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Teche Teche Te, divertimento a costo zero

L'altra sera era la «e» di «estetica», ma ogni serata estiva che il buon Dio manda sulla terra l’alfabeto di RaiUno cambia. E cambia perché nulla cambi: solo per proporre, a un pubblico over qualcosa, antichi brani tv nella gigantesca operazione nostalgia che da anni imperversa, da anni vince, da anni fa quadrare il conto di interessi contrapposti (quelli dell’azienda: fare audience spendendo poco. Quelli del pubblico: passare mezzora rilassandosi molto).

Percorsi: Tv
La sigla della trasmissione

Personaggi defunti e ancora in voga, sapientemente alternati fra gente di spettacolo e gente di cultura (che poi è la stessa cosa) ma soprattutto bene mixati con un montaggio che è la vera magia del programma, raccontano l’Italia dell’altro ieri e l’Italia di ieri.

Enrico Viarisio («figura elegante e sottile – scrive Wikipedia – riconoscibile per i capelli perennemente impomatati e i baffetti curati, interpreta spesso personaggi di nobile decaduto o di viveur importuno e talvolta rompiscatole, ma sempre fondamentalmente onesto») con Ave Ninchi («era spesso impegnata in ruoli da caratterista, che ella calzava in modo da rubare spesso la scena ai protagonisti, grazie alla sua figura corpulenta e aggraziata, alla sua spumeggiante vis comica e alla sua accattivante bonomia»); Lina Volonghi («grazie alla sua naturale vis comica ha potuto interpretare ruoli brillanti in numerose commedie brillanti e pochade, senza peraltro trascurare opere di maggiore impegno drammaturgico») con Alberto Lupo («fu testimonial della pubblicità di un noto bagnoschiuma con una bellissima ragazza immersa in una vasca trasparente a forma di bicchiere da champagne»).

Ma anche i sempiterni Sandra con Raimondo, Albertone con Mina, Franco con Ciccio, Totò con Peppino. Per finire con personaggi ancora in onda (l’altra sera, sulle follie dei rifacimenti estetici, Luciana Littizzetto , Giorgio Panariello e lei, la regina delle rifatte: Simona Ventura).

A far da collante le incursioni di soggetti altri (l’intellettuale e il politico, l’architetto e l’economista, il giornalista. L’altra sera perfino Gianni Baget Bozzo …) chiamati a fare da contraltari, contrappunti, contrappassi, contraddittori anche a certificare che la grande, appiccicosa, marmellata tv tutto copre e tutto scopre.

In questa estate 2013 abbiamo poi assistito – chi scrive lo ha fatto con enorme godimento individuale – a un’altra saga di occhi rivolti all’indietro magari per allontanarsi da un presente che perfino a Ferragosto ci ha costretti a fare i conti con una politica ormai inseparabile dall’interesse di un solo signore, per di più condannato.

Mi riferisco alla riproposizione – fra le quattordici e le sedici e trenta. L’ora giusta – del «caso Sanremo»: mitico programma di inizio anni Novanta con Renzo Arbore, Lino Banfi, Michele Mirabella e l’appena scomparso Massimo Catalano («fu noto al pubblico – certifica Wikipedia – per le sue partecipazioni a trasmissioni televisive in cui si caratterizzava per dire ovvietà assolute al punto di sentir spesso utilizzare il termine catalanata per indicare un’affermazione lapalissiana»). Leggerezza assoluta, disimpegno totale, divertimento assicurato. E nostalgia piena.

Ma c’è pure, in RaiStoria, un sempre elegante Lelio Luttazzi («riceve la prima formazione musicale da don Crisman, parroco di Prosecco, che – parola di Wikipedia – gli impartisce lezioni di pianoforte per alcuni mesi nella canonica del paese»): già negli anni Settanta del secolo scorso aveva scoperto la nostalgia di mostrare personaggi dello spettacolo di quell’oggi come erano in quello ieri che oggi è diventato ben più che un ieri l’altro. Fa effetto, quarant’anni dopo, vedere il don Backy degli anni Settanta che si imbarazza nel vedere il don Backy degli anni Sessanta («ancora una volta ho rimasto solo»).

Autentiche «chicche», nel preserale nostalgico di RaiUno: Teche Teche Te. Nella puntata sull’estetica ne ho trovate tre. Un Francesco Nuti 1982 con l’intramontabile «le puppe a pera»; un Gino Bramieri 1966 mentre declina «la superiorità del quintale sul chilo»; un Beppe Grillo 1989 che spara su Marisa Laurito una battuta non proprio esaltante («tutte le volte che la guardo, ingrasso»).

Osservando la fine fatta dall’ex comico – così, ormai, lo definiscono i giornalisti – si capisce il senso vero, orgogliosamente conservatore, di queste ripetute operazioni nostalgia. «Se il presente è questo, ridateci er puzzone».

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