Risponde il teologo
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Come scegliere il prete da cui confessarsi?

Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale alla Facoltà teologica dell'Italia centrale.

Parole chiave: Confessione (46)
Confessione

Secondo voi è meglio confessarsi sempre dallo stesso sacerdote, che così ti conosce e può consigliarti, oppure si può andare liberamente in luoghi tipo un santuario dove il sacerdote non ti conosce ma ha esperienza di confessione e sa come aiutarti a riconoscere gli errori e a cambiare vita?

Lettera firmata

La risposta è semplice e anche breve. La Chiesa ci lascia la massima libertà su dove andare a confessarsi e su quale prete scegliere ogni volta che vogliamo accostarci al sacramento della penitenza. Questo proprio per favorire il più possibile il penitente nella confessione completa e sincera dei peccati gravi, anche di quelli più imbarazzanti, evitandogli qualsiasi situazione di disagio che potrebbe verificarsi nel caso che il prete lo conosca.

Ma, come si profilava nella domanda, possono esserci anche altre ragioni, non legate assolutamente all’imbarazzo, per cui un cristiano può decidere di confessarsi da un prete che non lo conosce, come ad esempio l’opportunità di accostarsi al sacramento della penitenza in un santuario, durante un pellegrinaggio, o di approfittare di una celebrazione penitenziale con la presenza di vari confessori, nei tempi forti o durante una missione. Non si può escludere che qualcuno senta magari il bisogno di rivolgersi occasionalmente per la confessione, in un momento particolarmente delicato della sua vita, ad una giuda spirituale notoriamente esperta per essere aiutato nel suo percorso di conversione.

Questo ovviamente non toglie che normalmente sia una cosa molto opportuna confessarsi con regolarità dal medesimo prete proprio per essere aiutati al meglio, da chi ci conosce e ci capisce, nel cammino spirituale della vita cristiana. Sebbene non si debba necessariamente identificare confessore e guida spirituale a volte può essere comodo trovarli riuniti nella stessa persona.

Naturalmente ognuno può scegliere il confessore abituale che preferisce e che lo mette di più a proprio agio, tenendo conto delle concrete possibilità nell’ambito di un determinato territorio.

In conclusione non vi è contraddizione fra la decisione di confessarsi normalmente dal medesimo prete, scelto come guida spirituale, e la libertà di cambiare occasionalmente confessore in circostanze particolari e favorevoli ad una esperienza di misericordia più forte, come nel caso di un pellegrinaggio, di una missione o, come avverrà prossimamente di un Giubileo.

Gianni Cioli

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