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Striscia va con... la prova «velini»

Nel preserale di cANALE 5 la nuova edizione della trasmissione di Ricci vede alla conduzione la rodata Hunziker insieme alla imitatrice Virginia Raffaele affiancate, ma solo per poche settimane, da due ragazzi.

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Striscia va con... la prova «velini»

Hanno vinto su altri quattrocento e ora – scrive perfidamente un sito gay – potranno coronare il loro sogno: fidanzarsi con una calciatrice, amministrarsi con sapienza nel nobilissimo mestiere del gigolò.

Elia e Pierpaolo (45 anni in due) sono i «velini» in quella trasmissione che tutte le sere, su Canale 5, è guardata da 6,5 milioni e mezzo di italiani (ai lettori interesserà un tubo: ma io, con privatissimo orgoglio, sono anni che mi sono auto-escluso da quel conteggio).

Pierpaolo ed Elia scimmiottano le mitiche «veline», le ragazzotte impegnate a porgere la notizia finta agitando rotondità autentiche. Per arrivare dove sono arrivati, cioè ai vertici di quell’incredibile circo chiamato crossmedialità, hanno passato selezioni faticose (sic) svolte in tutta Italia durante le quali null’altro era chiesto se non sculettare con abilità. Proprio come per le «cugine», molte delle quali in tutti questi anni di «strisciate» sono diventate popolari, ma di una popolarità che fa presto a passare, e in taluni casi hanno fatto pure un po’ di soldini. Vendendo prodotti di ogni genere che noi, per i singolari meccanismi della pubblicità, acquistiamo anche perché ce lo suggeriscono proprio le veline.

Giurano, Elia di Arzignano (Vicenza) e Pierpaolo di Maratea (Potenza), di non essere stati scelti «solo perché belli». Sostengono al contrario che il loro non è solo «un corpo» ma è anche «preparazione».

Dovendo prestar fede al risultato effettivo, a quello che ho visto guardando sul web qualche puntata registrata, si può solo dire che i due si sopravvalutano: forse non per la bellezza estetica (qui non mi permetto di metter becco), ma di sicuro per la presunzione in materia di bravura o professionalità. Sculettano benino, è vero, ma il risultato è di un imbarazzante che quasi deprime: legnosi, impacciati, insicuri. Il torso è nudo, e pure l’esito. Arrivo a pensare che pure io (torso nudo a parte) con un po’ di prove non farei peggio di loro nei 35 secondi di durata media di uno stacchetto nazional-sculettante.

Entrambi diplomati (ragioniere Elia, maturità scientifica Pierpaolo) ed entrambi studenti universitari (Scienze politiche il ragioniere, Giurisprudenza l’altro), uno da grande vorrebbe fare «forse il giornalista» e l’altro «forse l’avvocato». Auguri.

Per il momento hanno sfilato come modelli, fatto il barista e il cameriere, ballato come figuranti in qualche trasmissioncina tv. Poi devono aver letto da qualche parte che Mediaset faceva selezioni per «velini» di «Striscia» e gli sventurati risposero.

Nessuno dei due, a chiedere perché è andato lì, estrae la faticosa arma dell’onestà (nessuno dei due, cioè, cita spiegazioni come «popolarità», «soldi», «serate», «sesso» eccetera): il futuro ragioniere tira fuori il pippone che lui è lì perché voleva vedere da vicino … il Gabibbo. Pierpaolo sostiene che voleva conoscere la Hunziker, ma ammette anche di non aver avuto il coraggio di dire ai suoi che andava a fare le prove per questo tipo di televisione.

Il loro unico compito – come d’altra parte l’unico motivo per cui tutti noi, per anni, abbiamo accettato, sia pure in modo indiretto, di pagare salatamente le «veline» – è agitare il bacino in modo da attirare la nostra attenzione di cittadini rintronati per prepararci alle battutine delle due conduttrici, ai contenuti pseudo giornalistici delle «inchieste» e soprattutto agli spot.

Con gli anni il termine «velina» ha assunto un preciso significato, è diventato un emblema: negativo per qualcuno, positivo per gli altri (mi permetto di aggiungere: i più). Ma dubito che l’esperimento dei «velini» durerà molto.

Quando Elia sarà diventato direttore al Tg di «ItaliaUno» e Pierpaolo giudice a «Forum», magari ammetteranno pure loro che in quelle puntate di «Striscia» nei lontani anni dieci, loro due, sul tavolo in plastica e con il sottofondo di gridolini falsi, facevano proprio ridere. O forse facevano solo pena.

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