Risponde il teologo
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Come è nata la suddivisione dei Vangeli in capitoli e paragrafi?

Al quesito di questa settimana risponde Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell'Italia Centrale.

I Vangeli che ho a casa sono divisi per capitoli e per paragrafi, ogni paragrafo ha il suo titolo. Nelle versioni della Cei 2008 che ho trovato in rete la divisione per paragrafi è sparita: è una scelta ufficiale? Qual è il motivo? Qual è la storia della suddivisione dei Vangeli in capitoli e paragrafi?

Lettera firmata

La storia della suddivisione dei Vangeli in capitoli e paragrafi, come dell’intera Bibbia del resto, è una storia molto antica e non perfettamente lineare. Occorre dire che i primi manoscritti completi dei Vangeli e del Nuovo Testamento datano a partire dal IV° d.C. I manoscritti, proprio perché scritti a mano su pergamene, avevano un costo e un peso molto elevato. Per risparmiare sul materiale si usava scrivere il più fitto possibile e con pochi spazi. Non c’erano nemmeno, normalmente, spazi fra singole parole, cosa abituale, invece, per noi. Tuttavia fin dall’antichità si è sentita l’esigenza di suddividere il testo in sezioni per poter facilitare il lavoro di lettura e comprensione. Così attraverso degli spazi tra sezioni del testo, oppure delle brevi annotazioni a margine, sono state create delle ripartizioni del testo a seconda, generalmente, del contenuto.

Famosissima è la suddivisione dei Vangeli in varie brevi sezioni del vescovo Eusebio di Cesarea (263-339 d.C.) per facilitare l’individuazione dei passi paralleli nei vangeli e raggruppate in tredici tabelle. Avendo suddiviso i vangeli in diverse brevi sezioni a seconda del loro contenuto e numerandole, ha creato un sistema ingegnoso per leggere i passi paralleli assieme. Un sistema che fu utilizzato e riportato moltissimo nelle varie versioni dei Vangeli, sia in greco che in latino che in altre lingue. Ancora oggi in alcune edizioni critiche del testo greco del Nuovo Testamento figurano le famose tabelle di Eusebio.

Il passo successivo, fu la suddivisione del testo del Nuovo Testamento in capitoli e versetti, così come li conosciamo ora e universalmente utilizzati. L’opera, che ha avuto dei precedenti ma che non ebbero seguito, fu compiuta con successo da un appassionato studioso del testo del Nuovo Testamento e editore di testi antichi di nome Robert Estienne (famoso col nome latinizzato di Stephanus, 1503-1559). La storia racconta che si applicò a tale suddivisione del Nuovo Testamento durante un viaggio in carrozza da Lione a Parigi. Per alcuni questo è anche il motivi di alcune "sviste" dovute non tanto alla sua mancanza di maestria sul testo, quanto agli inevitabili sobbalzi della carrozza durante il viaggio. Pubblicata per la prima volta nel 1553 a Ginevra, la Bibbia con la numerazione dei versetti ebbe grande fortuna, tanto da diventare utilizzata oggi universalmente.

A parte questa convenzione accettata da tutti, la suddivisione che troviamo nelle diverse Bibbie attualmente in paragrafi, con eventualmente dei titoletti, è invece lasciata alla scelta del traduttore o editore di turno. È il motivo per il quale troviamo discordanza in queste ripartizioni.

Per quello che riguarda la Bibbia della CEI del 2008, in quanto traduzione ufficiale della Chiesa italiana cattolica, essa riporta ufficialmente la numerazione dei capitoli e versetti convenzionale, ma per quello che riguarda invece la suddivisione del testo in paragrafi con eventuali titoli di essi, la scelta dipende invece dal singolo editore che riporta il testo ufficiale. Così possiamo trovare lo stesso testo con la distribuzione dei paragrafi fatta in modo diverso. Motivi esegetici, pastorali, letterari guidano tale suddivisione e a seconda della percezione dei motivi sottostanti possono essere condivise oppure no.

L’unica suddivisione in sezioni del testo dei Vangeli che è universalmente riconosciuta nella Chiesa è quella liturgica. In questo caso i vari passi dei vangeli da leggere nelle diverse occasioni feriali o festive dipendono da quello che le norme liturgiche indicano.

Filippo Belli

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