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Mario, lo strampalato conduttore di tg

Si intitola semplicemente «Mario» lo spazio in cui su Mtv (il giovedì alle 22) servizi improbabili e di una comicità assurda prendono per il bavero un certo giornalismo tv e tutte le manie ad esso collegate.

Percorsi: Tv
Mario di Mtv

«Suggerita la visione con un adulto». Avvertenza giusta per un programma in effetti demenziale e all’apparenza adatto per adolescenti o giù di lì, mentre noi dovremmo risultare alieni. Mi riferisco a uno spazio (il giovedì intorno alle 22 su MTV, emittente indirizzata a un pubblico giovanile, attraverso cui spesso vedo veicolati stili di vita dai quali, moralista come sono, mi par giusto prendere le distanze) intitolato semplicemente Mario. Laddove con quel nome si intende uno strampalato conduttore di tg impegnato a lanciare servizi di una comicità assurda con inviati ancora più improbabili dei servizi stessi.

Confesso: la cosa mi mette allegria. Anche perché contiene una ottima presa per il bavero di un certo giornalismo tv e di tutte le manie ad esso collegato. «Scendono in piazza i piccioni – titola l’ottimo Mario, in modo professionale e con il birignao tipico di molti colleghi televisivi – In migliaia si sono radunati per protestare contro gli aculei sui cornicioni dei palazzi». Il servizio è curato da uno dei vari inviati di questo tg intitolato MTG (dove la prima lettera sta per «micidial»): l’ottimo Emilio Paraidossi.

Scorrono immagini crude: i carabinieri hanno caricato i volatili ed è finita male («dodici piccioni spiaccicati e tre carabinieri scacazzati»). Dallo studio un imperturbabile Mario prende la linea per collegarsi con il «portavoce dell’Orgoglio Piccione» ponendo la domanda che chiunque avrebbe voluto fare: «Cosa risponde alle accuse di maleducata evacuazione?». Inquadrato in un primissimo piano, e consapevole della forza dimostrata con una protesta già destinata a restare negli annali di MTG, il piccione non risponde.

Ritmo veloce in uno spazio dove è bello ritrovarsi adolescenti: sempre Emilio Paraidossi è nella sede della Federazione Italiana Cantanti Afoni (l’acronimo leggetelo da soli) per raccontarci le vicende di un gruppo di cantanti lirici «scartati solo per la loro mancanza di voce». Il leader, tale Salvatore Rauco, ha le fattezze di un Pavarotti ma dalla gola esce solo una brezzolina che lo ostacola nell’ottenimento di contratti. Per fortuna c’è la Federazione di cui sopra. Interviene a tutela del Rauco. «Dico grazie alla Federazione (ma lui, per brevità, inneggia direttamente all’acronimo) perché grazie a lei sto registrando il mio primo servizio».

Un tuffo nel passato lontano: quando noi, pochi studenti maschi nell’Istituto Magistrale di Pistoia, si aspettava che le femmine andassero a ginnastica per scrivere a caratteri cubitali, nei loro diario, le stesse quattro lettere (ma ai tempi nostri non si riferivano ai Cantanti Afoni) precedute da un significativo «evviva».

Il tg prosegue. Mario passa la linea a Oleandro Spatola: l’inviato che sta seguendo il contenuto di una riforma da tempo attesa nel grande paese di Mario, la giustizia. Con rapidità televisiva Spatola sintetizza i capisaldi di un testo legislativo che il ministro Franco Collioni definisce «un grande passo verso la libertà di delinquere». Me ne ricordo due, di capisaldi: la depenalizzazione della prostituzione per politici e vip; la legalizzazione dell’omicidio (ma solo «fino a 3 vittime l’anno»).

C’è poi una rubrica che la dice lunga («Il morto del giorno») condotta da Oscar Carogna. Adesso racconta la triste fine di Alfio Vigliacco che ieri sera («finalmente armato di coraggio») ha reagito alle intimidazioni mafiose del boss Vito Mitraglione. Vigliacco è rimasto ucciso e adesso l’inviato Carogna intervista Pino Cammino («passante di professione») ma soprattutto il babbo del Vigliacco mentre «l’intero paese è sotto sciocco». Dallo studio, Mario lancia l’inevitabile sondaggio: per sconfiggere i mafiosi meglio augurargli «la morte nera» o scaricargli «una carovana di zingari»? L’interattività è garantita: il pubblico può mandare un sms all’845 40 40. Ogni tanto compare anche lo spettatore medio: si tratta di Marino e Piero, più noti come «I fratelli peluria», due subumani impegnati a farsi di pastasciutta su un tavolaccio dove dominano rotoloni di carta igienica. Chiede la linea Mario perché «È tragedia nei cieli del comasco»: un paracadutista («poco esperto») si è lanciato da tremila senza paracadute. I dettagli da Salvo Errori, inviato di punta.

I colori lasciano spazio al bianco e nero con i ricordi dall’archivio storico curato da Nelvio Nipoti. Si torna indietro nel tempo, arrivando al 1958: siamo nella frazione di «Arnese» che risulta gemellata con «Utensile». Il vecchio servizio ci porta nella rimessa di Attilio Speranzoso che ha inventato un aggeggio per misurare il tempo. È una sorta di trombetta dove lo Speranzoso, a intervalli regolari, fischia calcolando poi il tempo trascorso in base al numero dei fischi. «Ma come fate a calcolare la precisione degli intervallo?», domanda Nelvio. «Semplice – è la risposta – tengo sempre sott’occhio il mio orologio da muro. È precisissimo». Surrealismo assoluto: sembra di tornare a Tognazzi e Vianello quando uno scimmiottava l’inviato e l’altro tagliava gli alberi per farne stuzzicadenti: uno solo per albero; però preciso.

Non manca il re di questi giochetti di parole: Nino Frassica. Vestito da pompiere fa, in effetti, il «pompirero» e si aggira nello studio, al ritmo di «poro porò po poro porò» per ritrovare una non meglio definita «Buonanima».

L’ultimo servizio? Una manifestazione di linguisti. Ce l’hanno con una fra le lettere più antipatiche dell’alfabeto: quella di soqquadro. Con tanto di cartelli («Basta con la Q. Più C per tutti») ne chiedono l’abolizione sostenendo, forse non a torto, che la Q «è nata solo come trappola per poter mortificare gli alunni più distratti». Il servizio, stavolta, è di Jo Cagnaccia.

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