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Il dibattito sulla presenza in politica dei cattolici

«La vera politica? Non può fare a meno dell’esperienza cristiana»

Una lettera di Matteo Renzi pubblicata a metà aprile in prima pagina e con grande risalto dal quotidiano La Repubblica ha riproposto in maniera emblematica, di fronte allo snodo decisivo per il futuro politico-istituzionale del nostro Paese, la grande questione del rapporto fra appartenenza religiosa e impegno politico.

Percorsi: Matteo Renzi - Politica
Parole chiave: cattolici (278)

«La vera politica? Non può fare a meno dell’esperienza cristiana»

L’occasione per l’intervento del Sindaco di Firenze scaturiva dalle concitate fasi dell’elezione del Presidente della Repubblica e dal suo no alla candidatura di Franco Marini, proposto – a suo dire – «in quanto cattolico». «Mi sembra gravissimo e strumentale – aveva scritto Renzi – il desiderio di poggiare sulla fede religiosa le ragioni di una candidatura a custode della Costituzione e rappresentante del Paese». E ancora: «I politici che si richiamano alla tradizione cattolica sono spesso propensi a porsi come custodi di una visione etica molto rigida. Non c’è peggior rischio di incrociare il cammino con i moralisti, specie quelli senza morale. Personalmente dubito di chi riduce il cristianesimo a insieme di precetti, norme etiche alle quali cercare di obbedire e che il buon cristiano dovrebbe difendere dalle insidie della contemporaneità. Questo atteggiamento, così frequente in larga parte del mondo cattolico, è a mio giudizio perdente».

A questa lettera aveva replicato sul quotidiano Libero, Antonio Socci. «Per te – chiedeva a Renzi – il cristianesimo c’entra con il tuo impegno politico? Il pensiero politico ha qualcosa da dire sulla società e l’Europa di oggi o è totalmente irrilevante e limitato ad un ambito privato e intimistico?».

E lo stesso Socci in un’intervista apparsa su Tempi ribadiva: «Io so che la fede di Matteo è sincera e convinta. Però dovrebbe almeno sapere che dalla fede discende un’antropologia, una visione della società e dei problemi degli uomini; che c’è una ricchezza di magistero e di elaborazione culturale e politica dei cattolici impegnati; che lui non può pensare di arrivare ai vertici di un partito e far finta che tutto questo non esista».

Il punto centrale è proprio questo: la fede deve essere relegata esclusivamente alla sfera personale, perché altrimenti rischia di divenire motivo di ostacolo al dialogo e al confronto? Oppure è proprio nella chiarezza e nella coerenza con la propria appartenenza che è possibile l’incontro con chi la pensa diversamente da noi, per trovare momenti di sintesi e di mediazione costruttiva? È evidente che per quanto mi riguarda – pur condividendo le preoccupazioni di Matteo Renzi circa i rischi di strumentalizzare in politica la propria fede personale – concordo con molte delle argomentazioni di Socci che trovo ragionevoli ed efficaci. Non c’è dubbio che la fede è anche antropologia, un’idea dell’uomo, della sua storia, del suo destino. Non a caso – come ricordava Socci nella sua lettera – un cattolico come Giorgio La Pira è stato il grande ispiratore dell’articolo 2 della nostra Costituzione, quello che proclama «i diritti inviolabili dell’uomo». Ecco allora il contributo della fede: può aiutare la politica ed i politici a capire meglio chi è l’uomo, l’individuo e quali sono i suoi diritti inviolabili e la sua intangibile dignità.

È evidente che risulterà che non tutti saranno concordi sul concetto di uomo e, di conseguenza, su quali dovrebbero essere i suoi diritti fondamentali. Con il paradosso di definire e sostenere come diritti semplici pulsioni o desideri egoistici e magari di ignorare, se non addirittura negare completamente diritti sulla carta assolutamente intangibili. Sta al politico cattolico, utilizzando gli strumenti usuali della politica, impegnarsi perché le giuste concezioni, secondo le regole della democrazia, trovino realizzazione. Nella convinzione che la battaglia non è per l’affermazione di principi fideistici di parte, ma per la difesa di una precisa concezione dell’uomo e della storia. E ciò nell’interesse di tutta la società intera.

Ha ragione perciò Socci: da Matteo Renzi, nei confronti del quale anch’io non nascondo una istintiva simpatia – è giovane, brillante, «veloce» – è doveroso attendersi di più dalla sua mai nascosta sincera e convinta fede personale. Perché fra il militare in un partito nel quale non pochi sono rimasti all’anticlericalismo dell’ottocento e l’ostentazione opportunistica e faziosa della propria appartenenza religiosa, sia possibile viceversa dimostrare, con orgoglio, sincera convinzione e naturalezza, la propria fede, proprio attraverso scelte e comportamenti che siano occasione non di divisione e di scontro ma addirittura di dialogo e di crescita.

I tempi sono maturi per questo salto di qualità culturale e politico nel nostro Paese: è possibile colmare fossati che appartengono fortunatamente ad epoche lontane, e trovare viceversa occasioni di dialogo, di convergenza, di sintesi, di autentica mediazione. È quello che nobilita la politica, che la rende costruttiva, che dimostra la sua ragionevolezza, efficacia ed anche concretezza. Cioè esattamente quello che la gente chiede – assai più che in passato – ai suoi rappresentanti. Come pensare allora, proprio in questa fase di grandi novità e rinnovamento, di poter fare a meno dell’esperienza cristiana? Cosa c’è viceversa di più concreto e di più ragionevole che attingere alla cultura e alla tradizione che scaturisce dalla fede per mettere al centro, ovviamente nelle modalità più corrette, proprio la persona, il cittadino? E cosa di più efficace che lavorare, impegnarsi, tutti insieme, per tutelare, difendere, promuovere la dignità ed i diritti fondamentali di ogni uomo? Diritto al lavoro, alla casa, alla salute, all’istruzione… Cominciando prima di tutto dai più poveri, da più emarginati, da più deboli… Dal disoccupato come dall’emigrato, dall’anziano non autosufficiente come, magari, dal bambino non ancora nato… Nessuno escluso! Questa è la politica più nobile. Anzi: l’unica vera politica! Che ovviamente non potrà rinunciare alla necessità che ci sia almeno «qualcuno» che ricordi e faccia presente che dell’ispirazione cristiana non si può assolutamente fare a meno. Certamente sarebbe triste se a dimenticare – come dice lui stesso – «che l’ispirazione religiosa possa essere molto utile alla società» fosse proprio un «giovane di grandi speranze» come Matteo Renzi… Che – ne sono convinto – non sarà «l’ennesimo politico cattolico che – pur simpatico e giovane – svende la sua fede per conquistare la poltrona di Palazzo Chigi»… Almeno lo spero…

* consigliere regionale Udc

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