Risponde il teologo
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Cos'è esattamente la santità?

Risponde padre Francesco Romano, docente di Diritto canonico alla Facoltà Teologica dell'Italia centrale.

Percorsi: Santi e beati

Ho un collega evangelico che afferma che la santità è una cosa che si acquisisce in questa vita e che si perde dopo la morte. Giovanni Paolo II diceva che siamo tutti chiamati ad essere santi già in questa vita esattamente come diceva San Paolo nelle sue Epistole, ma la santità è una caratteristica che rimane anche dopo. So anche che al giorno d'oggi non esistono più santi fatti per acclamazione del popolo come nei primi secoli, al giorno d'oggi per diventare santi occorrono due miracoli (uno per la beatificazione ed uno per la santità) riconosciuti come tali dalla Chiesa cattolica, in cui neppure la scienza sappia spiegare il perché della guarigione dell'individuo. La cosa che le chiedo è questa: la santità acquisita vale e resta anche dopo la morte oppure svanisce nel nulla?

Marco Giraldi

La domanda del nostro lettore, se «la santità svanisce nel nulla dopo la morte?», sembra sottendere la vaga idea che la santità sia simile a un titolo onorifico che il fedele riceve a scadenza per il tempo della sua vita terrena. Dobbiamo allora sgombrare il campo da qualsiasi equivoco e chiarire cosa sia la santità, quale la sua origine e come si dispieghi.

Per essere come sempre aderenti all'insegnamento del Magistero autentico della Chiesa, rispondiamo a queste domande attingendo direttamente al Concilio Vaticano II che nella Lumen gentium introduce il Cap. V con il titolo significativo «Universale vocazione alla santità nella Chiesa», con la speranza che questa e le altre citazioni dei testi possano suscitare anche l'interesse per una lettura personale e approfondita.

La santità si radica nella grazia del battesimo che ci innesta nel mistero pasquale di Cristo, ci dona il suo Spirito e la sua vita di Risorto. Per dirla con San Paolo, nel battesimo siamo con-morti, con-sepolti, con-risuscitati, con-vivificati con Cristo (Rm 6, 4 e ss.). Il battesimo ci fa cristiani, ci lega indissolubilmente al destino di Cristo e ci introduce in un percorso di vita che si perfeziona quanto più il nostro modo di pensare e di agire si avvicina al Suo.

Questi doni che ci vengono comunicati nel battesimo producono il loro frutto nel rispetto della libertà che Dio riconosce a ogni uomo chiedendogli di lasciarsi docilmente trasformare dall'azione dello Spirito Santo fino a conformare la sua volontà a quella di Dio. Questo è il nostro percorso di santificazione che coinvolge l'intera esistenza partendo dalla realtà di fatto che si radica nel battesimo. Così si esprime, a questo proposito, il Concilio Vaticano II: «I seguaci di Cristo, chiamati da Dio e giustificati in Cristo Gesù non secondo le loro opere, ma secondo il disegno e la grazia di Lui, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina e, perciò, realmente santi. Essi quindi devono, con l'aiuto di Dio, mantenere e perfezionare, vivendola, la santità che hanno ricevuto» (LG 40).

Con la grazia battesimale il dono primo e più necessario dello Spirito è la carità con cui amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore dei Lui: «l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5, 5).

Pertanto, l'anima della santità è la carità pienamente vissuta e, in questo senso, il Concilio Vaticano II aggiunge: «La carità, infatti, quale vincolo di perfezione e compimento della legge (cf. Col 3, 14; Rm 13, 10), regola tutti i mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce a compimento. Perciò il vero discepolo di Cristo è contrassegnato dalla carità sia verso Dio che verso il prossimo» (LG 42).

Dopo questa breve premessa non può esserci più alcun dubbio per il nostro lettore che la santità non è come un'etichetta incollata sul corpo e destinata a dissolversi con esso. La santità è una dimensione esistenziale ed essenziale della vita cristiana che si esplica nel rapporto di relazione con Dio, anzi essa è la misura della vita cristiana, che esprime l'unione con Dio e si intensifica quanto più aumenta l'intimità di questo legame: «A ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo [...] per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il Corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4, 7.12-13).

La santità inizia con la nostra storia su questa terra, ma è destinata a essere vissuta in pienezza nella vita eterna perché esprime la nostra unione con Dio. San Paolo, parlando di tutti noi, ci svela il grande disegno di Dio: «In Lui - Cristo - (Dio) ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità» (Ef 1, 4); «Quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo» (Rm 8, 29).

