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I Mondiali di calcio e le dimissioni di Prandelli

Il fallimento della squadra italiana di calcio ai mondiali brasiliani e i giudizi sull'ex-ct Cesare Prandelli.

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Parole chiave: Cesare Prandelli (1)

Vorrei tornare a parlare dei Mondiali di calcio brasiliani, che come sportivo mi hanno lasciato l’amaro in bocca, non tanto per il fallimento della nostra squadra (è capitato altre volte e capiterà ancora) ma per come è stato trattato Cesare Prandelli, da parte soprattutto dei giornalisti, sportivi e non. I tifosi, mi pare, che non abbiano avuto eccessive critiche da rivolgergli. Prima per tutti, era uno sportivo eccezionale, un tecnico di valore (a Firenze lo sanno bene), poi un incompetente, ed anche un ladro per il contratto con la Figc. Ed oggi, per essere andato ad allenare in Turchia si parla di fuga, e della sua villa sul Bosforo. Eppure Prandelli, ammettendo la sconfitta e l’errore del suo progetto tecnico, ha dato prontamente le dimissioni, cosa assai rara in Italia, e le ha mantenute.

A questi giornalisti, pseudo tecnici, direi anche un po’ invidiosi, ha dato noia che abbia trovato subito una nuova importante squadra ed un buon contratto. Forse lo avrebbero preferito disoccupato, umiliato, ed accantonato per sempre. E poi, il censore italiano che sa sempre tutto (Aldo Grasso) arriva a etichettarlo renziano (è una colpa?), lo si attacca perchè ha mangiato la banana in solidarietà con Dani Alves. E tanto per gradire, con tutti i personaggi politici, le stelle del cinema, dello sport, della tv, che si sono sposati, separati e riaccompagnati più volte, lo si attacca, lui vedovo, perchè gira accompagnato «dalla sua fidanzata». Anche questa è una colpa? Ma questi giornalisti sportivi e non, (specialmente quelli della inutile carovana della Rai, Mazzocchi e compagnia bella), dovrebbero loro vergognarsi, parlano, parlano, senza mai azzeccare un pronostico, ma bravissimi a commentare una vittoria (eleggendo Super Mario Balotelli a stella mondiale, dopo Italia-Inghilterra) o una sconfitta (ha sbagliato la formazione e poi tutti i cambi).

Proprio una di queste sere uno di questi giornalisti Rai, comodamente sbaraccato in una poltrona attaccava: ora Prandelli deve dirci perchè si è perso. Ma non dovrebbero dirlo loro, i giornalisti, perchè abbiamo perso? Altrimenti a cosa servono? Per me (tifoso juventino) Prandelli è un vero signore della panchina che ha sempre fatto il suo lavoro con serietà e dignità (ha ammesso i suoi errori). Basti pensare alla non convocazione di Rossi della Fiorentina. Penso che abbia fatto bene al giocatore, ed alla Società viola, non averlo portato. Cosa avvrebbero detto se il bravo giocatore si fosse digraziatamente infortunato come era possibile?

Nino Alfiero Petreni
Pienza

Carissimo Nino, mi fa un certo effetto discutere con te di calcio. Non credo di svelare un segreto se faccio sapere ai lettori che tra noi, generalmente, è più facile si parli di poesia, a proposito soprattutto di Mario Luzi di cui tu a Pienza sei stato prezioso collaboratore, o di teatro, in particolare quando ci vediamo a Monticchiello. Di calcio, se non sbaglio, non abbiamo mai parlato. Lo facciamo ora grazie a questa tua lettera che, te lo dico subito, non condivido molto. E non solo perché il tifo ci contrappone (io sono viola), ma perché non ho visto nell’ultima vicenda di Prandelli la signorilità di cui dici, anzi: mi è sembrato che il posato e saggio ct sia stato, almeno questa volta, incapace di reggere la pressione e abbia reagito in modo anche un po’ scomposto (ad esempio a proposito proprio di Rossi). Le dimissioni, a mio giudizio, erano dovute a causa del fallimento di un progetto, anche se le colpe non sono certamente solo di Prandelli. Per questo ha fatto bene a dimettersi anche Abete. Però, se Prandelli fosse stato davvero un signore, sarebbe finito tutto lì. Invece ha voluto, come suol dirsi, levarsi dei sassolini dalla scarpa trasformandoli in mezzi macigni. È vero comunque che intorno al pallone ci sono troppi interessi e si finisce per caricare il calcio di un’importanza che non dovrebbe avere. E questo per colpa anche (questa volta ti dò ragione) di tanti commentatori, compresi quelli delle «inutili carovane» a proposito delle quali mi domando che senso abbia avuto mandare schiere di persone in Brasile a vedersi le partite in tv così come avrebbero potuto fare tranquillamente restando a Roma o a Milano?

Andrea Fagioli

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