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Lo stravolgimento di un popolo

Pubblichiamo il testo integrale di una lunga riflessione sulla situazione del nostro Paese e della Chiesa italiana, che ci ha inviato un sacerdote fiorentino. Sul numero 46 del settimanale Toscana Oggi è stata pubblicata, a pagina 4, come «intervento» una sintesi di questo contributo.

Percorsi: Italia - Politica

Carissimi fratelli,

quando il Presidente della Repubblica Napolitano ha incontrato Papa Francesco ha detto che in questo paese il clima è avvelenato. Il Presidente, ormai condizionato dai giochi di un mondo autoreferenziale e separato da ogni concretezza come quello politico attuale, alludeva ovviamente al solito teatrino dei partiti, ai conflitti veri o presunti fra i vari gruppi o leader, e non si è reso forse ben conto del significato e della portata effettiva della sua espressione, anche perché in nessun intervento né precedente né successivo ne ha mai sviluppato le reali implicazioni. Ha proclamato, anche lui a sua insaputa, una grande verità della nostra condizione di popolo, della quale purtroppo non sentiamo molto parlare nei «moniti» e nelle «prediche» che riempiono i maggiori spazi comunicativi.

In questi ultimi tempi siamo stati costretti a dover sopportare l’ennesimo indegno spettacolo di vomitevole indecenza etica del ceto dirigente, dal quale purtroppo siamo in buona parte ben rappresentati: una fiera dove la menzogna viene servita in tutte le salse possibili, a discapito di quelle situazioni reali in cui versa il tessuto sociale, che gridano vendetta al cospetto di Dio e della Storia. I veri conflitti, non sono e non sono mai stati fra gli appartenenti al ceto partitico, quasi sempre di nascosto in accordo per spartirsi potere e risorse facendo finta ufficialmente di contrastarsi. Per chi segue e studia le questioni vere, non quelle apparenti continuamente utilizzate come arma di distrazione di massa dal metodo berlusconiano ormai sfruttato da tutti, i risultati delle analisi, mostrano con evidente chiarezza il livello di avvelenamento e di disgregazione della maggior parte del tessuto vitale di questo paese, che è potuto crescere progressivamente negli ultimi decenni anche grazie al silenzio complice di chi avrebbe dovuto svolgere un ruolo di sentinella, compreso ahimé buona parte del clero.

Il veleno che è penetrato nell’aria, nel suolo, nell’acqua, negli animali, negli alimenti, che ha cancellato intere risorse ambientali e paesaggistiche e di lavoro umanizzante, che ha trasformato le persone e i valori in semplice merce, asservendo anche interi pezzi dello Stato a un modello economico disumano quando non alla stessa criminalità organizzata, è il medesimo che ha devastato e fatto imputridire le coscienze individuali. L’annidamento e l’attecchimento della infezione è lì.

Papa Francesco ha parlato molte volte della corruzione, distinguendola dal peccato singolo personale, come di un cancro che nemmeno la misericordia riesce ad estirpare perché esso ha quasi del tutto annichilito la coscienza. Dove comincia la corruzione? Comincia quando non si agisce e si parla più per amore della verità e della giustizia ma per la convenienza e l’opportunismo a vantaggio di un qualche interesse o equilibrio di potere. Guardiamoci dentro e vediamo quante volte anche noi siamo stati condizionati da ragionamenti e calcoli apparentemente legittimi, ben costruiti, ma perversi.

Ma quale esempio possono ricevere i giovani per affrontare un futuro, dovendo  assistere a spudorate e indegne blindature e giustificazioni di casi immondi come quello di una ministra Cancellieri, che non solo ha palesemente calpestato ogni principio di etica pubblica con le sua appassionata solidarietà a dei soggetti tra i più spregevoli nel panorama industriale italiano, ma in quanto sponsorizzata da simili personaggi nemmeno mai avrebbe dovuto assumere alcun incarico istituzionale? Che speranze può nutrire uno che sta crescendo al vedere come molte istituzioni laiche ed ecclesiastiche si siamo prostrate e svendute negli anni a soggetti criminali come i Riva e compagni  che si sono arricchiti selvaggiamente seminando sistematicamente morte e disperazione? Infatti se si indaga sulle aspirazioni di molti adolescenti si vede come sono stati semplicemente assorbiti i modelli di arrivismo menefreghistico veicolati da certe figure che vanno per la maggiore e dalla impostazione generale del sistema comunicativo che non ci parla mai, a parte qualche raro giornalista, delle vere cause del degrado. Che speranza ci può essere di fronte a istituzioni che invece di mandare l’esercito a presidiare la terra dei fuochi e ogni altro luogo massacrato dalla camorra, scaglia i soldati e i poliziotti contro chi si oppone a scelte discutibili e antieconomiche nelle quali la volontà dei cittadini è stata scavalcata?