Infine, ha ragione il lettore nel ricordare che la Chiesa nel corso dei secoli ha posto sempre nuove regole nell'accertamento dei presunti miracoli e nel riconoscere la santità canonizzata. Noi le riscontriamo soprattutto a partire dal XII sec. nell'indagine che precede la canonizzazione, nell'individuazione dell'autorità competente a dichiarare la santità di un servo di Dio e nella procedura da seguire, più dettagliata.

A partire dal XIII sec. le solennità giuridiche assunsero sempre di più la forma processuale come ci testimonia il Card. Enrico da Susa, detto «l'Ostiense» (+1272), nei suoi commenti alle decretali. Occorre anche ricordare alcuni famosi Pontefici, rinomati giuristi, che dettero un notevole contributo nel delineare le norme processuali, tra cui Urbano VIII che nel 1640 pubblicò diversi decreti raccolti in un volumetto dal titolo «Decreta servanda in canonizatione et beatificatione Sanctorum»; Benedetto XIV che tra il 1739 e il 1742, già prima di ascendere al soglio pontificio (1740), quando era ancora il Card. Prospero Lambertini, iniziò la pubblicazione di una raccolta in sette volumi di tutta la legislazione esistente sulle beatificazioni e canonizzazioni che poi avrebbe preso il titolo «Benedicti XIV Pont. Opt. Max., olim Prosperi Cardinalis Lambertini, opus de Servorum Dei Beatificatione et Beatorum Canonizatione, in septem volumina distributum». Tutta questa legislazione confluì in sintesi nel Codice di Diritto Canonico del 1917.

Un ulteriore passo verso l'attuale legislazione sulle cause dei santi fu segnato dal motu proprio del 19.III.1969 «Sanctitas Clarior» promulgato da Paolo VI, anch'egli giurista. Finalmente arriviamo a Giovanni Paolo II che il 25.I.1983, nella stessa data, promulga il Codice di Diritto Canonico e la costituzione apostolica «Divinus Perfectionis Magister» che contiene la nuova legislazione in materia di cause dei santi e beati, mentre il mese successivo, il 7.II.1983, la Congregazione delle Cause dei Santi emana una normativa procedurale dal titolo «Normae servandae in inquisitionibus ab episcopis faciendis in causis sanctorum». Ultima pubblicazione, però solo come testo accessorio, è l'Istruzione «Sanctorum Mater, Istruzione per lo svolgimento delle Inchieste diocesane o eparchiali nelle Cause dei Santi», emanata dalla stessa Congregazione il 17.V.2007.

In conclusione, la nostra chiamata alla santità è la scelta che Dio fa di noi, nessuno escluso, in Cristo prima della creazione del mondo. La grazia battesimale ci innesta nel mistero pasquale di Cristo. Non è lo sforzo delle nostre azioni, ma la vita del Risorto a trasformarci se la nostra libertà ci predispone a essere docili nel lasciarci modellare sulla vita di Cristo e sui suoi misteri. La santità è la carità pienamente vissuta: «Dio è amore, chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1 Gv 4, 16); «l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5, 5). Pertanto, la santità dimostra «l'infinita potenza dello Spirito Santo, mirabilmente operante nella Chiesa» (LG 44). La santità non è un riconoscimento onorifico da propagandare su questa terra, ma esprime la nostra unione con Dio e la comunione con il Corpo mistico. Poiché «il Popolo di Dio non ha qui città permanente, ma va in cerca della futura» (LG 44), oltre la vita terrena questa comunione, che è la comunione dei Santi, sarà più perfetta e più intensa, perché conosceremo Dio non in modo imperfetto, ma lo vedremo «faccia a faccia, così come Egli è» (1 Cor 14, 12; 1 Gv 3, 2).

Su proposta dei fedeli la Chiesa, dopo lunga, laboriosa e approfondita indagine, pronuncia il suo giudizio proponendo sempre nuovi modelli di santità attraverso la beatificazione e canonizzazione. I santi come tali, che sono un'infinità rispetto a quelli che la Chiesa ha avuto la possibilità di riconoscere, non hanno bisogno di essere insigniti di alcun titolo su questa terra perché già vivono la pienezza di vita nella comunione dei santi come riconoscimento che viene loro da Dio.

Francesco Romano

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