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«Report» e il pianto sommesso di quella madre

«Il sangue va solo donato o si può anche vendere?». Lunedì scorso, con Report di Milena Gabanelli, eravamo in molti – specie noi toscani – ad aspettare il «Bianco, Rosso e … Verdini»: una goduria di puntata sui misteri del grande Denis, l’uomo che oltre a duettare benissimo con Fiorello per il centesimo compleanno della sua sfortunata banca di credito cooperativo è capace di fare tante altre cose, compreso un uso assai turpiloquiesco della lingua di Dante, che per scoprirle tutte adesso iniziano pure i processi.

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«Report» e il pianto sommesso di quella madre

Aspettando Denis è però arrivato, in omaggio alla nuova linea editoriale di Report, una anteprima. Stavolta dedicata a un tema «diverso», per qualche aspetto perfino politicamente scorretto in un contesto ultraliberista e relativista dove, a furia di rivendicare «diritti», adesso si è già all’eutanasia e domani chissà quale sarà la nuova frontiera.

A Report Gabanelli ci ha parlato sulla possibilità, anche etica, di usare il proprio corpo o, meglio, parti del proprio corpo, per esercitare il diritto a una compravendita (per me, e spero per molti altri) oscena.

Si può, ad esempio, affittare l’utero di una donna (magari indiana, magari povera) per «fabbricare» un bambino che poi, quella «mamma», mai in effetti vedrà perché le verrà sottratto essendo infatti stato «messo in cantiere» solo per soddisfare la voglia di maternità/paternità di una coppia (magari gay) che un figlio non avrebbe potuto avere? Si può? È lecito? È giusto? Perché in un Paese le leggi lo consentono e altrove lo vietano? Non ci vorrebbe una legge unica per normare una materia, delicatissima, come questa?

Idem per il sangue. A chi ne ha bisogno, il sangue si può solo «donare» o si può anche «vendere»? E in caso si ritenga lecito mettere in vendita il sangue umano – ma anche un rene, un polmone, qualche altro organo del nostro corpo per noi cristiani creato «a immagine di Dio» – chi mai si presterebbe più, in prospettiva, a perdersi in quella antichissima, ed evidentemente superata, cultura che a tanti di noi, credenti o meno, ancora affascina, la cultura del dono?

Ciascuno, con il suo corpo e con il corpo dei più poveri, può davvero fare ciò che vuole? Compreso affittare quello di una donna indiana che piange miseria ma che, una volta partorito, piange anche tenerissime lacrime (di vergogna? di pentimento? di offesa per la sua dignità di essere umano?) come quelle che abbiamo visto, lunedì scorso, sul volto di quella signora quando si è resa conto che la creatura appena uscita dal suo corpo, lei non l’avrebbe più vista avendo già incassato qualche migliaio di dollari?

Grazie all’interattività, è possibile – per l’intera settimana, collegandosi al sito web di Report – dire la nostra. A questa domanda («Il sangue si può solo donare o si può anche vendere?») io, che in genere ai sondaggi non rispondo mai o, se rispondo, mi diverto a prendere per i fondelli, stavolta ho risposto.

E ho risposto bene.                   

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