Che solidarietà diamo alla gente e ai parroci di quella terra? O che fiducia si può recuperare di fronte agli straziati paesi della Sardegna dove amministratori e abitanti si sono alleati in un patto scellerato per eludere e abolire ogni vincolo idrogeologico, andando così incontro a morte certa per un pugno di denaro e cemento? Come possiamo credere in uno Stato che intende far cassa sulle tragedie personali e familiari promuovendo la dipendenza dal gioco d’azzardo e  non riuscendo nemmeno a recuperare i suoi crediti da concessionari senza scrupoli?

Come si può far finta di nulla di fronte alla tragedia annunciata di Prato dove si sapeva da anni che tipo di schiavismo veniva praticato dagli imprenditori cinesi per produrre a quei costi irrisori che ci fanno tanto comodo, in un meccanismo di usa e getta continuo di ogni prodotto, salvo poi ora piangere le vittime quando non abbiamo preteso una legalità che per motivi oscuri nemmeno le forze dell’ordine hanno mai provato a imporre? (Ma forse l’altra faccia della medaglia cinese è il nostro modo di vivere).

Come si possono ritenere credibili coloro che strumentalizzano la tragedia di tanti carcerati in condizioni sub-umane per vili calcoli immagine politica, di favoritismo, impunità e delegittimazione della autorità giudiziaria, senza mai promuovere né attuare da decenni riforme reali?

Mentre certe mummie plastificate riempiono ancora di sé e della propria disperata vanità gli schermi televisivi e le penose discussioni da bar, ci rendiamo ben conto in che stato è l’Italia e la coscienza di un popolo? Cosa ne abbiamo fatto della fatica sapiente dei Costituenti, primo fra tutti Giorgio La Pira, che ci lasciarono in eredità gli strumenti indispensabili per organizzare in modo degno la convivenza sociale e la cosa pubblica? Tutta la prima parte della Costituzione è stata, nelle scelte di chi è venuto dopo, quasi del tutto tradita e rinnegata .Gli ideali dei Padri hanno resistito molto poco. La primaria destinazione che la proprietà privata e l’impresa economica avrebbero dovuto avere a vantaggio del bene comune, nel solco della dottrina e tradizione cristiano-sociale, oggi ha ceduto completamente il passo alla mera esaltazione dell’arbitrio assoluto da parte di lobby finanziarie e tecnologiche, società multinazionali e singoli super- ricchi, espropriando il popolo della sua sovranità . A questi soggetti si vorrebbero tuttora svendere i beni comuni, e anche in una certa forma quelli culturali ed artistici ritenendo che solo le privatizzazioni forzate consentano di gestire il patrimonio. Infatti la nostra bisognerebbe chiamarla ormai non più res-publica ma res-privata, facendoci in qualche caso rimpiangere i Borboni, gli Asburgo e i Lorena. Con le gestioni clientelari e insensate si sono prima spolpati e deprezzati i beni di tutti, per poi poterli cedere a prezzo di saldo. Di questo passo anche i pompieri, la polizia, i carabinieri, la guardia forestale, saranno trasformati in aziende e ceduti a società estere di gestione. Già è scandaloso che un ospedale pubblico debba essere una azienda che fa dei profitti e non un servizio. Ma i disastri peggiori sono avvenuti dentro le anime, perché si è andato affermando sempre di più un criterio morale utilitaristico che ha quasi completamente oscurato l’orizzonte del bene comune e il primato della persona umana. Un criterio per il quale non si deve più rendere conto a nessuno, neppure alla propria coscienza delle scelte, via via effettuate solo in base a ciò che risulta più facile e comodo sul momento. Ecco perché per un desiderio sfrenato del denaro, si sono potute calpestare e distruggere risorse naturali e culturali che mai prima nessuno avrebbe osato intaccare e che non sono facilmente recuperabili.

