La parola del Papa
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Nella Chiesa non esistono i «battitori liberi»

Mercoledì 25 giugno Papa Francesco, all’udienza generale, si è voluto soffermare sull’appartenenza alla Chiesa, ricordando che siamo cristiani perché apparteniamo alla Chiesa.

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Non siamo isolati e non siamo cristiani a titolo individuale, ognuno per conto proprio, la nostra identità cristiana è appartenenza. È come un cognome - ha detto il Pontefice - se il nome è «sono cristiano», il cognome è «appartengo alla Chiesa». Nessuno diventa cristiano da sé. Il cristiano appartiene a un popolo che si chiama Chiesa e questa Chiesa lo fa cristiano, nel giorno del Battesimo, e poi nel percorso della catechesi. Se noi crediamo, se sappiamo pregare, se conosciamo il Signore e possiamo ascoltare la sua Parola, se lo sentiamo vicino e lo riconosciamo nei nostri fratelli, è perché altri, prima di noi, hanno vissuto la fede e poi ce l’hanno trasmessa. La fede l’abbiamo ricevuta di nostri padri, dai nostri antenati e loro ce l’hanno insegnata. La Chiesa è una grande famiglia, nella quale si viene accolti e si impara a vivere da credenti e da discepoli del Signore Gesù. Questo cammino lo possiamo vivere non soltanto grazie ad altre persone, ma insieme ad altre persone.

Nella Chiesa non esiste il «fai da te», non esistono «battitori liberi». Quante volte Benedetto XVI ha descritto la Chiesa come un «noi» ecclesiale! C’è chi ritiene di poter avere un rapporto personale, diretto, immediato con Gesù Cristo al di fuori della comunione e della mediazione della Chiesa. Sono tentazioni pericolose e dannose. Sono, come diceva Paolo VI, dicotomie assurde.  E’ vero che camminare insieme è impegnativo, e a volte può risultare faticoso: può succedere che qualche fratello o sorella ci faccia problema o ci dia scandalo. Ma il Signore ha affidato il suo messaggio di salvezza a delle persone umane, a tutti noi, ed è con i nostri doni e con i nostri limiti che Egli ci viene incontro e si fa riconoscere. Chiediamo al Signore, per l’intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa, la grazia di non cadere mai nella tentazione di pensare di poter fare a meno degli altri, di poter fare a meno della Chiesa, di poterci salvare da soli, di esseri cristiani di laboratorio. Al contrario non si può amare Dio, senza amare i fratelli, non si può essere in comunione con Dio senza esserlo nella Chiesa, e non possiamo essere buoni cristiani se non insieme a tutti coloro che cercano di seguire il Signore Gesù, come un unico popolo, un unico corpo, e questo è la Chiesa.

Nella Chiesa non esistono i «battitori liberi»
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