Risponde il teologo
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Cosa simboleggia la colomba nella Bibbia?

Una domanda su uno dei simboli più diffusi dell'iconografia cristiana. Risponde don Francesco Carensi, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell'Italia centrale.

Una rappresentazione dello Spirito Santo in un monastero serbo-ortodosso

Nel Libro della Genesi si racconta la storia di Noè e del diluvio che ricoprì tutta la terra per ben quaranta giorni e notti. Poco prima che ricomparisse l’asciutto Noè fece volare un corvo che non tornò indietro ma quando fece volare una colomba ella tornò riportando il famoso «ramo di ulivo» ed esso stava a significare che era tornato l’asciutto e così fu. Oltre che nella Genesi anche nel Nuovo Testamento si parla della colomba, che rappresenta lo Spirito Santo che si posa su Gesù quando viene battezzato da Giovanni Battista. Negli Atti degli Apostoli la colomba rappresenterebbe lo Spirito santo anche se quando apparve si presentò come lingue di fuoco che si posarono sopra il capo degli apostoli e del popolo cristiano. La colomba rappresenta la «purezza» in quanto animale bianco, come l’abito indossato dal pontefice o dalla sposa al matrimonio? O ha anche altri significati?

Marco Giraldi

In Palestina la colomba è l’animale più diffuso e nella Bibbia l’uccello più menzionato. Nelle culture extrabibliche era simbolo della divinità, dell’amore. Nella Bibbia, oltre a incarnare la bellezza, la tenerezza, e la fedeltà dell’amore, è simbolo di purezza, di libertà, ricerca di  appassionata Dio, messaggero di pace. (Gn.8,11.).

In ebraico il termine colomba è Yonah (Giona). Il profeta che porta questo nome indica il popolo di Israele che come una colomba ingenua non comprende l’agire di Dio, e pensa di potersi nascondere ai suoi occhi e di percorrere strade diverse, ma allo stesso tempo è colui che desidera essere docile alla Parola del Signore.

Un uso della colomba lo troviamo nel Cantico dei Cantici, per esprimere l’amore umano appassionato e fedele: a più riprese la sposa viene definita «colomba mia» (1,15;2,14).

La colomba ricorda che Dio ha fatto pace con l’umanità peccatrice. Da questa riconciliazione è iniziata una nuova storia, fondata sulla fedeltà di Dio che non si ferma al male compiuto dall’uomo ma continua a manifestare il suo amore e la  sua misericordia. Ecco allora la fine del diluvio rende concreto la benevolenza di Dio verso l’uomo, creato a sua immagine.

Nell’Antico Testamento la colomba che geme è simbolo della persona che vive un momento difficile a causa del dolore e della malattia. Il salmo 55,6-7, dice «timore e spavento mi invadono, e lo sgomento mi opprime. Chi mi darà ali come di colomba per volare e trovare riposo». La colomba in questi versetti esprime il popolo di Israele, che fa udire i suoi gemiti, che sono come di colomba, in attesa di ricevere in dono la salvezza.

La colomba è anche simbolo di gioia. Si legge in Osea 11,11: «Accorreranno come uccelli dall’Egitto, come colombe dall’Assiria, e li farò abitare nelle loro case».

La colomba può anche essere segno di ingenuità e semplicità. Si legge in Osea che la colomba rappresenta la tribù di Efraim, che come «ingenua colomba», priva di intelligenza (7,11_12), confidava prima nell’Egitto poi negli assiri.
La colomba la ritroviamo anche nel Nuovo Testamento. Come animale puro e bianco era destinata al sacrificio, che veniva offerta al tempio dagli israeliti (lc, 2,22-24), era l’ offerta dei poveri( Lv 1,4; 12,6.) nei riti di purificazione. I vangeli testimoniano l’ira di Gesù, che si scaglia contro i venditori di colombe, che facevano commercio di questi uccelli nell’aria del tempio (Gv 12-25).

Nel nuovo testamento ritroviamo la colomba nel battesimo di Gesù sul fiume Giordano, che si posa su Gesù. Indica un nuovo inizio, l’anno della misericordia del Signore inaugura come ai tempi del diluvio una nuova creazione. Come all’inizio della creazione, lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque, permettendo al caos originario di trasformarsi in vita, così in Gesù Dio interviene, dando un nuovo inizio.

Gesù stesso usa l’immagine della colomba, e l’abbina con quella del serpente: «prudenti come serpenti, semplici come le colombe». (Mt 10,16). Sono due virtù apparentemente contrarie, ma ambedue necessarie. L’intelligenza non è solo l’astuzia per ingannare, come fece il serpente di Genesi 3, ma anche la prudenza di scoprire l’inganno, per sottrarsi ad esso. E così la semplicità non è mancanza di accortezza, di chi si espone al pericolo, ma la fiducia del bambino che si affida alla madre.
Il cristiano è quindi sempre combattuto tra il serpente, intelligente e terra terra, e la colomba, che si libra nei cieli. Se è troppo serpente è schiacciato nella polvere, se è troppo colomba evapora. Ci sono questi due poli antinomici, inconciliabili, tra cui il cristiano è in tensione. Ma forse è proprio questo che lo rende attivo e luminoso, come la luce che scaturisce quando sono presenti due poli elettrici opposti. Un solo polo, pur se molto potente, non produce nulla. È la dialettica della sua vita che rende il cristiano ricco e fecondo. Certamente non è una situazione confortevole ed è sempre un po’ come Cristo, combattuto tra queste due realtà, crocifisso tra il verticale della fede e l’orizzontale del buon senso terrestre (da Évangile et liberté).

Dunque per rispondere alla domanda del lettore, la colomba assume vari significati, sicuramente la purezza e la semplicità, sono tra questi, ma anche altri che ho cercato di far emergere attraverso i riferimenti ai testi biblici.

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