Lettere al Direttore
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A proposito di società per azioni bancarie e credito cooperativo

Dopo l'intervista al direttore generale di ChiantiBanca e gli altri servizi sul sistema bancario, ci scrive Gianfranco Tilli, già direttoire della Federazione toscana delle banche di credito cooperativo.

Percorsi: Banche - Economia
Banche di credito cooperativo

Caro direttore, ho letto con interesse i servizi sul credito. Chi segue con attenzione le vicende bancarie può trarre utili indicazioni. Ti prendo un po’ di tempo per alcune mie brevi considerazioni. Vincenzo Umbrella ha sintetizzato con precisione la situazione del sistema bancario (ammalato di tassi a rendimento zero, di inflazione e crescita zero, di rendimento dei titoli sovrani zero, di sofferenze…). Sui derivati detenuti da banche estere aggiungo che anche alcune banche italiane hanno derivati nel loro portafoglio anche se non in misura rilevante come altri istituti stranieri, vedi Deutsche Bank.

Ciò premesso non condivido lo scenario che l’amico Andrea Bianchi dipinge nella sua intervista per motivare la scelta del consiglio di amministrazione di ChiantiBanca: la costituzione di una spa bancaria anziché proseguire l’attività come cooperativa di credito sostenendo, per tale operazione, anche l’onere di una fiscalità straordinaria del 20% sull’ammontare della cospicua riserva indivisibile. La Bcc, come società cooperativa, credo rimanga in vita solo per conservare la riserva indivisibile formata con la detassazione degli utili che altrimenti andrebbe devoluta, come previsto dalla legge, ai Fondi per lo sviluppo della cooperazione. Può comunque contare su un patrimonio che, seppure decurtato del prelievo fiscale, è importante per la sottoscrizione dei capitali necessari per la costituzione della nuova banca. La spa bancaria, di cui non conosco il business model, sembra nascere con tanti buoni propositi che, a mio avviso, possono soddisfare mire egocentriche sul territorio regionale ma non realizzano appieno uno stato di sicurezza cui mirano i risparmiatori previdenti.

Ogni lettore farà le sue considerazioni sulla scelta fatta dagli organi deliberanti della Bcc ChiantiBanca. Senza dubbio una cosa è gestire una banca con fini mutualistici, un’altra cosa è gestire una banca con criteri capitalistici.

Dal mio canto mi soffermerò sulle ultime due risposte date dal direttore Bianchi nel corso dell’intervista. Sulla redditività delle banche Bianchi non commenta e si limita a dire come verranno distribuiti i dividendi. Ha fatto bene perché in prospettiva non si vede una crescita economica del nostro Paese e quindi i conti economici delle banche sono destinati a peggiorare. È evidente il fatto che la crescita (fortemente dipendente dalla Germania) non decolla. Anche il mercato immobiliare ristagna e questo non consente un rapido recupero dei crediti in sofferenza. Ciò nondimeno il progetto di ChiantiBanca prevede una banca autonoma di relazione regionale e di fronte alla constatazione che la nuova spa bancaria sarà una piccola realtà, Bianchi osserva che «siamo meno piccoli se si guarda al mondo delle Bcc». In verità mi sembra che ChiantiBanca sarà comunque una piccola banca mentre le altre Bcc formeranno un gruppo che sarà la terza realtà del sistema bancario italiano. Il Gruppo verrà costruito, fra l’altro, in un quadro già delineato di garanzie e di controlli efficaci preservando l’autonomia di ogni singola banca cooperativa secondo appositi contratti di coesione.

Conoscendo i sentimenti valoriali e la prudenza del Consiglio di amministrazione di ChiantiBanca nonché l’onestà intellettuale e la professionalità del direttore Bianchi, immagino che il loro progetto tenga aperte più porte, magari un progetto B con la previsione di aggregazioni con altre banche o accordi significativi con partners di grande livello. Personalmente auspico, sia pure in tempi successivi, un ingresso di ChiantiBanca nella holding nazionale del credito cooperativo nella quale Andrea Bianchi potrebbe portare il contributo del suo ricco bagaglio culturale anche per accelerare opportuni cambiamenti ai vertici degli organismi centrali.

Chiudo con una mia valutazione sulla solidità delle banche italiane. Al momento non vedo grandi rischi, ma in questo mondo impazzito – in tutti i sensi – devo tenere conto del fatto che nelle banche italiane i crediti deteriorati son tanti e tantissimi sono i titoli obbligazionari di stato in portafoglio. Il debito pubblico italiano è storicamente fuori dai parametri europei e ha ripreso a crescere, come evidenziato recentemente da Banca d’Italia. Solo con la ripresa economica si possono migliorare gli attivi bancari e ridurre il debito pubblico rimborsando i titoli senza emetterne dei nuovi.

Per le banche italiane oggi in difficoltà vedo assai problematico un intervento dello Stato. L’intervento andava previsto e fatto tempo addietro a seguito della comunicazione del 1 agosto 2013 della DG competition sugli aiuti di Stato oppure quando fu impostata la legge del cd bail-in, una modalità perversa per risanare i bilanci delle banche cui accenna anche Umbrella nel suo editoriale. Adesso sono già attivi e funzionanti gli organi previsti dalla direttiva BRRD (Bank recovery and Resolution Directive) che dovrebbero procedere alla soluzione delle crisi aziendali attuando la vigente normativa.

Osservo infine che si discute molto di banche italiane e di banche tedesche dimenticando che sullo scacchiere europeo ci sono importanti gruppi bancari di altri Paesi: Francia, Spagna, Belgio, Olanda, Austria…

Il 29 luglio p.v. verranno resi noti i risultati dello stress test EBA e saremo allora in grado di prendere nota della situazione delle più grandi banche europee che coprono circa il 70% del settore bancario. In Italia sarebbero coinvolte 5 banche, 10 sono le banche tedesche coinvolte, 3 danesi, 6 spagnole, 6 francesi, 4 olandesi, 4 svedesi, 4 inglesi, 2 austriache. Le banche più piccole saranno esaminate dalle autorità competenti secondo l’assessment annuale.

Gianfranco Tilli

Ringrazio l’amico Gianfranco Tilli, già presidente di Confcooperative Toscana e direttore della Federazione toscana delle Banche di credito cooperativo, per questo suo contributo a un dibattito sicuramente interessante, anche se in alcuni passaggi potrebbe sembrare un po’ per addetti ai lavori. Ma non è così, perché tutti noi abbiamo a che fare con le banche e le cosa non sempre ci lascia tranquilli, soprattuto dopo le ben note vicende che hanno riguardato e riguardano istituti di credito nati o presenti sul nostro territorio regionale. Il nostro compito, come giornale, rimane quello auspicato anche da Tilli e cioè fornire informazioni perché i nostri lettori possano fare le loro considerazioni e le loro scelte. Per questo abbiamo realizzato il primo piano della scorsa settimana su ChiantiBanca, sulle Bbc e sul Monte dei paschi di Siena, oltre a proporre un editoriale su quanto i risparmiatori possono ancora fidarsi delle banche, e ora diamo voce a chi vuole intervenire sull’argomento.

Andrea Fagioli

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