Lettere al Direttore
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I bambini hanno diritto a un babbo e una mamma

Una lettera sulla necessità di legiferare a favore delle coppie gay, a partire da un'intervista di Toscana Oggi al presidente emerito della corte Costituzionale, Ugo De Siervo..

Percorsi: Famiglia
Parole chiave: Coppie gay (62)

Vorrei fare alcune osservazioni in merito all’intervista a Ugo De Siervo pubblicata nel numero del 12 ottobre. Pur trovandomi d’accordo sul principio che la Costituzione sia «da attuare e magari in piccola parte da modificare bene», ritengo che il resto mostri posizioni piuttosto vaghe, e, purtroppo, contrarie al principio di uguaglianza laddove si sfiora la questione delle coppie omosessuali.

Mi meraviglia che un costituzionalista liquidi il problema come «un micro fenomeno, un fenomeno molto marginale, molto gonfiato da certa stampa», laddove l’aggettivo allude, celandolo, a un giudizio derisorio.

Il merito della questione è, io ritengo, non relativo alla diffusione del fenomeno, ma se il non riconoscimento delle unioni omosessuali leda o meno il principio di uguaglianza. Io trovo che sia più lesivo ancora di quello nei confronti delle unioni eterosessuali di fatto, in quanto queste sono molto spesso frutto di una scelta della coppia, mentre nel caso dei gay si impedisce loro di accedere ad un riconoscimento giuridico, in opposizione al principio costituzionale e, prima ancora cristiano, di uguaglianza. Se fossero più diffuse se ne potrebbe almeno parlare, forse? Purtroppo non se ne parla perché si tende a celarle, proprio a causa dell’aura che il moralismo benpensante italico vi ha creato intorno. Forse che il matrimonio tra omosessuali toglierebbe qualcosa a quello tra eterosessuali e alla famiglia «tradizionale»?

Per quanto riguarda le altre convivenze di fatto, vorrei osservare che lo stato le riconosce quando si tratta di trarne beneficio (ad esempio si cumulano i redditi al fine della collocazione nelle fasce sanitarie), mentre non se ne riconoscono i diritti, tra l’altro, ai fini della reversibilità pensionistica. Capisco che su tutto questo si potrebbe parlare più a lungo e profondamente, e lo farei volentieri, ma lo spazio è tiranno. Forse anche De Siervo ne aveva poco a disposizione. Grazie dell’attenzione e, comunque, complimenti per il giornale che leggo sempre volentieri.

lettera firmata
indirizzo email

Come sempre, quando ci viene chiesto, pubblichiamo la lettera senza firma, che a noi però è nota ed è condizione essenziale per la pubblicazione. Premesso questo, dico subito alla nostra lettrice, perché di lettrice si tratta, che il giudizio di De Siervo non era assolutamente «derisorio», il solo pensarlo fa torto alla serietà, alla professionalità e al valore di una persona come il presidente emerito della Corte costituzionale. In quell’intervista, che aveva uno spazio adeguato per un giornale come il nostro (video-intervista), De Siervo constatava un dato di fatto e cioè che quello delle coppie gay è un microfenomeno rispetto a quello più generale delle unioni di fatto tra uomini e donne, che «sono ormai un fenomeno sociale». Per cui, a mio parere, non solo non si parla delle convivenze omosessuali, ma se ne parla anche troppo proprio in relazione alla portata del fenomeno.

Al di là dell’informazione tradizionale di giornali, radio e tv, dove se ne parla assai spesso, non so se la nostra lettrice segue un po’ il cinema. Se così fosse, le chiedo se ha mai contato quanti film trattano il tema dell’omosessualità in rapporto al numero complessivo delle pellicole che escono in un anno? Mi creda, sarebbe interessante e potrebbe farle cambiare idea sul fatto che di coppie gay si parla poco. Infine, sulla questione se il matrimonio tra omosessuali toglierebbe qualcosa a quello tra eterosessuali e alla famiglia «tradizionale», le dico sì, toglierebbe ben più di «qualcosa» in quanto la indebolirebbe fortemente, anche in rapporto ad una cosa di cui sembra non si tenga più conto: i figli. E quindi della famiglia come luogo della generazione naturale dei figli che, io credo, nonostante tutto quello che si voglia dire e dimostrare, hanno bisogno di un padre e di una madre.

