Lettere al Direttore
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Le pubblicità che umiliano il sentimento religioso

Un lettore ci rimprovera per non aver scritto niente (sul settimanale cartaceo) dell'assurda sentenza della Cedu di Strasburgo che ha accolto il ricorso di un'azienda di abbigliamento che pubblicizzava i suoi prodotti con modelli truccati da Gesù e Maria.

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Le pubblicità «salvate» dalla Cedu

Egregio direttore, mi ha meravigliato il fatto che non avete pubblicato niente sulla decisione della Corte europea di Strasburgo, che ha accolto il ricorso presentato contro la Lituania da un’azienda d’abbigliamento che tempo fa aveva pubblicizzato i suoi prodotti con fotografie di modelli truccati da Gesù e da Maria. Praticamente la Corte di Strasburgo ha detto che non si può vietare l’uso delle immagini di Gesù e della Madonna in pubblicità, perché sarebbe una compressione della libertà di espressione, garantita dalla Convenzione per la tutela dei diritti umani. Personalmente, trovo scandaloso che un’autorità del genere posso dichiarare così la libertà di sbeffeggiare Gesù e la Madonna. Mi domando cosa sarebbe successo se un fatto del genere avesse coinvolto i musulmani anziché i cristiani. Un giornale cattolico questo non lo può tacere.

Carlo Guidacci

E noi, caro Guidacci, non lo taciamo. C’è solo un problema «tecnico» che devo spiegare a lei e agli altri lettori. Come si può vedere nel testo in fondo alla colonna in basso a sinistra della pagina delle lettere (pagina 2), il giornale viene chiuso in tipografia il martedì alle 14. Il che significa che la redazione da mezzogiorno in poi non ci può più mettere mano. È un limite grosso per un giornale che, ben che vada, arriva due o tre giorni dopo. Ma non c’è alternativa a questa chiusura molto anticipata per tentare di fare arrivare il settimanale tra giovedì e venerdì (e non sempre, purtroppo, ci riusciamo). La notizia a cui si fa riferimento è uscita nel primo pomeriggio di martedì 30 gennaio. Quindi non più recuperabile sul settimanale cartaceo, mentre l’abbiamo pubblicata sul nostro sito.

In questo numero ne avremmo comunque parlato, ma approfitto volentieri del fatto che sia stato lei, caro Guidacci, a riassumerla. In quanto a commentarla, mi affido alle parole del gesuita Francesco Occhetta, della «Civilità cattolica», assistente nazionale dell’Unione cattolica della stampa italiana: la pronuncia della Corte europea «ha tradito il principio di laicità che si fonda sul rispetto della libertà religiosa». Se si tutela «il diritto di espressione si dovrebbe tutelare anche il diritto a non vedere umiliato il proprio sentimento religioso. Non si può elevare un principio per distruggerne un altro». Vorrei al proposito ricordare anche l’irrispettosa (ma si potrebbe dire blasfema) pubblicità apparsa sulle nostre tv nei giorni di Natale in cui un’azienda immobiliare metteva alla berlina la Sacra famiglia.

Andrea Fagioli

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