Lettere al Direttore
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Famiglia e natalità le discriminanti per valutare i politici

Stimolato da un nostro «primo piano» sulla denatalità in Italia un lettore ci scrive ricordando una sua lettera che avevamo pubblicato nel 2011 e che già evidenziava l'arretratezza del nostro Paese nel campo delle politiche familiari.

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Manifestazione sul tema della denatalità in Italia (Foto Sir)

Leggendo i vari articoli del «Primo piano» di «Toscana Oggi» del 3 dicembre scorso, relativi alla famiglia e alla scarsa nascita di figli in Italia, non ho potuto non ripensare a una mia lettera da voi pubblicata il 20 novembre 2011. In particolare leggendo l’articolo di Mauro Banchini, «A metà del secolo ci saranno più novantenni che bambini», viene quantizzata la differenza numerica che esisterà nel 2050 fra la popolazione italiana e quella francese, che sarà di 15 milioni in più per la Francia, rispetto al 1991, quando sostanzialmente erano in parità. Si è evidenziata la differenza ma non si sono analizzate le cause relative. Io non sono in grado di valutarle da qui al 2050 ma, per constatazione diretta, posso tranquillamente affermare che già negli anni ’70 e ’80 la Francia incoraggiava e foraggiava fortemente la famiglia e la nascita dei figli mentre in Italia praticamente la si penalizzava e in particolare non dando ma togliendo in presenza di figli.

Nella mia citata lettera, ove parlavo del vissuto della mia famiglia, confrontavo l’atteggiamento e le azioni del governo francese e quelle del governo italiano fra due famiglie: una italiana, la mia; una francese, quella di un caro amico, paesano, trasferito e sposatosi a Parigi con una francese. La consistenza numerica e di età delle due famiglie era pressoché identica con marito, moglie e 3 figli. Il reddito però era molto diverso: nella mia lavoravo solo io e quindi la mia famiglia era monoreddito. Il mio stipendio era quello di un normale impiegato tecnico/amministrativo. Nella famiglia francese lavoravano entrambi: il mio amico alla Renault e la moglie in una banca o un ministero. Di conseguenza il loro reddito era, al lordo, circa il doppio del mio. Ma il confronto si doveva fare soprattutto sul netto dove io avevo pochi benefici sulla tassazione e niente assegni familiari a causa del reddito troppo alto! La famiglia francese invece aveva forti benefici sulla tassazione, calcolata con il quoziente famiglia (tassazione molto favorevole specie per famiglie numerose), aveva assegni familiari che erano il triplo di quelli italiani e crescevano, fino a 3 figli, in modo esponenziale, per tornare poi, oltre i 3 figli, ad aumenti più contenuti. Vi erano poi, se ben ricordo, forti facilitazioni lavorative per le madri, prima e dopo il parto, maggiori che in Italia, asilo nido per tutti e altro che adesso non ricordo. Inoltre, in prospettiva, mia moglie avrebbe avuto una pensione minima (aveva lavorato pochi anni) mentre quella francese della moglie sarebbe stata ben più cospicua. E le facilitazioni alla famiglia francese non erano una tantum ma strutturali, durature nel tempo e non legate al reddito della famiglia stessa.

Per la scarsa nascita dei figli c’è anche da considerare che negli anni ’70 e ’80, ma forse anche prima, ci fu la paura (letterale) del boom demografico e le leggi sul divorzio e sull’aborto che sicuramente non furono di incoraggiamento (e lo dico con molto sarcasmo) per mettere al mondo bimbi. Altro pesante deterrente attuale invece è la scarsità e la precarietà del lavoro, purtroppo. Inoltre in quegli anni si formò, specie nei giovani, una certa mentalità (oggi si chiamerebbe pomposamente cultura) negativa che faceva apparire i figli come ingombro e portatori di difficoltà per i genitori che non avrebbero avuto poi vita libera ma condizionata invece da gravosi impegni e sacrifici dovuti al mantenimento e alla educazione dei figli stessi. Del resto anche la scelta delle coppie di convivere senza l’impegno del vincolo matrimoniale risale a quel periodo. In conclusione, rimane in me grande amarezza nel constatare che il sostegno reale e concreto alla famiglia continua a latitare e quel poco che c’è è, al massimo, costituito da provvedimenti che la di là, forse, della buona volontà di chi li prende, continuano ad essere pannicelli caldi e foglie di fico adamitiche strombazzati però come grandi eventi.

Marcello

E' interessante che un lettore mantenga la memoria di quello che ha scritto non poco tempo prima. A mio giudizio significa anche, caro Marcello, il suo attaccamento al giornale. Di questo le sono ovviamente grato. La sua lettera, però, è interessante anche per un altro motivo. Stando alle sue affermazioni, in questi otto anni in Italia non sarebbe cambiato nulla. È difficile darle torto. Qualcosa è stato fatto, ma la famiglia resta penalizzata. Eppure, anche per combattere la preoccupante denatalità, chi ha figli andrebbe sostenuto. I modi per farlo non mancano. Si può agire sulla diminuzione delle tasse o sull’aumento degli assegni familiari, ma anche sull’accessibilità ai servizi. Famiglia e natalità dovrebbero essere una piorità della prossima legislatura. Nel concreto, ovviamente. Di promesse elettorali se ne stanno facendo anche troppe. Da qui al 4 marzo ci auguriamo ci sia il modo di verificare seriamente chi intende impegnarsi per la famiglia. Potrebbe essere la discriminante per stabilire chi merita di essere mandato in Parlamento.

Andrea Fagioli

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