Lettere al Direttore
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In comunione con il Papa e i Papi in linea tra loro

Ma è proprio vero, chiede un lettore, che il magistero di Papa Francesco troverebbe resistenze in alcuni settori della Chiesa, sia nel clero che nei fedeli?

Percorsi: Papa Francesco

Gentile direttore, talvolta, e soprattutto sui giornali notoriamente laicisti, si legge che il magistero di Papa Francesco troverebbe resistenze in alcuni settori della Chiesa, sia nel clero che nei fedeli. Forse si dimentica che da sempre nella Chiesa esistono frange minoritarie di tradizionalisti, conservatori e progressisti che seguono strade diverse per arrivare allo stesso traguardo.Però tutti sono consapevoli che se vogliono essere in piena comunione con la Chiesa devono seguire la linea del Papa. Papa Giovanni Paolo II era apertamente criticato dai tradizionalisti di monsignor Lefebvre e allo stesso tempo dai teologi progressisti come Hans Kung. Anche Benedetto XVI ha avuto non poche incomprensioni. Lo stile di Papa Francesco piace al 95%dei cattolici (clero e fedeli). Dal punto di vista dottrinale è in linea con i suoi predecessori ed è prevedibile che abbia la stessa percentuale di critiche e incomprensioni.

Ivan Devilno
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Non c’è dubbio, caro Ivan, che i cattolici debbano essere in comunione con il Papa. Lo ripetiamo (e di fatto lo promettiamo) almeno una volta la settimana quando diciamo di credere «la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica». Una Chiesa di cui il Papa è appunto il successore del primo degli apostoli. Basterebbe questo per chiudere il discorso. Ma visto che ci siamo, parliamo anche della grandezza dei Papi rammentati (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco), così diversi tra loro, ma ugualmente fedeli al Vangelo e quindi in linea dal punto di vista dottrinale. Poi ognuno di loro ci ha messo del suo, con un proprio stile. Sono tante, ad esempio, le novità, i segni e gli insegnamenti di Francesco che un qualsiasi bilancio di questo primo anno o poco più di pontificato rischia (come abbiamo già avuto modo di scrivere) di invecchiare appena proviamo a farlo.

Andando per flash, basti pensare a quel «Buonasera» che abolì subito le distanze. E poi il nome Francesco, per la prima volta nella storia. Le omelie: brevi, schematiche, con tre parole chiave. Appena eletto la preghiera in Santa Maria Maggiore e sulla via del ritorno il conto pagato alla Casa del clero. Lo stabilirsi a Santa Marta, l’incontro con Benedetto, il primo viaggio apostolico a Lampedusa.... Alla Giornata mondiale della gioventù con l’utilitaria, in pullman agli esercizi spirituali, le interviste ai giornali, la riforma dello Ior, la nomina e il richiamo ai cardinali, la festa di compleanno con tre clochard.... Il concetto delle periferie esistenziali, la vicinanza a ogni uomo, in qualsiasi condizione, in qualsiasi angolo della terra. Un concetto che torna anche nel Messaggio (il primo del genere a firma di Papa Francesco) per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che ci apprestiamo a celebrare domenica 1° giugno. Il tema è quello di internet, sui cui i Papi stanno riflettendo da alcuni anni. Ma non si svela nessun segreto nel dire che nella maggior parte dei casi questi testi vengono stesi da collaboratori del Papa esperti in materia. Eppure, in quello di quest’anno, almeno in una parte si riconosce la mano di Bergoglio.

Leggere per credere: «...Non basta passare lungo le “strade” digitali, cioè semplicemente essere connessi: occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero. Non possiamo vivere da soli, rinchiusi in noi stessi. Abbiamo bisogno di amare ed essere amati. Abbiamo bisogno di tenerezza. (...). La rete digitale può essere un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane. (...)... la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali. Lo ripeto spesso: tra una Chiesa accidentata che esce per strada, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima. E le strade sono quelle del mondo dove la gente vive, dove è raggiungibile effettivamente e affettivamente. Tra queste strade ci sono anche quelle digitali, affollate di umanità, spesso ferita: uomini e donne che cercano una salvezza o una speranza. Anche grazie alla rete il messaggio cristiano può viaggiare “fino ai confini della terra”».

Andrea Fagioli

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