La stessa Costituzione, come diceva De Siervo, riconosce la famiglia «come un’entità stabile, finalizzata fondamentalmente alla vita comune, alla nascita dei figli e all’educazione dei giovani». La famiglia è una sola, ha detto nei giorni scorsi il Papa parlando di «complementarietà tra uomo e donna»: «La famiglia non è un’ideologia, è un fatto antropologico» e «i bambini hanno il diritto di crescere in una famiglia, con un papà e una mamma, capaci di creare un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva». È questa famiglia che non può essere indebolita mettendola sullo stesso piano di altre situazioni.

Andrea Fagioli

I bambini hanno diritto a un babbo e una mamma
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Alessio Tommasi Baldi 03/02/2015 19:15
la Costituzione "RICONOSCE" non "CONCEDE" in questo caso!
Vorrei solo ricordare a tutti che la Costituzione "riconosce" la famiglia... il termine giuridicamente ha una valenza molto chiara che, trattandosi di una costituzione e non di un romanzetto, è l'unica valenza possibile. Quando si vuol dare un diritto a qualcuno, se ne deve essere titolari. Io non posso dare il diritto alla pensione a nessuno perchè non sono io ad erogarle e non sono io titolare del denaro necessario. Quando "riconosco" significa che "prendo atto di ciò che pre-esiste a me stesso". In questo caso lo Stato riconosce un diritto di cui NON è titolare ma che PRE-esiste alla sua costituzione, dunque NON ha titolo a modificarlo, trasferirlo, cancellarlo! Può solamente prenderne atto... e ciò hanno fatto i costituienti, che ben conoscevano la differenza. Infatti la Carta concede vari diritti, ma alcuni li "riconosce" soltanto. Sarebbe bene considerare questi aspetti con scrupolo e serietà, anziche pretendere diritti da chi NON PUO' concederne.
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alberto savio 21/11/2014 14:25
I diritti di pochi quindi non sono diritti?
Anche chi ha le lentiggini appartiene a un microfenomeno, ma non per questo ha meno diritti, può essere discriminato o i suoi diritti sono minori perché appartiene a un microfenomeno. L'equivoco sulle nozze gay nasce da una voluta ignoranza in quanto con la parola matrimonio ( e non è il solo caso di parola polisemantica in italiano) si intendono due cose: una è il sacramento religioso e l'altra è il contratto civile laico. Entrambe hanno pari dignità, ma la seconda è storica quindi mutevole nel corso dei tempi. questa distinzione vi è sempre stata fino al concordato fascista (tant'è che fino allora si procedeva con due cerimonie). L'obiezione sui figli non ha valore. Perché allora non sciogliere d'ufficio le coppie sposate sterili o che non vogliono figli? Inoltre ormai ci sono coppie gay o lesbiche con figli (sia adottati che ottenuti con l'eterologa, quindi biologicamente di uno dei due partner) e sono una realtà in aumento. Cosa facciamo con loro? Li sterminiamo così come la cultura occidentale ha fatto con gli ebrei? E i bambini cresciuti negli orfanotrofi quindi dobbiamo considerali tutti difettosi perché non hanno avuto un padre e una madre? La famiglia è un'entità storica e come tale mutevole antropologicamente. I bambini hanno bisogno di chi vuole loro bene e che siano genitori etero o gay poco importa (tra l'altro i genitori gay o lesbiche li hanno proprio voluti e non sono frutto del caso). L'ambiente sereno lo si crea senza questa campagna di ostilità che pesa sui figli di coppie gay o lesbiche che ostacola la creazione di un ambiente idoneo al loro sviluppo e alla loro maturazione affettiva. Certe parole di Ugo de Siervo e Andrea Fagioli anche se pacate rivelano il malcelato disprezzo per una realtà che non conoscono se non attraverso i loro pregiudizi.

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