Ecco perché la possibilità stessa di una educazione è fortemente compromessa a livello della famiglia e anche della scuola. E’ la stessa scala dei valori ad essere stata ribaltata . Ne è riprova il rilievo che viene dato ormai in modo macroscopicamente esagerato alla patologica ossessione di una parte di popolo per una unica attività: il calcio,che non è più genuino sport, ma un prodotto ormai asservito alla pura rendita economica e d’immagine e alla violenza continua. Un vero e proprio moloch idolatrico che insieme al gossip martellante contribuisce a stordire la gente e a distrarla dalle vere priorità anche positive della propria esistenza. Mezzi tecnologici sempre più raffinati creano spesso l’illusione della autonomia e indipendenza mentre tendono ad asservire ancora di più il soggetto alla loro presunta onnicomprensività funzionale, stravolgendone le percezioni relazionali e proiettandolo in dimensioni completamente artificiali che finiscono per rendere insignificante la vita concreta o per gravarla di ulteriori problemi.

Parafrasando il testo della Evangelii Nuntiandi di Papa Paolo VI (n.19), è in atto da decenni una vera e propria corruzione dei criteri di giudizio, dei valori determinanti,dei punti di interesse, delle linee di pensiero,delle fonti ispiratrici e dei modelli di vita dell’umanità, che ormai non solo sono in contrasto con la Parola di Dio, ma con ogni elementare esigenza veritativa e di buon senso. Su molta stampa e negli interventi di chi ha potere mediatico viene operato un ribaltamento sistematico della realtà così da far apparire i delinquenti dei perseguitati, gli approfittatori dei benefattori, i carnefici delle vittime, i critici e gli indignati dei sovversivi. Ciò è profondamente iniquo e inaccettabile.

Di fronte a tutto questo la Chiesa che è in Italia come si è posta e come si pone? Se si vuole essere onesti la risposta a questa domanda è alquanto complessa e dolorosa. Papa Francesco ha ricordato a tutti che la Chiesa deve essere come un «ospedale da campo», strumento del soccorso divino all’umanità ferita. Ma come ogni ospedale che si rispetti essa deve offrire subito un pronto intervento alle vittime di malattie ed epidemie, ma nello stesso tempo domandarsi quali sono le cause che provocano tante sofferenze, studiare queste cause, denunciarle con forza e chiarezza senza ambiguità o tentennamenti. Come sta facendo il Santo Padre proprio ora, anche nella Evangelii Gaudium, con ogni suo intervento, chiamando ogni cosa con il suo nome e non temendo di urtare la suscettibilità dei potenti.

In un mondo dove ci sono leader politici che non esitano a fare spudoratamente l’elogio pubblico della «avidità» come motore dell’economia e della società (cfr. Sindaco di Londra) chi crede e ama e spera non può che seguire l’invito del Papa ad andare controcorrente e a sovvertire le situazioni che non corrispondono al progetto di Dio e alla giustizia, promuovendo scelte forti di cambiamento.

I giovani hanno bisogno di sviluppare degli anticorpi, delle difese immunitarie contro lo stravolgimento del pensiero e del creato, e formarsi dei recettori positivi per distinguere nuovamente il bene dal male e saper far tesoro di quello che è nobile e giusto e che veramente merita di essere apprezzato. Che testimonianza gli diamo come Chiesa Italiana? Come clero?

