La parola del Papa
stampa

La compassione, un antidoto alla «cultura dello scarto»

Giovedì 9 giugno Papa Francesco ha ricevuto i dirigenti degli Ordini dei Medici della Spagna e dell’America Latina. La celebrazione del Giubileo della Misericordia - ha detto il Papa - è un buona occasione per esprimere riconoscenza e gratitudine e tutti i professionisti della sanità che, con la loro dedizione, vicinanza e competenza per le persone affette da una malattia, possono divenire una vera personificazione della misericordia.

Percorsi: Papa Francesco

L’identità e l’impegno del medico non si fonda solo sulla sua scienza e sulla sua capacità tecnica, ma anche e soprattutto sul suo atteggiamento compassionevole verso quanti soffrono nel corpo e nello spirito. Nella nostra cultura tecnologica e individualistica, la compassione non è sempre ben vista; a volte è addirittura disprezzata perché si ritiene di sottoporre la persona che la riceve ad un’umiliazione.

E non manca neppure che si nasconde dietro a una supposta compassione per giustificare e approvare la morte di un malato. Ma non è così. La vera compassione non emargina nessuno, non umilia la persona, non la esclude, e tanto meno considera la sua scomparsa come qualcosa di buono. Ciò significherebbe il trionfo dell’egoismo, di quella «cultura dello scarto» che rifiuta e disprezza le persone che non soddisfano determinati canoni di salute, di bellezza e di utilità.

La compassione è la risposta adeguata al valore immenso della persona malata, una risposta fatta di rispetto, di comprensione e tenerezza, perché il valore sacro della vita del malato non scompare né si oscura mai, bensì risplende con più forza nella sua sofferenza e nella sua vulnerabilità. Come si capisce bene la raccomandazione di San Camillo de Lellis per assistere i malati. Dice così: «Mettete più cuore in queste mani». La fragilità, il dolore e la malattia sono una dura prova per tutti, anche per il personale medico, sono un appello alla pazienza, al soffrire-con. La tradizione medica cristiana si è sempre ispirata alla parabola del Buon Samaritano.

E’ un identificarsi con l’amore del figlio di Dio che «passò beneficando e risanando tutti gli oppressi» (At 10,38). Quanto fa bene all’esercizio della medicina pensare e sentire che la persona malata è il nostro prossimo, che è della nostra stessa carne e del nostro stesso sangue, e che nel suo corpo lacerato si riflette il mistero della carne di Cristo stesso. «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).

La compassione, un antidoto alla «cultura dello scarto»
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento