Lettere al Direttore
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Continua a far discutere il disegno di legge sulle unioni civili

Abbiamo scelto alcune delle tante lettere (e tutte fortemente critiche) che ci sono giunte in queste settimane a proposito della nuova legge sulle unioni civili.

Continua a far discutere il disegno di legge sulle unioni civili

Esternazioni controproducenti

Gentile direttore, ho trovato inopportuno che il premier Renzi, all’indomani della approvazione del disegno di legge sulle unioni civili, esternasse il suo «straorgoglio» e la sua felicità. In tutta Europa il tema del unioni civili o matrimonio gay con diritto di adozione, ha suscitato ampio dibattito e divisioni e un buon politico avrebbe dovuto usare termini più moderati e concilianti. Ancora peggio l’atteggiamento del ministro Elena Boschi che, senza mezzi termini, ha dichiarato che la sua posizione era anche più coraggiosa di quella che é stata approvata al Senato. Infatti già in precedenza si era dichiarata favorevole al matrimonio omosessuale.

Adesso annuncia che sarà presentata una legge sulle adozioni che riguarda gay, single e eterosessuali. Quindi la stepchild adoption uscita dalla porta rientrerebbe dalla finestra. È noto che Renzi e la Boschi si sono sempre dichiarati cattolici praticanti. Sorge il dubbio che adesso vogliano dimostrare la loro laicità, non rendendosi conto che sul tema delle unioni civili scavalcano anche non pochi laici non credenti che, soprattutto sul tema delle adozioni, sono decisamente contrari. Come lo sono circa la metà degli elettori Pd e anche non pochi omosessuali non militanti. Perché ci sono dei valori che non sono patrimonio esclusivo dei cattolici.

David Salvadori

Un dazio da pagare alla sinistra

Caro direttore, tutto come da copione: come l’articolo 18 non poteva essere abolito se non dalla sinistra, le unioni gay non potevano essere approvate se non da un cattolico (non troppo adulto alla Prodi) boy-scout. Un vero colpo da manuale per il Capo del Governo che ha sempre interpretato la legge sulle unioni omosessuali come un dazio da pagare alla sinistra tanto da scendere in campo solo a cose fatte; ovvero dopo lo stralcio definitivo ed assoluto (nessuna mediazione su questo punto era culturalmente plausibile per l’ex sindaco) della stepchild adoption. Gestione perfetta destinata a rafforzare il Governo, la maggioranza e a seppellire sotto una coltre di fango gli avversari al momento più temibili: il Movimento Cinque Stelle. Massimo risultato con il minimo sforzo.

Ma non è tutto! Renzi ha anche allargato la maggioranza (i verdiniani per la prima volta voteranno la fiducia al Governo entrando di fatto in maggioranza) senza colpo ferire: rendendo superflui i voti di Ala (ovvero senza pagare dazio a Verdini & c.) ed evitando -con tanti saluti per mister Brunetta- ogni dibattito parlamentare sul cambio di maggioranza. Tutto davvero troppo troppo facile: abilità del Premier o imbarazzante pochezza del resto?

Daniele Marchetti

I cattolici devono votare contro

Il 30 gennaio al Circo Massimo, fra i numerosi striscioni campeggiava questa scritta: «Renzi ci ricorderemo». Credo che adesso questa frase vada aggiornata: «Renzi e Alfano ci ricorderemo».

Siccome entrambi si dicono cattolici (il che è tutto da verificare) dovrebbero ricordare cosa dice la Congregazione per la Dottrina della fede nelle Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali: «Se tutti i fedeli sono tenuti ad opporsi al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, i politici cattolici lo sono in particolare, nella linea della responsabilità che è loro propria. In presenza di progetti di legge favorevoli alle unioni omosessuali, sono da tener presenti le seguenti indicazioni etiche. Nel caso in cui si proponga per la prima volta all’Assemblea legislativa un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge. Concedere il suffragio del proprio voto ad un testo legislativo così nocivo per il bene comune della società è un atto gravemente immorale».

