Risponde il teologo
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Cosa dice la Chiesa sul tema del lavoro?

Le forti parole pronunciata da Papa Francesco nell'incontro con il mondo del lavoro, all'interno dello stabilimento Ilva di Genova, hanno suscitato impressione e interesse anche tra i nostri lettori. Da qui una domanda al teologo su quanto queste parole rientrino nel consueto insegnamento della Chiesa. Risponde don Leonardo Salutati, docente di Teologia morale sociale presso la Facoltà teologica dell'Italia centrale.

Una manifestazione contro i licenziamenti

Sono stato molto colpito dalle parole di Papa Francesco a Genova sul lavoro. Posizioni forti e precise. Mi chiedevo quanto ci sia, in quelle parole, di Papa Francesco o se invece siano già presenti nel pensiero della Chiesa, e il Papa non abbia fatto altro che dargli rilievo.

Francesco Altoviti

Quanto ha affermato il Papa a Genova (leggi testo integrale) nella sua profonda riflessione sul lavoro, appartiene da sempre al patrimonio della Dottrina Sociale della Chiesa che con Rerum novarum, tradizionalmente considerato il primo dei documenti sociali del Magistero, inizia proprio a trattare gli aspetti morali legati al mondo del lavoro e primo fra tutti quello del giusto salario.

Per esempio all’epoca di Rerum novarum, così come spesso accade oggi, il giusto salario era generalmente considerato quello determinato dalla legge della domanda e dell’offerta. Rerum novarum invece, afferma esplicitamente che si fa violenza al lavoratore se si approfitta della sua condizione di necessità e che la quantità del salario non dev’essere inferiore al sostentamento dell’operaio e della propria famiglia (RN 34-35), ricordando che già «le umane leggi non permettono di opprimere per utile proprio i bisognosi e gli infelici, e di trafficare sulla miseria del prossimo. Defraudare poi la dovuta mercede è colpa così enorme che grida vendetta al cospetto di Dio» (RN 17).

Il tema del lavoro sarà nel corso del tempo ulteriormente sviluppato e approfondito, andando a precisare le condizioni fondamentali a garanzia del rispetto della dignità del lavoratore che, attraverso Gaudium et spes, troveranno espressione sistematica nella Laborem exercens del 1981 di San Giovanni Paolo II. Il lavoro comunque rimarrà costantemente all’attenzione del Magistero sociale restando, purtroppo, una questione sociale fino ad oggi ancora aperta. Tra i temi affrontati più importanti troviamo quello riguardante la dimensione mutualistica e solidaristica del lavoro (RN; QA; Pio XII; CA), la norma del lavoro umano (GS), nella sua dimensione oggettiva e soggettiva (LE), il problema del lavoro alienato e alienante (CA).

Anche la figura dell’imprenditore, così ben rappresentata da Papa Francesco specialmente nel raffronto del buon imprenditore con lo speculatore, è stata adeguatamente precisata nelle sue caratteristiche morali dalla Dottrina Sociale della Chiesa. A cominciare dai primi documenti dei Pontefici sono denunciate le criticità imprenditoriali che fanno capo ad una visione dell’economia incapace di mettere al suo centro la persona umana e la sua dignità. Il dipanarsi di questi insegnamenti, che spesso traggono spunto da quanto va accadendo in un determinato momento, ci offre un crescendo di annotazioni che trovano un vertice nella Caritas in veritate di Benedetto XVI del 2009.

Papa Benedetto in questa enciclica ci offre una visione dell’imprenditore, dell’economia, del mercato e della finanza nella loro autentica dimensione morale, alla quale, in perfetta continuità, si riferisce Papa Francesco con uno stile, questo sì, del tutto personale e capace di interloquire con tutti lavoratori, indipendentemente dalla loro fede, perché espressione della verità del Vangelo e dell’essere umano, di ogni luogo e di tutti i tempi.

Leonardo Salutati

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