La parola del Papa
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Se la sete di potere diventa cupidigia

Mercoledì 14 febbraio Papa Francesco, all’udienza generale, ha rammentato l’episodio della vigna di Nabot, descritto nel Primo Libro dei Re, al capitolo 21.

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Ha osservato che la ricchezza e il potere sono realtà che possono essere buone e utili al bene comune, se messe al servizio dei poveri e di tutti, con giustizia e carità. Ma quando, come troppo spesso avviene, vengono vissute come privilegio, con egoismo e prepotenza, si trasformano in strumento di corruzione e morte. Acab, re d’Israele, vuole comprare la vigna di Nabot, ma quest’ultimo si rifiuta. Acab si sente offeso e sminuito nella sua autorità di sovrano; vedendolo così abbattuto la moglie Gezabele, la regina pagana, in modo spregiudicato decide di eliminare Nabot. Servendosi delle apparenze menzognere di una legalità perversa, con la fabbricazione di prove, riesce a far condannare a morte Nabot. Così il re s’impadronisce della vigna.

E questa non è una storia di altri tempi, è anche storia d’oggi, dei potenti che sfruttano la gente. È la storia della tratta delle persone, di chi lavora in nero e con il salario minimo per arricchire i potenti. È la storia dei politici corrotti che vogliono più e più e più! Ecco dove porta l’esercizio di un’autorità senza rispetto per la vita, senza giustizia, senza misericordia. Ecco a cosa porta la sete di potere: diventa cupidigia che vuole possedere tutto. Dio, però, è più grande della malvagità e dei giochi sporchi fatti degli esseri umani. Nella sua misericordia invia il profeta Elia per aiutare Acab a convertirsi. Dio vede questo crimine e bussa anche al cuore di Acab e il re, messo davanti al peccato, capisce, si umilia e chiede perdono. Il Signore accetta il suo pentimento; tuttavia, un innocente è stato ucciso, e la colpa commessa avrà inevitabili conseguenze. Il male compiuto infatti lascia le sue tracce dolorose, e la storia degli uomini ne porta le ferite.

La misericordia mostra, anche in questo caso, la via maestra che deve essere perseguita. La misericordia divina è più forte del peccato degli uomini. Noi ne conosciamo il potere, quando ricordiamo la venuta dell’Innocente Figlio di Duo che si è fatto uomo per distruggere il male con il suo perdono. Gesù Cristo è il vero re, ma il suo potere è completamente diverso. Il suo trono è la croce. Lui non è un re che uccide, ma al contrario dà la vita. Il suo andare verso tutti sconfigge la solitudine e il destino di morte a cui conduce il peccato. Cristo con la sua vicinanza porta i peccatori nello spazio della grazia e del perdono.

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