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«Io canto»: l'ho visto la prima e ultima volta

Del programma, che va in onda la domenica in prima serata su Canale 5 e che è arrivato alla quarta edizione, alla fine si può «salvare solo Gerry Scotti, bravo a tenere il ritmo».

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«Io canto»: l'ho visto la prima e ultima volta

Il primo fra gli spot nella seconda interruzione è bene in linea (almeno io lo trovo così) con il programma condotto da Gerry Scotti, arrivato alla quarta edizione, di cui domenica ho visto la terza puntata e che proseguirà altri due mesi per l’entusiasmo di babbi e mamme, non escludendo le fidanzate dei babbi e i fidanzati delle mamme (in teoria adulti) evidentemente rintronati e per la gioia di piccoli esseri (in teoria bambini) precocemente invecchiati.

Mi riferisco a Io canto, che su «Canale5» fa passare le domeniche sera a qualche milione di italiani curiosi di conoscere chi, fra i bambini o adolescenti fra i 6 e i 16 anni, salirà sugli altri per vincere un anno intero in una (ovviamente «prestigiosa») accademia di New York (accipicchia!) sfondando così nei lustrini dello spettacolo e portando a casa valanghe di soldi.

Lo spot in linea è quello «contro la sperimentazione sugli animali» che – sostengono gli animalisti di Almonature invitando a firmare la loro petizione – sarebbe soltanto «crudeltà».

In effetti può essere crudele utilizzare i topolini per sperimentare farmaci che poi potranno salvare gli uomini, ma non è ritenuto crudele – alla faccia dei roboanti codici su tv e minori – utilizzare i bambini per fare spettacolo, e dunque businnes, con la ipocrita scusetta della «festa in musica».

A differenza delle edizioni precedenti, che non ho mai visto, ora si gioca in squadre. I tre «caposquadra» (Cecchetto Claudio, Maionchi Mara e Cercato Flavia: lo stesso volto incantevole della zia Aba, mitica signorina buonasera in una Rai d’altri tempi) selezionano bimbi e bimbe in modo da arrivare, se ho capito bene, a tre squadre ciascuna composta da quattro esserini che si combatteranno fino alla fine.

Leggo che i «fortunati» sono già tutti vincitori perché selezionati fra 20 mila loro coetanei. A questi, per onestà, bisogna aggiungere almeno 40 mila genitori, almeno 80 mila amanti dei genitori, almeno 320 mila nonni (compresi quelli degli amanti. Perché escludere proprio loro?), almeno un milione fra zie e cugini. Per non parlare di qualche milione fra vicini di casa, amanti degli amanti, clienti del bar sport nel paesino.

Entro nel programma, già iniziato, che sta cantando tale Beatrice. A occhio e croce sui 12 anni, si esibisce (molto bene. Ma non è questo il problema: tutti questi artisti hanno talento) nel misticismo, un po’ fuori luogo nella volgarità dei colori accesissimi in uno studio tv pieno di esseri urlanti, in un «Alluluja» che fa commuovere Maionchi Mara.

Subito dopo arriva Cristian, 10 anni e con un incantevole apparecchio sui dentini. Già abilissimo nelle mosse (ma anche questo non è un problema. Nelle mosse, negli atteggiamenti da artisti ormai navigati questi esseri, in teoria bambini, sono tutti molto abili. L’imbarazzo e l’inciampo, la vergogna e l’impaccio li hanno lasciati da un pezzo. Come le bambole o i trenini), il nostro Cristian imita Jovanotti. Si rivolge a una «lei» che poi, scopriremo, è proprio la sua «fidanzata» (gridolini di compiacimento da Gerry, da Cecchetto Claudio, dal pubblico intero. Ma i più ammirati sono, naturalmente, i genitori). «Tu che sei compagna dei giorni miei, tu che sei il mio grande amore» e così via.

Stop per gli spot. Il primo propone un’alga contro la cellulite. Il secondo, appunto, una firma contro le sperimentazioni sugli animali.

In studio arriva tale Sveva, elegantissima nel suo vestito rosso che le dona almeno 20 anni in più rispetto agli 11 raccontati dal presentatore. Fra riflettori blu, luci gialle e pubblico osannante canta, in inglese, un brano dai «Miserabili» ripetendo «my love» almeno venti volte. Pure il concorrente successivo (Yari, 10 anni dalla provincia di Napoli) lo ripete imitando un rockettaro a me ignoto ma da tutti gli altri idolatrato.

Dalla provincia di Roma, anche Michela fa di tutto per mostrarsi molto più vecchia dei suoi 13 anni. Standing ovation per Georgia (15 anni. Ne dimostra 37) e grandi applausi anche per Miriam, dalla provincia di Cagliari, che di anni ne avrebbe solo 12 ma, dimostrandone 48, imita una Mannoia impegnata giustamente a sognare che non era una bambina.

Del programma salvo solo Scotti, davvero bravo a tenere il ritmo. Per il resto – consapevole di esercitarmi in un perdente ragionamento da rintronati che non capiscono le magnifiche sorti progressive di un mondo basato su riflettori, cerone, competizione e businnes – farò l’unica cosa che mi è ancora consentito di fare: non guardare più Io canto.

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