Lettere al Direttore
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La difesa di Berlusconi, anche tra i cattolici

Il nostro invito ad esprimere un parere sul perché tanti cristiani difendano Berlusconi, è stato raccolto da diversi lettori. Pubblichiamo una di queste lettere.

Percorsi: Politica
Parole chiave: Silvio Berlusconi (59)

Sollecitato dalla domanda del signor Michelazzo, esprimo il mio parere sul «perché i cristiani difendono Berlusconi». Penso che ciò dipenda, in primis, dalle grandi doti di affabulatore che il Cavaliere possiede, imitate, in misura minore da Renzi,(«rottamatore e asfaltatore»). A ciò si deve aggiungere il fascino delle sue promesse (come quella dell’abolizione dell’Imu). Inoltre, accusando la persecuzione della Magistratura, raccoglie non pochi consensi a causa del basso indice di fiducia goduto, nel Paese, da tanti giudici. Un grande ruolo in suo favore viene, poi, svolto dalle televisioni e dai giornali che possiede. In aggiunta ai grandi mezzi finanziari di cui dispone. Senza sottovalutare la corte che lo circonda, prona e supina all’«imperatore» che comanda senza la minima opposizione. A tutto ciò è da aggiungersi l’incapacità di una opposizione divisa al suo interno e senza programmi convincenti. Incapace, oltre tutto, di comunicare adeguatamente col suo elettorato (come la mancata spiegazione dell’alleanza governativa fra sinistra e destra). Sempre in bilico fra il massimalismo dei Vendola e il moderatismo dei Letta. Dando l’impressione, ai cittadini, di poter vincere solo grazie ai tanti processi intentati dalla Magistratura. Difficile in questa situazione, anche per i cristiani (amanti della verità e difensori dei valori), orientarsi nell’esprimere la loro preferenza politica. Purtroppo, il futuro non ci arride se il «Caimano» sarà destinato a vincere all’infinito «grazie» ai suoi attuali oppositori. Con buona pace degli elettori più maturi (cristiani e non cristiani che siano ) e con sollazzo del mondo intero che non riesce a capire come certi personaggi restino in campo come se l’Italia fosse la Repubblica delle banane.

Disma Bianchini
Livorno

Questa non è la sola lettera arrivata in seguito alla domanda di Francesco Michelazzo su come sia «possibile che tanti cristiani continuino ancora oggi a difendere Berlusconi “a prescindere”»: ne sono arrivate diverse e il dibattito ha in parte coinvolto anche alcuni lettori del nostro sito internet. Ne pubblichiamo una per tutti ringraziando e scusandoci con gli altri che hanno scritto sull’argomento, in particolare con alcuni nostri assidui lettori come Pier Giovanni Billeri, Gino Galastri e Andrea Iardella. Del resto questa lettera, pur con qualche tono forte e alcune semplificazioni, può cogliere alcuni perché del successo di Berlusconi. Nessuno mette in dubbio, infatti, le sue capacità nell’intercettare temi su cui gli italiani si mostrano particolarmente sensibili. Si pensi ad esempio alla giustizia: sono in tanti (non solo nel centro-destra) ad avere dubbi sulla reale imparzialità della magistratura, almeno in alcune circostanze e situazioni (ciò non significa che non si debba riconoscere una condanna definitiva, ci mancherebbe altro). Non si possono nemmeno mettere in dubbio le capacità comunicative di Berlusconi. Il clamoroso recupero del Pdl alle ultime elezioni è merito suo. Passando da una tv all’altra, sfruttando colpi da gran teatro come il pulire la sedia durante l’intervista con Santoro, ha ripreso per i capelli un partito che senza di lui, effettivamente, non sarebbe esistito e non sopravviverebbe. È anche sicuro che alcuni cattolici hanno visto in lui un argine a certe derive del centro-sinistra, che tra l’altro, come si dice anche nella lettera, si è presentato come una controparte non sempre credibile, che ancora adesso sembra incapace di batterlo sul piano della politica e si trova a gioire per una vittoria che se arriva, arriva proprio per l’impossibilità, a causa della condanna e quindi della decadenza da senatore, a ricandidarsi alle elezioni. Renzi la definisce una iattura non poterlo battere con il voto. Eppure, alla luce delle recenti elezioni, ci sarebbe da stare attenti al recupero finale.

Andrea Fagioli

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