La parola del Papa
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Pietro Favre, modello di santa inquietudine

Venerdì 3 gennaio Papa Francesco si è recato nella Chiesa del Gesù, in occasione della memoria liturgica del Santissimo Nome di Gesù, che costituisce il «titolo» dell’Ordine fondato da Sant’Ignazio di Loyola, soffermandosi, tra l’altro, sulla figura di Pietro Favre (1506-1546), modello di santità sacerdotale nella Compagnia, canonizzato il 17 dicembre scorso, che fu il compendio vivente dei caratteri spirituali e apostolici che rendono un gesuita aderente al suo dover essere.

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A cominciare dal cuore, vuoto e svuotato per amore, come fu quello di Cristo. Siamo chiamati a questo abbassamento - ha detto Papa Francesco - ad essere uomini che non devono vivere centrati su se stessi perché il centro della Compagnia è Cristo e la sua Chiesa.  Dio è il «Deus semper maior», il Dio che ci sorprende sempre. Per questo essere gesuita significa essere una persona dal pensiero incompleto, perché pensa guardando l’orizzonte che è la gloria di Dio sempre maggiore, che ci sorprende senza sosta. E’ questa l’inquietudine della nostra voragine. Bisogna cercare Dio per trovarlo, e trovarlo per cercarlo ancora e sempre. Solo questa inquietudine dà pace al cuore del gesuita, una inquietudine anche apostolica, che non ci deve far stancare di evangelizzare con coraggio. E’ l’inquietudine che ci prepara a ricevere il dono della fecondità missionaria. Senza inquietudine siamo sterili.

Il Pontefice ha voluto rammentare Pietro Favre, l’uomo dai grandi desideri, indeciso, mai soddisfatto, animato dal vero spirito che muove all’azione. E si è domandato se abbiamo grandi visioni e slanci, se siamo audaci, se lo zelo ci divora, oppure se siamo mediocri e ci accontentiamo delle nostre programmazioni apostoliche da laboratorio. Bisogna sempre ricordarsi che la forza della Chiesa non abita in se stessa e nella sua capacità organizzativa, ma si nasconde nelle acque profonde di Dio.

San Pietro Favre spese una vita intera per avere familiarità con Dio, per avere un cuore trapiantato in quello di Gesù. Fu fautore di dialogo nell’Europa divisa dalla riforma di Lutero, con l’arma tutta cristiana della dolcezza. Noi siamo piccoli, siamo peccatori, ma vogliamo militare  sotto i vessillo della Croce nella Compagnia insignita del nome di Gesù. Noi che siamo egoisti, vogliamo tuttavia vivere una vita agitata da grandi desideri. Rinnoviamo allora la nostra oblazione all’Eterno Signore perché con l’aiuto della sua Madre gloriosa possiamo volere, desiderare e vivere i medesimi sentimenti di Cristo.

Pietro Favre, modello di santa inquietudine
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