Lettere al Direttore
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Gli inaccettabili compensi di un’azienda pubblica come la Rai

Il contratto appena rinnovato dalla Rai a Fabio Fazio ha fatto molto discutere. Un lettore ritiene che si sia dato un pessimo messaggio ai cittadini.

Percorsi: Tv
Parole chiave: Rai (9)
Fabio Fazio conduttore di Che tempo che fa

Caro direttore, ho seguito il dibattito  in merito ai compensi che saranno riconosciuti a Fabio Fazio per il suo lavoro in una azienda pubblica che eroga un servizio pubblico e penso che la questione abbia una importanza molto superiore al fatto prettamente economico: si tratta del messaggio che si è dato alla cittadinanza. Premetto che tali compensi sono inaccettabili se riconosciuti a chi si propone come alfiere di un certo tipo di superiorità intellettuale, di progressismo, di valori di sinistra, è una questione di mancanza di dignità non solo di chi glieli ha proposti ma anche di colui che li accetta, dando uno schiaffo morale a tutti i cittadini dei quali dovrebbe essere al servizio. Detto questo giustificare l’enormità del compenso sulla base del rientro pubblicitario che garantisce è un messaggio gravemente sbagliato perché si attribuisce unicamente un valore economico a quello che dovrebbe essere un servizio pubblico: vi sono molte trasmissioni in Rai che costano molto ma molto meno ma che offrono le opportunità per una crescita culturale, sociale, politica del nostro paese, e allora?

Ma mettiamo di voler dare un valore esclusivamente economico al contributo che un lavoratore pubblico da’ alla crescita e allo sviluppo del proprio paese, come si giudica questo valore? L’altro giorno ho visto vigili del fuoco buttarsi dentro un capannone incendiato per salvare quanto possibile di una piccola azienda: l’utilità che hanno prodotto è inferiore a quella che produce Fazio? Quanto dovrebbero guadagnare quei vigili del fuoco? Un mio familiare è stato operato al cuore più volte da alcuni cardiochirurghi di un ospedale pubblico: il successo di questi interventi è meno importante dell’audience di «Che tempo che fa» perché non portano pubblicità? Quanto dovrebbe essere lo stipendio di un chirurgo che salva la vita alle persone? E un insegnante alla quale vengono affidati ogni anno 25 ragazzi non solo da istruire ma soprattutto da educare e far crescere svolge veramente una funzione meno importante di un conduttore televisivo? Li paghiamo una miseria perché non attirano investimenti?

Non si tratta di discorsi generici e qualunquistici ma di segnali al Paese, alla Comunità che sta lottando in un durissimo momento di crisi: lo stesso Stato segnala che del lavoro si valuta solo il ritorno economico e non la funzione e il valore che questo riveste: questo non può lasciare indifferenti noi cattolici che forse possiamo agire, ad esempio rinunciando a vedere la trasmissione (io personalmente non l’ho mai guardata) anche per dare a nostra volta un segnale. Lo svilimento del valore sociale del lavoro a semplice fatto economico costituisce un messaggio deteriore dato dai più alti vertici dello Stato che si son ben guardati dall’intervenire sulla questione, forse perchè in molti casi godono anch’essi di retribuzioni esagerate e perché ambiscono di essere ospitati anche loro  a far bella figura in un programma alla moda.

Lorenzo Venturi

Caro Venturi, ammetto di aver pensato di provare a darle torto partendo proprio dal fatto che l’importante non è quanto una persona costa, ma quanto produce o comunque porta all’azienda per la quale lavora. Insomma, se Fazio prende 2,8 milioni l’anno e ne porta il doppio, ci si può stare. Lo stesso dicasi per un calciatore o per un pilota di Formula 1. Ma poi, pensandoci bene, la Rai, nel caso specifico, come sottolinea anche lei caro Venturi, non è un’azienda privata, bensì pubblica, che sosteniamo tutti noi con il canone proprio perché possa svolgere un servizio pubblico. Questa ambiguità andrebbe risolta. Invece, si è fatto e si fa di tutto per mantenerla. Il predecessore di Mario Orfeo alla direzione generale della Rai, Antonio Campo Dall’Orto, è stato costretto alle dimissioni per la bocciatura del piano dell’informazione, ma anche per l’idea di mettere un limite ai compensi, che non era poi una miseria, in quanto corrispondeva a quello che guadagna il presidente della Repubblica, ovvero 240 mila euro l’anno. Pagare dieci o undici volte di più un conduttore televisivo è davvero contrario a qualsiasi principio etico e persino a ogni logica. Giustamente lei, caro Venturi, si domanda cosa al confronto dovrebbe guadagnare un vigile del fuoco o un insegnante. Effettivamente, non si può svilire il valore sociale del lavoro a semplice fatto economico.

Andrea Fagioli

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