Lettere al Direttore
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Così la violenza sul web coinvolge anche la politica

I quasi novanta giorni di stallo nella formazione del nuovo governo sono stati caratterizzati anche da un crescendo di commenti arroganti o offensivi sui social, senza alcun rispetto per le opinioni. «La sostituzione della “vecchia politica” con questa nuova che fa della rabbia e dell’insulto il suo pane quotidiano - scrive un lettore -, è la garanzia per la prosecuzione della crisi in Italia altrui».

Pc e internet

Da qualche mese sto notando che in rete il senso di rispetto per l’opinione altrui sta scomparendo, raggiungendo dei picchi senza precedenti anche sulle questioni politiche. Predomina l’arroganza, prevalgono epiteti offensivi e giudizi precostituiti. Non c’è voglia di costruire, ma solo di distruggere. Tante grida e poco dialogo. Molti (forse troppi) muscoli, da dietro una tastiera. Sembra che l’Italia sia diventata una Repubblica fondata sulla rabbia, l’odio e l’insulto. E la cosa grave che spesso sono gli stessi leader dei partiti che aizzano i loro followers con tweet, slogan e hastag, rendendo il dibattito on line incandescente. I grandi politici del passato, ci hanno insegnato che il rispetto, deve essere la prima virtù politica, preliminare in ogni conflitto. Il problema è che la sostituzione della «vecchia politica» con questa nuova che fa della rabbia e dell’insulto il suo pane quotidiano, è la garanzia per la prosecuzione della crisi in Italia. Ora il risveglio dall’illusione del ricambio politico, rischia di essere ancora più amaro della delusione che ha spinto il popolo alla rottamazione della «vecchia politica».

Andrea Zirilli

Non posso che condividere, caro Andrea, quanto lei afferma a proposito della rabbia e dell’odio che spesso si scatena sui social network. Gli insulti, anche di recente, hanno raggiunto livelli inauditi ed esecrabili. Basti pensare a quelli rivolti al presidente della Repubblica: «Devi morire come tuo fratello», «Hanno ammazzato il Mattarella sbagliato».... Addirittura messaggi di morte erano stati inviati anche all’indirizzo del predecessore, Giorgio Napolitano, nei giorni del suo ricovero in ospedale. Oltre la politica, per rimanere ai casi recenti, ricordiamo gli insulti e le minacce ai professori. Per non parlare di quelli agli immigrati. L’elenco sarebbe purtroppo lungo ed è inutile continuare.

A preoccupare è soprattutto la convinzione di molti che non sia grave l’uso sul web di termini che offendono, aggrediscono, esprimono odio o intolleranza. C’è chi pensa che questo linguaggio faccia parte comunque del modo di comunicare in rete, dando per scontato che attraverso i social ci si possa sfogare lasciandosi guidare dall’istinto.

Per troppi internet è come una terra di nessuno dove impunità e vigliaccheria la fanno da padrone. Anche solo per apparire siamo disposti a tutto. Mentre rispondo alla lettera ho sott’occhio l’immagine di quel giovane che alla stazione di Piacenza si scatta un selfie con dietro una donna appena investita da un treno. In questo caso vorrei fosse una fake news. Mi sa invece che quella foto è vera come è vero, caro Andrea, che spesso a dare il cattivo esempio sono coloro che dovrebbero dare il buon esempio. Di certo non raggiungono i livelli accennati, ma sicuramente contribuiscono ad avvelenare un clima che al contrario avrebbe tutta la necessità di essere rasserenato. Prendiamoci anche noi, nel nostro piccolo, un impegno in questo senso.

Andrea Fagioli

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