Lettere al Direttore
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Le unioni civili tra voto di fiducia, Costituzione e Vangelo

Due delle lettere che ci sono giunte in queste settimane a proposito del voto di fiducia sulla legge delle unioni civili e sulle affermazioni in proposito del premier Matteo Renzi.

Il premier Matteo Renzi nella trasmissione Porta a Porta

Una doppia bocciatura, di metodo e di merito, della legge sulle unioni civili. Nel merito del provvedimento abbiamo da sempre una posizione assolutamente critica visti anche gli evidenti profili di incostituzionalità della legge; a tutto ciò si aggiunga il fatto di avere posto la questione di fiducia su temi così delicati che hanno a che fare con i valori, con l’unico risultato di impedire di fatto il dibattito anche alla Camera dove i numeri del Governo sono davvero «blindati».

Umberto Viliani
presidente del Movimento cristiano lavoratori della Toscana

 

Caro direttore, premetto che sono un elettore Pd e a suo tempo votai per Renzi, ma sinceramente con le sue esternazioni entusiastiche per l’approvazione delle unioni civili mi ha deluso (idem la Boschi). Su un tema che ha diviso l’opinione pubblica, anche di Paesi non cattolici, poteva usare toni più moderati. Anche la frase «Ho giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo» per sottolinerare la sua laicità l’ho trovata strumentale e fuori luogo dal momento che la famiglia naturale formata da un uomo e una donna è anche un valore laico. Evidentemente Renzi, con queste prese di posizione, cerca di conquistare i voti della sinistra radicale, ma potrebbe perdere quelli dei moderati che gli fecero vincere le primarie.

Alfio Bettin

Era inevitabile che l’approvazione del disegno di legge sulle unioni civili ricorrendo al voto di fiducia ed evitando il dibattito parlamentare avrebbe fatto discutere. Per di più il presidente del Consiglio, di fronte alle telecamere di «Porta a porta», ha liquidato il malumore del mondo cattolico con l’indebita affermazione di aver giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo. La conseguenza è un ulteriore malumore, che non c’entra nulla con l’appartenenza o meno a uno schieramento politico, espresso anche dalle lettere che stanno arrivando in redazione e tra le quali abbiamo scelto queste due: la prima perché porta la firma di un presidente regionale di un movimento come l’Mcl ed è quindi particolarmente rappresentativa; la seconda perché sottoscritta da un lettore che si dichiara, almeno in partenza, «renziano» e quindi non sospettabile di una presa di posizione preconcetta. Riferendosi proprio a Renzi, ci si domanda perché abbia citato il Vangelo? Era necessario? Era utile? Era opportuno? Personalmente penso di no e so di essere in buona compagnia.

È vero che oggi, soprattutto in televisione, si parla per slogan e frasi ad effetto, così come è vero che un politico ha tutto il diritto, direi anche il dovere di rivendicare la laicità propria e dello Stato. Ma sfugge, com’è stato notato, il motivo della contrapposizione tra Vangelo e Costituzione. L’uno non esclude l’altra e il principio del bene comune perseguito dalla nostra Carta è assolutamente evangelico. Oltretutto, visto che siamo nell’Anno Santo, molti principi costituzionali in materia di lavoro, sanità o carceri potrebbero rappresentare una lettura laica delle opere di misericordia. Forse il motivo della contrapposizione sarà quello individuato con sana ironia dal nostro vignettista in questa pagina.

In ogni caso, per fare un nome e un esempio a tutti noto, Giorgio La Pira, quand’era sindaco di Firenze, si racconta non appendesse mai la sua fede all’attaccapanni quando entrava in Palazzo Vecchio. Qualcuno ha anche ricordato che le Costituzioni passano e il Vangelo resta e di questa consapevolezza vivono i credenti, mentre ai non credenti spesso capita di attribuire alle Costituzioni un valore messianico che finisce per entrare in rotta di collisione con il principio di realtà. Detto questo, vorrei anche ribadire che sarebbe stata opportuna una legge meno pasticciata, che distinguesse l’unione civile dal matrimonio e non si aprisse ad ulteriori sviluppi magari nel campo delle adozioni. Il successivo gioco del simil matrimonio riguarda anche alcune amministrazioni locali come quella di Firenze che mette a disposizione la Sala Rossa dei matrimoni per la registrazione delle unioni civili andando in qualche modo persino contro la legge che prevede che l’atto avvenga semplicemente davanti a un funzionario del Comune.

Tutto questo, però, non significa che si debba condividere l’idea di chi vuole vendicarsi con Renzi attraverso il voto contrario al prossimo referendum costituzionale. Le manovre vendicative non devono far parte dell’agire dei cattolici, oltre ad essere, in questo caso, strategicamente perdenti. Inoltre, se contestiamo la politicizzazione del referendum che già viene fatta dal Governo, questo sarebbe un modo per politicizzarlo ancora di più. Infine, a chi non l’avesse ancora letto, raccomando l’editoriale di questa settimana a firma di Giuseppe Anzani, che analizza da par suo, con grande lucidità e chiarezza, le troppe forzature della nuova legge.

Andrea Fagioli

Le unioni civili tra voto di fiducia, Costituzione e Vangelo
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