Risponde il teologo
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Chi sposa un divorziato può fare la comunione?

Parole chiave: risponde il teologo (228), divorzio (55), sacramenti (45)

Approfitto di questa rubrica per sottoporre un «caso». Un uomo ed una donna si uniscono in matrimonio con rito concordatario. Si tratta di un matrimonio «riparatore», la donna è incinta. La coppia sceglie liberamente e consapevolmente di sposarsi, ma accetta il rito religioso per non dare un dispiacere alle famiglie di origine. Ma durante la celebrazione del rito entrambi sono convinti di ricorrere al divorzio se se ne presentasse la necessità e nessuno dei due crede minimamente alla indissolubilità del matrimonio. Per entrambi il matrimonio è un legame temporaneo. Dopo alcuni anni la coppia divorzia. L'uomo in seguito contrae un nuovo matrimonio; le seconde nozze avvengono con rito soltanto civile, infatti l'uomo non può richiedere la nullità del matrimonio precedente in quanto nè lui nè la prima moglie sono in grado di dimostrare il motivo della nullità; non vi è nessun testimone (il matrimonio è avvenuto molti anni prima in una regione lontana da quella di attuale residenza; i testimoni non sono reperibili in nessun modo, non è stato possibile ricercarli o trovarli). La seconda moglie, credente e praticante, può ricevere l'Eucarestia?

Lettera firmata

Risponde padre Francesco
Romano, docente di Diritto Canonico
Il caso che ci viene presentato dalla nostra lettrice è simile a molti altri che, dal punto di vista della disciplina ecclesiastica, vengono classificati come «situazioni matrimoniali irregolari». La coppia, sposata solo civilmente, non può celebrare il matrimonio anche con rito religioso perché l'uomo ne è impedito dal precedente matrimonio celebrato secondo la forma canonica, di cui non è in grado di dimostrare la nullità. Ci viene chiesto se la seconda moglie, credente e praticante, può ricevere l'Eucaristia.
La Congregazione per la Dottrina della Fede nella Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica circa la ricezione della Comunione eucaristica da parte di fedeli divorziati risposati, pubblicata il 14 settembre 1994 a firma dell'allora Prefetto Card. Ratzinger con l'approvazione del Papa Giovanni Paolo II, riafferma il motivo della non ammissibilità a ricevere la Comunione. La ragione è dovuta al fatto che «fedele alla parola di Gesù Cristo, la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio». Inoltre, prosegue il documento, «se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio». Nessun problema, invece, a ricevere la Comunione per quanti, costretti al divorzio dalle circostanze, perseverano nella fedeltà al matrimonio-sacramento.
Nel caso prospettato dalla lettrice, la donna, pur essendo libera dal vincolo coniugale sacramentale, condivide con il marito la situazione di «irregolare» perché si tratta di una persona battezzata nella Chiesa Cattolica, ma che ha contratto un matrimonio col solo rito civile. La Lettera ai Vescovi del Card. Ratzinger spiega il motivo della preclusione all'Eucaristia, citando l'Esortazione Apostolica Familiaris consortio di Giovanni Paolo II pubblicata il 22 novembre 1981: «sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell'unione di amore tra Cristo e la sua Chiesa, significata e attuata dall'Eucaristia».
Con questa esclusione, la Chiesa non impone una norma di carattere punitivo o discriminatorio, non esprime un giudizio morale sulla soggettiva indegnità di chi si trova in una situazione coniugale «irregolare». Chi è senza peccato da non aver bisogno del perdono di Dio? Il diniego si riferisce piuttosto alla situazione oggettiva che si è instaurata stabilmente con quel tipo di convivenza perché essa contrasta con l'immagine dell'unione sponsale tra Cristo e la sua Chiesa che promana dal matrimonio-sacramento. Lo stato di vita dei battezzati che vivono coniugalmente senza il sacramento del matrimonio, pur non escludendo che la loro unione sia segno d'amore, non consente loro di diventare sacramento dell'amore cristiano perché manca della proprietà essenziale dell'indissolubilità presente nel vincolo indissolubile tra Cristo e la sua Chiesa di cui l'Eucaristia è segno.
Su questa materia la linea del Magistero fino al Sinodo dei Vescovi celebrato nel mese di ottobre del 2005 è costante anche nel manifestare la sollecitudine pastorale verso coloro che si trovano in queste o in simili situazioni. Spesso, soprattutto per la presenza di figli, non è possibile porre termine a questa tipologia di unioni. Nessuno, però, deve ritenersi escluso dalla comunione ecclesiale. Essi restano «membra» perché sono battezzati e hanno conservato la fede. Per questo i documenti del Magistero parlano normalmente di fedeli divorziati e risposati e non semplicemente di divorziati. A questo proposito, nella citata Lettera ai Vescovi il Card. Ratzinger scriveva che la Chiesa «si preoccupa di accompagnarli pastoralmente e di invitarli a partecipare alla vita ecclesiale nella misura in cui ciò è compatibile con le disposizioni del diritto divino, sulle quali la Chiesa non possiede alcun potere di dispensa».
L'impossibilità ad accedere ai sacramenti non toglie valore al resto della vita cristiana. Per questo, Giovanni Paolo II nella Familiaris consortio rasserena la coscienza di quanti si sentissero rifiutati dalla Chiesa, con queste parole: «Esorto caldamente i pastori e l'intera comunità dei fedeli affinché aiutino i divorziati [risposati] procurando con sollecita carità che non si considerino separati dalla Chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita. Siano esortati ad ascoltare la parola di Dio, a frequentare il sacrificio della messa a perseverare nella preghiera, a dare incremento alle opere di carità e alle iniziative della comunità in favore della giustizia, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio. La Chiesa preghi per loro, li incoraggi, si dimostri madre misericordiosa e così li sostenga nella fede e nella speranza».
Indipendentemente dall'impossibilità a ricevere la Comunione, così prosegue la Familiaris consortio: «Con ferma fiducia la Chiesa crede che, anche quanti si sono allontanati dal comandamento del Signore e in tale stato tuttora vivono, potranno ottenere da Dio la grazia della conversione e della salvezza, se avranno perseverato nella preghiera, nella penitenza e nella carità».
Pertanto, l'esclusione dalla ricezione della Comunione eucaristica di quanti si trovano in situazioni coniugali irregolari non deve essere percepita come una rottura della comunione con la Chiesa che, impegnando la sua fede, infonde coraggio prospettando loro anche altri percorsi di salvezza da non trascurare.

