Lettere al Direttore
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Come avvoltoi sulla madre accusata dell’uccisione del figlio

Il caso dell'uccisione del piccolo Andrea Loris a Santa Croce Camerina (Ragusa) tiene banco da giorni sui media.

Percorsi: Mass media
Come avvoltoi sulla madre accusata dell’uccisione del figlio

Gentile direttore, è cominciato il valzer delle trasmissioni tv che come avvoltoi si gettano sulla preda della madre che uccide il figlio. Adesso si sprecheranno commenti, ricerca dello scoop, sensazionalismo, tentativi di entrare nella casa o nel luogo del delitto, strappare una dichiarazione dello zio, dell’amica, del biscugino, di chiunque possa mettere ancor più pepe in questa atroce tragedia da trasformare in audience e in un triste voyeurismo.

Eppure, prima di tutto ciò non abbiamo mai visto una trasmissione – a parte su Tv2000 e su qualche altra emittente locale come TvPrato, Tsd o Tvl – che intenda educare all’affettività, al vero significato dell’amore, che racconti il valore della fedeltà, della famiglia, di una serenità ricevuta fin da piccoli, di una società che ha bisogno di punti di riferimento e di profeti e non di false libertà. Niente di tutto ciò, solo programmi che mettono in mostra tutto, banalizzano sentimenti, esaltano gli eccessi e le trasgressioni. Abbiamo fatto una società che genera mostri, li abbandona nella disperazione e nella solitudine, li rende capaci di nefandezze e poi si scatena per processarli. Tutti a disquisire sugli effetti, ma nessuno che si adopera per estirpare le cause. Perché sarebbe scomodo e significherebbe dire che tutti i mitici sbandierati diritti di libertà sono in realtà schiavitù della vita e dell’anima.

Ma questo proprio non si può fare altrimenti si è moralisti, noiosi, retrogradi. Meglio continuare a ballare sulla grande giostra del macabro, come nel migliore Frankestein dove ormai non si ha più il controllo del mostro che si è prodotto, tanto che un film dell’orrore sembra una commedia in confronto a questa realtà di pettegolezzi e maldicenze che non fa niente per far trionfare il Bene e sconfiggere il male. Per fortuna, in questo Avvento che volge al Natale, una certezza brilla all’orizzonte: non praevalebunt. Spes contra spem.

Riccardo e Giuditta
Pontassieve (Firenze)

Carissimi Giuditta e Riccardo, potrei sottoscrivere la vostra riflessione e chiudere qui. Aggiungo solo che quello che voi prevedevate si è pienamente avverato, purtroppo. Da quando avete scritto la lettera a quando viene ora pubblicata sono andate in onda una quantità impressionante di trasmissioni che hanno scavato dappertutto, ma sarebbe più esatto dire che hanno rimestato nel fango.

Tra l’altro quasi nessuno si è preoccupato di ricordare che per il nostro ordinamento giuridico una persona è presunta innocente fino a che non è condannata dopo un regolare processo con i tre gradi di giudizio previsti, soprattutto quando non confessa il delitto. Per cui fa veramente impressione vedere le persone per strada inveire contro un proprio simile. E se anche fosse colpevole come ci dicono, pur invocando che sia fatta giustizia, non possiamo dimenticare che siamo di fronte ad una persona che come tale, pur avendo sbagliato, mantiene una dignità che le va comunque riconosciuta. Interroghiamoci piuttosto sul perché una madre possa arrivare a tanto se davvero ci è arrivata.

Come cristiani poi dovremmo far tesoro delle parole del Papa: «Chi sono io per giudicare?». Se già non avessimo fatto tesoro di quelle di Gesù: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». È vero forse che nessuno di noi ha colpe così gravi, ma teniamo presente che spesso non conta tanto il male che abbiamo fatto, quanto il bene che non abbiamo fatto. È un po’ lo stesso concetto che esprimete voi, Giuditta e Riccardo, quando dite che siamo diventati capaci di abbandonare le persone nella disperazione e nella solitudine, rendendole capaci di nefandezze per poi scatenarci contro per processarle. Sarebbe molto meglio, prima di processare gli altri, interrogarci su noi stessi, sulle nostre omissioni. Infine, vorrei invitare tutti a pensare a quella piccola creatura, al bambino, troppo spesso dimenticato anche in quelle trasmissioni tv rammentate. Pensare a quello che può aver provato in quegli istanti prima di morire. Adesso sappiamo che gode della felicità eterna, ma chissà cosa avrà provato in quei drammatici minuti, soprattutto se davanti ai suoi occhi si fosse presentata per ucciderlo la propria mamma.

Andrea Fagioli

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