soddisfatta pienamente». Quello per cui lei piangeva, Dio glielo aveva dato abbondantemente ! E Agostino è erede di Monica, da lei riceve il seme dell’inquietudine. Ecco, allora, l’inquietudine dell’amore: cercare sempre, senza sosta, il bene dell’altro, della persona amata, con quell’intensità che porta anche alle lacrime.

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