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Giovanni 16/09/2012 00:00
Fratelli, a Dio e alla Sua chiesa bisogna obbedire, perché è giusto e misericordioso, e le sue disposizioni non sono attuate per il nostro male, ma per la nostra salvezza. Dio non è ballerino come noi: le sue leggi sono eterne, e non si modificano per compiacere i nostri peccati. Se amiamo Dio, mettiamo in pratica i Suoi comandamenti, e non pretendiamo di modificare ciò che attraverso i ministri della Sua chiesa, di cui tutti noi battezzati siamo membra, hanno stabilito in conformità alla volontà di Dio. Peccare è grave, ma ribellarsi alla Chiesa vuol dire ribellarsi a Cristo, ed è peggio! Impariamo da Maria ad essere docili ed obbedienti, sia che siamo fedeli laici, consacrati, sposati o divorziati. Alla fine della vita saremo giudicati sull' amore, non sui giudizi presuntuosi che avremo dato: quelli ci assicureranno piuttosto il rimprovero di quel Gesù che diciamo di amare!
La dottrina della chiesa viene da Dio, non dagli uomini, ed è opera dello Spirito di Dio, non delle deliberazioni umane. Facciamo molte atti di carità, preghiamo senza sosta, sosteniamoci gli uni gli altri, i forti i deboli, e i deboli nella fede si lascino guidare dall' autorità della Chiesa, non dalle ribellioni che c' ispira il demonio. Satana vuole separarci dall' amore di Dio Padre, e dal suo Figlio: non la Chiesa! Se tu, fratello, hai scelto di unirti a chi è divorziato da Cristo, come pretendi allo stesso tempo che Cristo si unisca a te? Mostra piuttosto con le opere, la preghiera, l' umiltà di un cuore contrito che ti dispiace non poter ricevere il tuo Signore, e Lui ti riconoscerà davanti al Padre, se avrai perseverato fino alla fine. Ma se già ora getti la spugna e senza combattere ti arrendi alle critiche verso la chiesa, e dunque contro Cristo suo capo, come pensi che Cristo ti riconoscerà davanti al Padre?
Umiltà, preghiera, carità in ogni direzione: questa è volontà di Dio; non "Signore, Signore" e poi faccio di testa mia, critico tutto e tutti. Questo è un grande male, che se ci vogliamo salvare dobbiamo perseverare nell' umiltà di confessare.
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Giovanni 16/09/2012 00:00
Fratelli, a Dio e alla Sua chiesa bisogna obbedire, perché è giusto e misericordioso, e le sue disposizioni non sono attuate per il nostro male, ma per la nostra salvezza. Dio non è ballerino come noi: le sue leggi sono eterne, e non si modificano per compiacere i nostri peccati. Se amiamo Dio, mettiamo in pratica i Suoi comandamenti, e non pretendiamo di modificare ciò che attraverso i ministri della Sua chiesa, di cui tutti noi battezzati siamo membra, hanno stabilito in conformità alla volontà di Dio. Peccare è grave, ma ribellarsi alla Chiesa vuol dire ribellarsi a Cristo, ed è peggio! Impariamo da Maria ad essere docili ed obbedienti, sia che siamo fedeli laici, consacrati, sposati o divorziati. Alla fine della vita saremo giudicati sull' amore, non sui giudizi presuntuosi che avremo dato: quelli ci assicureranno piuttosto il rimprovero di quel Gesù che diciamo di amare!
La dottrina della chiesa viene da Dio, non dagli uomini, ed è opera dello Spirito di Dio, non delle deliberazioni umane. Facciamo molte atti di carità, preghiamo senza sosta, sosteniamoci gli uni gli altri, i forti i deboli, e i deboli nella fede si lascino guidare dall' autorità della Chiesa, non dalle ribellioni che c' ispira il demonio. Satana vuole separarci dall' amore di Dio Padre, e dal suo Figlio: non la Chiesa! Se tu, fratello, hai scelto di unirti a chi è divorziato da Cristo, come pretendi allo stesso tempo che Cristo si unisca a te? Mostra piuttosto con le opere, la preghiera, l' umiltà di un cuore contrito che ti dispiace non poter ricevere il tuo Signore, e Lui ti riconoscerà davanti al Padre, se avrai perseverato fino alla fine. Ma se già ora getti la spugna e senza combattere ti arrendi alle critiche verso la chiesa, e dunque contro Cristo suo capo, come pensi che Cristo ti riconoscerà davanti al Padre?