Paolo Mucci

Le precedenza andava alle politiche familiari

Egregio direttore, desidero portare un mio contributo al dibattito in atto in questi giorni inerente la famiglia e le cosiddette «unioni civili» (preferirei definirle civiche) comunque variegate. Credo intanto che sul significato del termine «famiglia» necessiti fare opportune precisazioni. Molte persone intendono come «famiglia» lo stare insieme di due persone a prescindere dal loro orientamento sessuale; basta che due persone di sesso diverso o di pari sesso si vogliano bene e questo loro vivere insieme formerebbe «famiglia». Non credo che sia così. La famiglia è unione libera di uomo e donna uniti da vincolo pubblico, sia esso civico o sacramentale concordatario; tutte le altre unioni sono solo convivenze, rispettabili, ma convivenze, con tutto ciò che ne consegue anche in ordine alla Costituzione italiana. Ritengo necessaria tale precisazione allo scopo di evitare confusioni anche nella terminologia, che però rivela una sostanza concettuale. Qualcuno, per distinguere la famiglia vera dalle convivenze, specifica aggiungendo al termine famiglia  la qualifica di «tradizionale»; la famiglia non è connotata da una tradizione come potrebbero essere certe manifestazioni di folklore popolare, ma è l’unica ed esclusiva realtà formata da libera  unione pubblica uomo/donna senza ulteriori specificazioni rispetto ad altri generi di rapporti. Credo che da parte del governo, anziché dare priorità alle unioni cosiddette civili, si sarebbe dovuta dare precedenza assoluta a politiche familiari serie ed incisive: creare posti di lavoro, varare solide e concrete politiche abitative , consentire sgravi fiscali per la crescita dei figli. Si possono detrarre dalla dichiarazione redditi le spese veterinarie per cani e gatti, non si possono detrarre spese per il latte materno, pannolini, spese scolastiche e quant’altro serve ad accompagnare i figli alla maggiore età o comunque all’età lavorativa. In questi giorni è stata pubblicata anche la notizia del declino rapido del tasso di natalità in Italia: Certamente vi influiscono in questa crisi fattori economici, abitativi ed altro; io però noto l’espandersi sia di una carenza di fede che di una forte dose di egoismo pervasivo.

Lettera firmata
Follonica

Il guaio di volere un figlio a tutti i costi

Perché il disegno di legge Cirinnà ha sollevato un tale polverone? Il motivo è da ricercarsi in quello che la legge stessa rappresenta. Dall’articolo 29 della Costituzione italiana si evince che «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia fondata sul matrimonio» ed ecco trovata la scorciatoia al matrimonio e con essa anche all’affiliazione di un soggetto esterno (figlio), da parte di una coppia unisex. Se fosse solo quello non ci sarebbe nulla da eccepire. Il guaio è che, pur di poter vantare una prole, si vuol procedere con l’acquistarlo o generarlo con altri mezzi. E va da se che questo necessita dell’aiuto esterno di donne disperate o perse nell’alcool o nella droga (utero in affitto) e così facendo si calpestano i diritti sia della madre che del figlio . Il cosiddetto istinto materno, cioè l’amore della madre verso un figlio e sicuramente quella del figlio verso la madre vengono lesi e non c’è scusa al mondo per farlo, salvo quella di uno smisurato egoismo che fa credere di aver diritto a comprarsi la vita umana con i soldi o con la violenza. E non va bene perché se era ammesso ai tempi dello schiavismo, non lo é più da tempo.

Franco Masini
Lucca Corte Bertolini

Sono state veramente tante le lettere arrivate nelle ultime settimane circa il dibattito sul disegno di legge sulle unioni civili. Alcune le abbiamo pubblicate. Qualche altra la pubblichiamo questa volta pur sapendo che in parte sono state superate dai fatti (il voto in Parlamento). Abbiamo dovuto anche accorciarle. Qulcuna era molto articolata e argomentata. Speriamo di non aver fatto danni nei tagli. Ci sembrava comunque doveroso dare tutto lo spazio possibile a queste lettere e scusarci con gli autori di quelle che non riusciamo a pubblicare. Le abbiano in ogni caso lette tutte e prese in seria considerazione anche perché testimoniano ancora una volta quanto sarebbe stato necessario a tutti i livelli un dibattito serio e pacato su un tema che riguarda in modo così diretto gli affetti e la natura delle persone, i diritti e i doveri di ciascuno. La politica non lo ha fatto. La grande informazione nemmeno. Noi ci abbiamo provato. E ci proviamo anche questa settimana con le considerazioni pubblicate in prima pagina e con un approfondimento.

Andrea Fagioli

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