Quando si sentono le interviste dei vertici della Conferenza episcopale rimaniamo fortemente perplessi e amareggiati perché ciò che viene messo in evidenza è semplicemente e troppo spesso la ripetizione meccanica di giudizi e valutazioni di singoli esponenti che sembrano avere a cuore gli equilibri politici, piuttosto che la testimonianza schietta sui fatti e sulla verità. Quando un Presidente CEI, intervistato dalla TV, di fronte allo sfascio morale incombente richiama semplicemente l’esigenza della cosiddetta «stabilità» nello stesso modo come la potrebbe citare il capo del governo in carica, dà testimonianza di qualcosa? Si accoda semplicemente alla interpretazione del manovratore di turno, mentre aveva l’occasione di fare appello al risveglio delle coscienze! Infatti è paradossale che certi prìncipi della chiesa dicano le cose che contano solo in contesti secondari, sommessamente, poi quando ce ne sarebbe l’occasione di fronte a un uditorio di milioni di persone si vergognino di quei loro stessi pensieri, di quelle loro stesse analisi, si lascino prendere da una sorta di timore nei confronti del sistema e non producano alcun intervento meritevole di attenzione. La Parola di Dio invece proclama che a chi fu affidato molto sarà richiesto molto di più. Chi ha ricevuto più potere, più onore, più visibilità è molto più responsabile dei suoi silenzi e delle sue parole di fronte a Dio e alla storia.

Perché il nostro episcopato italiano in tutto il ventennio in cui l’apparato mediatico e di potere del berlusconismo ha devastato la coscienza e la percezione morale di un popolo, invece di intervenire con autorevolezza e incisività ha di fatto e complessivamente quasi sempre taciuto?

Perlomeno riguardo al silenzio d’insieme nei confronti del fascismo c’era la giustificazione storica che la conferenza episcopale allora non esisteva e ogni vescovo andava in ordine sparso barcamenandosi fra gli eccessi della dittatura e l’auspicio di una nuova possibile convivenza fra Stato e Chiesa. Ma per questo ultimo ventennio non ci sono giustificazioni plausibili se non il mero avvallo di equilibri in funzione di vantaggi alle opere e ai progetti delle istituzioni ecclesiastiche . Ma nel mondo attuale globalizzato questo criterio non appare più credibile ed è addirittura controproducente nei paesi occidentali, conducendo a risultati opposti di quelli che intendeva perseguire.

Anche le esigenze della bioetica per le quali ingenuamente si è pensato che certi personaggi politici potessero intervenire con convinzione, sono state interpretate in modo così miope e restrittivo da renderci incapaci oggi di comprendere cosa è accaduto ai sistemi vitali di intere regioni del paese che si trovano all’esaurimento totale delle proprie possibilità di sussistenza. Come se lo scempio sistematico dell’ambiente e del creato avesse a che fare meno di altre azioni con il quinto comandamento e la morale cattolica!

Ci si lamenta spesso che non ci sono vocazioni sacerdotali religiose, missionarie in Italia.Ci sarà un motivo? Forse che il Signore non chiama più le persone? E’ colpa sua? Ma se i giovani non hanno davanti agli occhi e non ascoltano parole vere, appassionate, autentiche che entrano nelle loro ferite per tirane fuori le cause profonde, non colgono gesti che mettono inciampo agli arroganti che vogliono divorare la terra, che prendono le difese dei poveri e degli assetati di giustizia, facendo intuire che un altro modo di vivere è possibile..come potranno fare, quei giovani, delle scelte audaci? Giorni fa abbiamo letto il libro dei Maccabei, il nostro è un tempo simile di singolare idolatria e simonia senza precedenti, dove si fa commercio e scempio delle cose più nobili e sante. Se chi ha ricevuto il dono dell’anzianità non è un testimone disposto a rimetterci in termini di potere per l’annuncio del vangelo, che incoraggiamento ne potranno avere tutti gli altri?

Forse c’è da rivedere qualcosa nell’apparato ecclesiastico: se sempre meno pastori provenienti dai campi sporchi della vita assumono funzioni alte di governo, sempre meno giovani verranno richiamati da voci calde e appassionate del vangelo, della verità e della giustizia. Udranno solo noiose risonanze da discorsi di circostanza prodotti da eruditi quanto freddi burocrati. Ecco perché Papa Francesco splende e stupisce così tanto! Da quell’anziano Vescovo argentino elevato al soglio di Pietro siamo condotti a guardare sul serio dentro la nostra vigna, come voleva il Concilio.

