Risponde il teologo
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Cosa scrive per terra Gesù quando invita a perdonare l’adultera?

Un lettore ci chiede cosa scrivesse per terra Gesù nell'episodio raccontato dall'evangelista Giovanni dell'adultera. Risponde padre Filippo Belli, docente di Teologia biblica.

C'è una cosa che mi ha sempre incuriosito: quando Gesù dice alla folla di perdonare l’adultera («Chi è senza peccato scagli la prima pietra») scrive con il dito sulla terra. Cosa scriveva? Qualcuno lo dice?

Giovanni Natali

Il vangelo di Giovanni afferma, raccontando dell’episodio dell’adultera (Gv 8,1-11) che Gesù tracciava segni (8,6) e scriveva per terra (8,8). Il vangelo però non ci riporta né cosa scriveva Gesù né il significato del gesto.

Fin dall’antichità si sono susseguite numerose interpretazioni a riguardo. Una delle più famose e ancora oggi in voga - formulata per primo da Girolamo (IV-V secolo) - è quella secondo la quale Gesù scrive i singoli peccati di coloro che conducono la donna sorpresa in flagrante adulterio. Altri ritengono che, in consonanza con l’uso romano, Gesù scriva il suo verdetto nei riguardi della donna e dei suoi detrattori prima di pronunciarlo. Altri ancora segnalano che il gesto di Gesù col dito richiama la scrittura della Legge da parte di Dio su tavole (Es 31,18; Dt 9,10). Gesù scriverebbe, quindi, la nuova Legge dell’amore misericordioso. Per alcuni infine Gesù fa riferimento a Ger 17,13 in cui il profeta parla del tempio (proprio dove si trova Gesù in quel momento): O speranza d’Israele, Signore, quanti ti abbandonano resteranno confusi; quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere, perché hanno abbandonato il Signore, fonte di acqua viva.

Questi tentativi a cui se ne possono sempre aggiungere altri, hanno tutti un medesimo risultato: ci lasciano con la bocca asciutta rispetto alla nostra sete di sapere. In effetti, nonostante il fascino che alcune ipotesi possono suscitare, nessuna di esse è convincente perché nessuna di esse è pienamente verificabile. Il mistero di quella scrittura rimane e forse deve rimanere tale in quanto almeno cattura l’attenzione.

In effetti il racconto evangelico ci fa vedere il gesto di Gesù che traccia segni e scrive per terra, ma non ci fa vedere ciò che ha scritto. Occorre allora guardare il gesto e comprenderlo nel suo attuarsi più che lasciarsi prendere dall’ansia di sapere che cosa ha scritto o disegnato. La scena così guadagna in spessore e in impressione visiva.

Un gruppo di facinorosi trascina la donna colpevole davanti a Gesù. Ma il motivo è malizioso, è per metterlo alla prova. Gli scribi e farisei in questione ce l’hanno più con Gesù che con la donna. Ha peccato, la Legge dice di lapidarla, tu che dici? È un chiaro tranello. La risposta secca - è da lapidare oppure no - lo metterebbe in fallo. Da una parte andrebbe contro la Legge, dall’altra lascerebbe attuarsi una condanna e un delitto perpetuati come vendetta nei suoi confronti. La donna è utilizzata come pretesto per questo.

Come a non volerli ascoltare, e disdegnando la propria attenzione, Gesù si china per terra a scrivere, lasciandoli nel loro livore. Ma quelli insistono. Il motivo dell’insistenza è proprio il gesto di Gesù che sembra non volerli ascoltare, né degnarli del proprio sguardo e parola. Gesù allora si erge in una risposta che li ammutolisce e che li riporta alla loro ipocrisia e infine alla propria responsabilità davanti a Dio: chi è senza peccato scagli la prima pietra. E di nuovo si china a scrivere. Il gesto di Gesù non impone nulla, non risponde alla cattiveria, se ne distoglie. Non è una battaglia a campo aperto, Egli non discute, non argomenta, non discetta, lascia che tutto si compia, ovvero che ognuno prenda le proprie responsabilità.

Non condanna Gesù: né la donna, né quei figuri. Che ognuno abbia la possibilità di andarsene per non peccare più. Alla donna lo dirà esplicitamente: non ti condanno, vai, e d’ora in poi non peccare più. Ma anche i facinorosi farisei e scribi ricevono la stessa possibilità, attraverso i silenziosi e enigmatici gesti di Gesù: che vadano, anch’essi, per non peccare più.

A volte i gesti - lo sappiamo - hanno più efficacia di molte parole.

padre Filippo Belli, docente di Teologia biblica

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