Umiltà, preghiera, carità in ogni direzione: questa è volontà di Dio; non "Signore, Signore" e poi faccio di testa mia, critico tutto e tutti. Questo è un grande male, che se ci vogliamo salvare dobbiamo perseverare nell' umiltà di confessare.
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loredana 30/04/2012 00:00
mettevi d'accordo tra parroci, io sono stata sposata in chiesa per forza dai miei genitori, avevo 17 anni ed ero incinta, atea e mio marito uguale. Non credevamo nel matrimonio in chiesa, comunque dopo 5 anni abbiamo divorziato, ora vivo da 30 anni con quello che è compagno dato che non sono risposata, da molto tempo credo in DIO e quando mi confesso alcuni parroci mi assolvono dopo aver detto loro cosa mi è successo, altri mi danno la benedizione e altri mi negano persino la confessione. Lasciate la gente confusa e giudicate ma guardate cosa fa la chiesa da sempre, per me la maggior parte di voi è solo politicante, vogliamo parlare anche delle crociate fatte in nome di quel Dio che niente aveva da spartire con voi o attualmente che avete alberghi a prezzi altissimi e non avete mai pagato niente. Prima di giudicare gli altri ognuno guardi a casa propria: ma non è Gesù che nel vangelo dice: non giudicate e non sarete giudicati e non siete voi che dite questo è il mio corpo offerto per voi tutti in remissione dei peccati e aggiungo non è sempre Gesù che nel vangelo dice sono venuto per i malati, non per i sani? voi volete solo i sani e i falsi che hanno una facciata, non siete Dio, ma uomini ed agite da uomini anzi da farisei. Che vergogna
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luciana 28/12/2011 00:00
secondo la legge della chiesa se divorzi nn puoi ricevere i sacramenti invece di divorziare conviene uccidere il coniuge, almeno ci sarà possibilità di perdono ti risposi in quanto vedovo e il nuovo coniuge nn avrà problemi...è pazzesco!!!!povero Dio rappresentato da questi furfanti cha da 2000 anni fanno le peggio cose in nome di Dio
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Massimo 17/10/2011 00:00
Sposato con una donna divorziata.All'inizio anch'io ero confuso e dispiaciuto di questa situazione,poi ho capito che anche se non faccio la comunione nulla mi vieta di essere quell'uomo che Gesu' vuole che io sia.Anzi la vivo come una prova,una dimostrazione di amore e ubbidienza che mi fortifica interiormente.
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mariacarmela 02/10/2011 00:00
Sono sposata con un uomo divorziato da tre anni, ho due bellisimi gemelli di 10 anni ma per completare la mia felicita ci vorrebbe la possibilità di prendere l'eucarestia con la mia famiglia. Mio marito ha divorziato dalla sua ex per evitare ke lei l'uccidesse letteralmente e ora la kiesa ha dato il colpo di grazia!
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Laura 29/04/2010 00:00
A me sanguina il cuore non poter accedere alla comunione in quanto sposata con un divorziato ma vivo pienamente la vita della nostra comunita' partecipando attivamente. Mio marito non vuole procedere alla richiesta di annullamento del primo matrimonio per non ferire le figlie, anche se né la ex moglie né le figlie sono praticanti. Anzi, non gliene puo' fregar di meno!
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Aurelio 18/04/2010 00:00
Dopo aver letto quanto esposto da padre Francesco sulla possibilità di accostarsi alla comunione delle persone divorziate o sposate con persone divorziate, volevo chiedere a padre Francesco se ritiene giusto che Berlusconi abbia potuto accostarsi alla comunione venerdì scorso ai funerali di Raimondo Vianello. Gradirei ricevere un suo parere. Grazie.

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