La parola del Papa
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La scienza non basta per capire l’uomo

Mercoledì 31 agosto Papa Francesco ha incontrato i partecipanti al Congresso annuale della Società europea di cardiologia.

Voi vi occupate della cura del cuore - ha esordito - quanta simbologia si nasconde in queste parole e quante attese vengono riposte in questo organo! Tra le vostre mani passa il centro pulsante del corpo umano, pertanto grande è la vostra responsabilità. Sono certo che trovandovi di fronte a questo libro della vita, che porta in sé ancora tante pagine da scoprire, voi vi accostiate con trepidazione e senso di timore. Il Magistero della Chiesa ha sempre affermato l’importanza della ricerca scientifica per la vita e la salute delle persone. Anche oggi la Chiesa non solo vi accompagna in questo cammino così arduo, ma se ne fa promotrice e intende sostenervi, perché comprende che quanto è dedicato all’effettivo bene della persona è pur sempre un’azione che proviene da Dio.

Lo studioso può e deve investigare, sapendo che lo sviluppo delle scienze filosofiche ed empiriche e delle competenze pratiche che aiutano il più debole e malato è un servizio importante che si inscrive nel progetto divino. L’apertura alla grazia di Dio, fatta tramite la fede, non ferisce la mente, anzi la spinge ad andare avanti, a una conoscenza della verità più ampia e utile per l’umanità. Sappiamo, però, che anche lo scienziato nella sua scoperta non è mai neutrale. Egli porta con sé la sua storia, il suo modo di essere e di pensare.

Per ognuno esiste la necessità di avere una sorta di purificazione che, mentre allontana le tossine che avvelenano la ragione nella sua ricerca di verità e di certezza, induce a guardare con maggior intensità all’essenza delle cose. Non possiamo negare, infatti, che la conoscenza, anche la più precisa e scientifica, ha bisogno di progredire facendo le domande e trovando le risposte sull’origine, il senso e la finalità della realtà, uomo incluso.

Tuttavia, le sole scienze naturali e fisiche, non bastano per comprendere il mistero che ogni persona contiene in sé. Se si guarda all’uomo nella sua totalità si può avere uno sguardo di particolare intensità ai più disagiati ed emarginati perché anche a loro giunga la vostra cura, come anche l’assistenza e l’attenzione delle strutture sanitarie pubbliche e private. Vi rinnovo il mio apprezzamento per il vostro lavoro e chiedo al Signore di benedire la ricerca e la cura medica in modo che a tutti possa giungere il sollievo dal dolore, una maggiore qualità della vita e un accresciuto senso di speranza.

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