E la nostra Chiesa Fiorentina? Cosa esprime in questi tempi? Che contributo porta prima di tutto al riscatto della autentica tradizione e vitalità della città e poi alla chiesa intera? Delle volte mi sembra che non si abbia da esprimere nulla di significativo in un contesto così stravolto dove centro urbano e contado non hanno più relazione e nasce una nuova entità composta da tanti ghetti etnico-culturali-esistenziali-economici-politici separati fra loro, dove sotto sotto, si ha l’impressione che chi prende le decisioni sia una nuova forma di raffinata consorteria massonica.

Però tra poco il nostro giovane sindaco si accingerà ad assumere nel bene e nel male, a torto o a ragione, ruoli sempre più consistenti di potere a livello nazionale. Siamo consapevoli di essere trascinati volenti o nolenti su una ribalta non scevra da equivoci profondi?

Nel 2015 dovremo poi accogliere, non per nostra scelta, il convegno ecclesiale della Chiesa italiana sul tema del Nuovo Umanesimo in Cristo, come ci prepariamo? Quel tema rimarrà un capzioso e altisonante slogan? Sarà un polpettone-passerella, una confluenza di compiacimenti ecclesiastici che produrrà documenti inconcludenti funzionali alle varie carriere emergenti, oppure una occasione di autentica verifica e svolta innovatrice? Delle volte ho l’impressione che il caso Cantini e le sue ombre lunghe ci abbiano reso sterili e rassegnati, abili si nella terapia di mantenimento di tanti percorsi pastorali consolidati, ma incapaci a pronunciare una forte parola condivisa sui temi decisivi del nostro tempo. Citiamo, celebriamo, rammentiamo, La Pira, Facibeni, Milani, Dalla Costa… e ce ne sono tantissimi altri ai quali sappiamo di dovere il meglio di noi…ma delle volte sembra che i loro esempi, la loro tormentata fatica non conti più nulla per le scelte di oggi.

La sensazione di insignificanza la si prova spesso nel nostro ambito, nonostante lo studio, l’ascolto delle esperienze dirette, il tentativo di agire e stimolare un dialogo critico.

Ma comprendo, i nostri ritmi sono serrati, il tempo poco. Io, come disse quel vecchio parroco al piccolo Angelo Roncalli, faccio quello che posso con i mezzi che ho. Comunque buon Avvento e Natale 2013 a tutti, buon proseguimento del cammino. Auguri per gli sforzi positivi di tutti e tanta solidarietà per i pesi che ciascuno porta. Il Signore certamente colmerà con la sua misericordia le nostre lacune, per questo c’è tanta speranza, ma prima lascerà anche che i nodi della storia vengano al loro pettine, quando sarà il momento.

*parroco di Badia a Settimo (Fi)

Lo stravolgimento di un popolo
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Franco Masini 07/07/2014 19:42
"...sono entusiasta ma con il pianto nel cuore..."
".....Comunque buon Avvento e Natale 2013 a tutti, buon proseguimento del cammino. Auguri per gli sforzi positivi di tutti e tanta solidarietà per i pesi che ciascuno porta. Il Signore certamente colmerà con la sua misericordia le nostre lacune, per questo c’è tanta speranza, ma prima lascerà anche che i nodi della storia vengano al loro pettine, quando sarà il momento." questo é il finale della Sua lunga lettera-sfogo carissimo Don Carlo che mi ha fatto piangere, lagrimare. Si perché in essa percepisco la delusione, la disfatta e l'amara rassegnazione verso un Paese , il Nostro, che non potrà più diventare quello che era. "Timorato di Dio" e dunque risettoso e della vita e delle cose. Non inquinava, non distruggeva, non ucciddeva, non bruciava e non consumava senza criterio, ma era parco, paziente, costante nelle preghiere, nei riti, nella fiducia nella sua Chiesa nella quale attingeva la forza per fare ciò che gli bastava per vivere e fare il proprio dovere. Senza compromessi, senza tentennamenti, senza lamenti né pretese, ma accettando tutto in previsione di una vita migliore, Il Paradiso!" Franco

*parroco di Badia a Settimo (Fi

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