Risponde il teologo
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Chi sono i discepoli di Emmaus?

Chi erano davvero i discepoli di Emmaus e cosa vuol dire – chiede una lettrice – che lo riconobbero dallo «spezzare il pane»? Risponde don Stefano Tarocchi, docente di Sacra Scrittura e Preside della Facoltà teologica dell’Italia centrale.

Percorsi: Bibbia
Gesù con i discepoli di Emmaus (Maestà du Duccio)

C'è una cosa che mi incuriosisce nel racconto dell’apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus. Il Vangelo dice genericamente «due di loro», ma non fanno parte dei dodici apostoli. Poi però si dice che riconoscono Gesù al momento dello spezzare il pane. Ma solo gli apostoli avevano visto Gesù compiere questo gesto nell’ultima cena. Perché dunque due semplici discepoli avrebbero dovuto riconoscerlo?

Anna Garuffi

La domanda fa riferimento al celebre episodio narrato dal Vangelo di Luca, dopo il racconto della risurrezione. Dice il testo che «due di loro [Cleopa e un altro, che non ha nome] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto» (Lc 24,13-14). Per la verità anche il Vangelo di Marco fa riferimento ad un episodio analogo, quando scrive che Gesù «apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna» (Mc 16,12). Per la verità questo testo sembra sia stato aggiunto allo scritto originale di Marco, che terminava in maniera assai brusca riguardo alla missione ricevuta dalle donne presenti al sepolcro: «esse uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno, perché erano impaurite» (Mc 16,8). Quello che è certo è che questo episodio è importante nella tradizione: non è stato inventato ad arte dalla tradizione evangelica, anche se in un caso si fa riferimento preciso ad «un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri», e nell’altro – il racconto più breve di Marco – alla più generica «campagna».

Quando si arriva alla sera – omettiamo i riferimenti a tutto il resto del racconto – e il misterioso viandante fa come se avesse intenzione di proseguire, ma «essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?» (Lc 24,29-32).

Come dice sant’Agostino: «Gesù appare: i discepoli lo vedevano con gli occhi, ma senza riconoscerlo. Il Maestro camminava con loro per via, anzi egli stesso era la via, ma loro non camminavano per quella via. Egli stesso dovette constatare che erano andati fuori della via. Nel tempo trascorso con loro prima della passione, infatti, egli aveva predetto ogni cosa: che avrebbe patito, che sarebbe morto, che il terzo giorno sarebbe risorto. Aveva predetto tutto, ma la sua morte fu per loro come una perdita di memoria. Quando lo videro sospeso al patibolo furono così turbati che dimenticarono i suoi insegnamenti, non attesero più la sua resurrezione, non rimasero saldi nelle sue promesse. Dicono: Noi speravamo che egli fosse il redentore d’Israele. O discepoli, l’avevate sperato. Vuol dire che adesso non lo sperate più. Ecco, Cristo vive, ma in voi la speranza è morta. Sì, Cristo è veramente vivo; ma questo Cristo vivo trova morti i cuori dei discepoli. Apparve e non apparve ai loro occhi; era visibile e insieme nascosto. In effetti, se non lo si vedeva, come potevano udire le sue domande e rispondere ad esse? Camminava per via come un compagno di viaggio, anzi era lui che li conduceva. Quindi lo vedevano, ma non erano in grado di riconoscerlo. I loro occhi - abbiamo così inteso - erano impediti dal riconoscerlo. Erano impediti non di vederlo ma di riconoscerlo» (Agostino, Sermone 235).

È proprio il gesto dello spezzare il pane ad identificarlo ai loro occhi, anche se Cleopa e l’altro non appartengono al gruppo dei Dodici, coloro che nella cena avanti la passione hanno visto Gesù compiere il gesto dell’Eucaristia: «prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me”» (Lc 22,19). Infatti, i due rientrati a Gerusalemme, «narravano [agli Undici] ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane» (Lc 24,35).

Infatti, prima ancora della cena avanti la Passione, il gesto di spezzare il pane, appartiene alla tradizione di Gesù, che «prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla» (Lc 9,16). Cosi anche in Marco (6,41: «prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti»; anche 8,6: Gesù «ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla») e in Matteo (Mt 14,19: «dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla»; anche 15,36: Gesù «prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla»).

Il gesto è così importante che si trova descritto nel libro degli Atti, a proposito della comunità dei discepoli del Signore dopo la Pentecoste: «coloro che accolsero la sua parola furono battezzati» ed «erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (Atti 2,42). Lo stesso libro riferendosi alla visita di Paolo nella città di Troade, nel nord dell’Anatolia dell’attuale Turchia, scrive parlando nella prima persona plurale: «il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane» (At 20,7). Ancora Paolo in viaggio verso Roma, sulla nave nella tempesta, prima di sbarcare a Malta, invitando tutti i compagni di viaggio a fare altrettanto per riacquistare le forze dopo quattordici giorni di digiuno, «prese un pane, rese grazie a Dio davanti a tutti, lo spezzò e cominciò a mangiare» (At 27,35).

Qui è giusto ricordare come l’espressione  sopra rammentata (« primo giorno della settimana») stabilisce  anche un riferimento diretto al giorno della risurrezione, come per esempio si trova nel Vangelo di Luca (Lc 24,1: «il primo giorno della settimana, al mattino presto le donne si recarono al sepolcro») e in quello di Giovanni (Gv 20,1: «il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino»; 20,19: « la sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù»). Ma non si può dimenticare il testo paolino della prima lettera ai Corinzi, il più antico nella letteratura neotestamentaria: il Signore Gesù nella notte in cui veniva tradito, prese del pane, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me» (1 Cor 11,23-24).

Quindi il gesto di «spezzare il pane» indica un’azione di Gesù che, dalla cena avanti la passione, si estende ben oltre, sia prima che dopo quella sera, tanto da coinvolgere anche i due discepoli di Emmaus. È ancora sant’Agostino a dire: «quanto al fatto che Cristo fu riconosciuto dai due discepoli nell’atto di spezzare il pane, nessuno deve dubitare che significa il sacramento che ci unisce, perché possiamo riconoscerlo» (Lettera 149, 3, 32).

Stefano Tarocchi

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