La parola del Papa
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Papa Giovanni XXIII, un «conduttore condotto»

Lunedì 3 giugno Papa Francesco ha incontrato, nella Basilica Vaticana, tremila pellegrini bergamaschi in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Giovanni XXIII.

Il mondo intero - ha esordito - aveva riconosciuto in Papa Giovanni un pastore e un padre. Pastore perché padre. Che cosa lo aveva reso tale? Per rispondere a questa domanda possiamo richiamarci al suo motto episcopale  «Oboedientia et pax» : obbedienza e pace. Angelo Giuseppe Roncalli era un uomo capace di trasmettere pace; una pace naturale, serena, cordiale; una pace che con la sua elezione al Pontificato si manifestò a tutti e ricevette il nome della bontà. E’ bello trovare un prete buono. Fu questo indubbiamente un tratto distintivo della sua personalità, che gli permise di costruire ovunque solide amicizie e che risaltò un modo particolare nel suo ministero di Rappresentante del Papa, svolto per quasi tre decenni, in Bulgaria, in Turchia e Grecia, e in Francia, spesso a contatto con ambienti e metodi assai lontani da quell’universo cattolico nel quale era nato e si era formato. Proprio in quegli ambienti si dimostrò un valido promotore di unità, dentro e fuori la comunità ecclesiale, aperto al dialogo con i cristiani di altre Chiese, con esponenti del mondo ebraico e musulmano e con molti altri uomini di buona volontà. Papa Giovanni trasmetteva pace perché aveva un animo profondamente pacificato: lui si era lasciato pacificare dallo Spirito Santo. E quest’animo pacificato era stato frutto di un lungo e impegnativo lavoro su se stesso, lavoro di cui ci è rimasta abbondante traccia nel Giornale dell’Anima.

Se la pace è stata la caratteristica esteriore - ha detto ancora il Pontefice - l’obbedienza ha costituito per Roncalli la disposizione interiore: l’obbedienza, in realtà, è stata lo strumento per raggiungere la pace. Anzitutto essa ha avuto un senso molto semplice e concreto : svolgere nella Chiesa il servizio che i superiori gli chiedevano, senza cercare nulla per sé, senza sottrarsi a nulla di ciò che gli veniva richiesto. Attraverso quest’obbedienza Roncalli ha però vissuto anche una fedeltà profonda, che potremmo definire, come lui avrebbe detto, abbandono alla divina Provvidenza. Egli ha costantemente riconosciuto, nella fede, che attraverso quel percorso di vita in apparenza guidato da altri, Dio andava disegnando un suo progetto. Papa Giovanni era un uomo di governo, era un conduttore. Ma un conduttore condotto, dallo Spirito Santo, per obbedienza.

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