Lettere al Direttore
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La tristezza dei funerali laici

Una lettera a proposito del funerale laico per Franca Rame

Parole chiave: Franca Rame (1), funerali (1), cremazione (9)

Si dice che i funerali laici siano delle semplici commemorazioni per ricordare la persona scomparsa. Di fatto però, i cosiddetti funerali laici diventano l’occasione per impartire ai credenti lezioni di moralità laica. Non è mai accaduto che in una celebrazione aconfessionale, i «sacerdoti» laici si esentassero dallo spargere veleno contro gli avversari dell’estinto, nonché dal decantare ai presenti la magnifiche sorti e progressive della visione atea e materialista della vita. Ai funerali della comunista atea Franca Rame (che contraddittoriamente amava il Dio dei testi apocrifi non riconosciuti dalla Chiesa) il cliché è sistematicamente andato in scena. Da buoni nipotini fedeli agli ideali di Marx, Dario e Jacopo Fo hanno offerto ai presenti un comizio politico pregno d’odio e di rancore. E che aspettarsi di diverso? Quando non c’è Dio nel cuore, come illudersi di trovare pace, amore e gioia aggrappandosi alle miserevoli e passeggere cose di quaggiù? I funerali laici e la cremazione, che tristezza!

Gianni Toffali
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Le confesso, caro Toffali, che anch’io ho provato un senso di tristezza nel vedere le immagini del funerale laico di Franca Rame e nel sentire intonare, dopo «Bella ciao», anche «L’Internazionale» con tanto di pugno sinistro chiuso. Mi è apparso come qualcosa di veramente vecchio, stantio. A parte questo, però, la inviterei ad essere meno duro nei giudizi, per più motivi. Il primo perché di fronte alla morte e di fronte al dolore dei familiari bisogna sempre fare un passo indietro e mettersi in un atteggiamento di grande rispetto, di comprensione e (se si è credenti) di preghiera. Pensiamo ad esempio alla profonda ferita subita in vita da Franca Rame con quello stupro vigliacco di cui fu vittima. Mentre non si può non vedere positivamente il lungo e solido legame affettivo con Dario Fo.

Deve ammettere, caro Toffali, che un sodalizio del genere non è poi così frequente di questi tempi e soprattutto nel cosiddetto mondo dello spettacolo. Anche quello è amore. Tutto umano, è vero, ma pur sempre amore. Un altro motivo per essere meno duri nel giudicare gli altri, oltre a ricordarsi che uno solo è il Giudice capace di leggere nel cuore delle persone, lo trovo nelle recenti parole di Papa Francesco. Parole forti con le quali ci ha invitato (vorrei quasi dire intimato) a non essere dei «controllori della fede» ma, al contrario, «diventare facilitatori della fede della gente». Coloro che soffrono sono, a giudizio del Papa, la «gente che Gesù ama», di fatto sono loro il suo popolo. Anche sulla cremazione è bene non generalizzare. Si può darne un giudizio negativo solo se è in spregio del corpo. Diversamente la cremazione non è di per sé contraria alla fede cristiana né contrasta la verità della resurrezione. L’esplicita condanna della Chiesa c’è stata in passato perché la cremazione, alla fine dell’Ottocento, fu una prassi assunta dalla massoneria in funzione anticattolica. Certo qualche rischio c’è ancora oggi, soprattutto nei casi in cui la «religione civile» prende il sopravvento sulla fede o la cremazione, ad esempio con le ceneri conservate in casa o con la loro dispersione, rischia di trasformarsi in una «moda» che finisce per banalizzare il grande mistero della morte.

Andrea Fagioli

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