La parola del Papa
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La Chiesa, capolavoro dello Spirito

Mercoledì 22 ottobre Papa Francesco, all’udienza generale, ha osservato che quando si vuole evidenziare come gli elementi che compongono una realtà siano strettamente uniti l’uno all’altro e formino una cosa sola, si usa spesso l’immagine del corpo.

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A partire dall’Apostolo Paolo, questa espressione è stata applicata alla Chiesa ed è stata riconosciuta come il suo tratto distintivo più profondo e più bello. Questa è la Chiesa, è un capolavoro, il capolavoro dello Spirito, il quale infonde in ciascuno la vita nuova del Risorto e ci pone l’uno accanto all’altro, l’uno a servizio e a sostegno dell’altro, facendo così di tutti noi un corpo solo, edificato dalla comunione e dalla carità.

Occorre ricordarsi più spesso di quello che siamo, di che cosa ha fatto di noi il Signore Gesù: siamo il suo corpo, quel corpo che niente e nessuno può più strappare da Lui e che Egli ricopre di tutta la sua passione e di tutto il suo amore. Questo pensiero, però, deve fare sorgere in noi il desiderio di corrispondere al Signore Gesù e di condividere il suo amore tra di noi, come membra vive del suo corpo. Al tempo di Paolo, la comunità di Corinto trovava molte difficoltà in tal senso, vivendo, come spesso anche noi, l’esperienza delle invidie, delle incomprensioni e delle emarginazioni. Tutte queste cose non vanno bene, perché, invece che edificare e far crescere la Chiesa come corpo di Cristo, la frantumano in tante parti, la smembrano. E questo accade anche ai nostri giorni. Pensiamo nelle comunità cristiane, in alcune parrocchie, quante divisioni, quante gelosie, come si sparla. E questo cosa comporta? Ci smembra fra di noi. E’ l’inizio della guerra. La guerra non comincia nel campo di battaglia: le guerre incominciano nel cuore, con questa lotta con gli altri.

L’Apostolo Paolo ha dato ai Corinti alcuni consigli concreti che valgono anche per noi: non essere gelosi, ma apprezzare nelle nostre comunità i doni e le qualità dei nostri fratelli. Un cuore geloso è un cuore acido, un cuore che invece del sangue sembra avere l’aceto; è un cuore che non è mai felice. Un cuore, invece, che sa dire grazie è un cuore buono, è un cuore nobile, un cuore che è contento. Come l’Apostolo Paolo, invochiamo anche noi lo Spirito Santo, perché la sua grazia e l’abbondanza dei suoi doni ci aiutino a vivere davvero come corpo di Cristo, uniti, dando, così, una testimonianza visibile e bella dell’amore di Gesù.

La Chiesa, capolavoro dello Spirito
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