La parola del Papa
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Santa Teresa d’Avila, maestra di preghiera

Sabato 28 marzo Papa Francesco ha inviato una lettera a Padre Saverio Cannistrà, Preposito Generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, per i cinquecento anni dalla nascita di Santa Teresa d’Avila.

Santa Teresa - scrive il Papa - è soprattutto una maestra di preghiera. Nella sua esperienza è stata centrale la scoperta dell’umanità di Cristo. Mossa dal desiderio di condividere questa esperienza personale con gli altri la descrive, nell’Autobiografia, in maniera vivace e semplice, alla portata di tutti perché essa consiste in «rapporto d’amicizia… con chi sappiamo che ci ama».

Quella di Teresa non è stata una preghiera riservata unicamente ad uno spazio o ad un momento della giornata; sorgeva spontanea nelle occasioni più diverse. Era convinta del valore della preghiera continua, benché non sempre perfetta. La Santa ci chiede di essere perseveranti, fedeli, anche in mezzo all’aridità, alle difficoltà personali o alle necessità pressanti che ci chiamano. A partire dal suo incontro con Gesù, santa Teresa ha vissuto un’altra vita; si è trasformata in una comunicatrice instancabile del Vangelo. Desiderosa di servire la Chiesa, e di fronte ai gravi problemi del suo tempo, non si limitò ad essere una spettatrice della realtà che la circondava.

Nella sua condizione di donna e con le sue difficoltà di salute, decise (dice lei) «di fare quel poco che dipendeva da me…cioè di seguire i consigli evangelici con tutta la perfezione possibile e procurare che queste poche suore che stanno qui facessero lo stesso». Così cominciò la riforma teresiana e questa dimensione missionaria ed ecclesiale ha da sempre contraddistinto le Carmelitane e i Carmelitani Scalzi.

Come fece allora, anche oggi la Santa ci apre nuovi orizzonti, ci convoca per una grande impresa, per guardare il mondo con gli occhi di Cristo, per cercare ciò che Lui cerca e amare ciò che Lui ama. Santa Teresa sapeva che né la preghiera né la missione si possono sostenere senza un’autentica vita comunitaria, per la quale raccomandava, innanzitutto, la virtù dell’umiltà, che non è trascuratezza esteriore né timidezza interiore dell’anima, bensì conoscere ciascuno le proprie possibilità e ciò che Dio può fare in noi.

Il contrario è ciò che lei chiama «falso punto d’onore», fonte di pettegolezzi, di gelosie e di critiche, che nuocciono seriamente alla relazione con gli altri. L’umiltà teresiana è fatta di accettazione di sé, di coscienza della propria dignità, di audacia missionaria, di riconoscenza e di abbandono in Dio.

Santa Teresa d’Avila, maestra di preghiera
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